La prima mossa di Di Maio guarda al Pd
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREATrattare sulla presidenza della Camera. Il M5S parte dai ruoli di garanzia per tessere una maggioranza. Il leader: "Noi vincitori assoluti, parliamo a tutti"
Luigi Di Maio spera che contro Matteo Renzi possa realizzarsi una "congiura dei 101". Che il Pd si ribelli al suo segretario e che accetti di appoggiare un governo del Movimento 5 stelle: a partire da pochi punti di programma. Ma soprattutto, da un'intesa il cui primo passo potrebbe essere l'offerta della presidenza di una delle due Camere.
Il capo politico M5S lo dice quasi in chiaro, presentandosi poco prima delle 13 nella sala stampa dell'hotel Parco dei Principi, per due giorni il quartier generale della sua vittoria. "Il Movimento triplica i parlamentari. Siamo i vincitori assoluti, una forza che rappresenta tutto lo stivale e questo ci proietta verso il governo del Paese. Ci prendiamo questa responsabilità". Di Maio confida che Mattarella guidi il momento "con autorevolezza e sensibilità". Ma in pratica, rivendica per sé il mandato del capo dello Stato. Perché oggi - esulta - "nasce la terza Repubblica, l…
Il capo politico M5S lo dice quasi in chiaro, presentandosi poco prima delle 13 nella sala stampa dell'hotel Parco dei Principi, per due giorni il quartier generale della sua vittoria. "Il Movimento triplica i parlamentari. Siamo i vincitori assoluti, una forza che rappresenta tutto lo stivale e questo ci proietta verso il governo del Paese. Ci prendiamo questa responsabilità". Di Maio confida che Mattarella guidi il momento "con autorevolezza e sensibilità". Ma in pratica, rivendica per sé il mandato del capo dello Stato. Perché oggi - esulta - "nasce la terza Repubblica, l…
Luigi Di Maio spera che contro Matteo Renzi possa realizzarsi una "congiura dei 101". Che il Pd si ribelli al suo segretario e che accetti di appoggiare un governo del Movimento 5 stelle: a partire da pochi punti di programma. Ma soprattutto, da un'intesa il cui primo passo potrebbe essere l'offerta della presidenza di una delle due Camere.
Il capo politico M5S lo dice quasi in chiaro, presentandosi poco prima delle 13 nella sala stampa dell'hotel Parco dei Principi, per due giorni il quartier generale della sua vittoria. "Il Movimento triplica i parlamentari. Siamo i vincitori assoluti, una forza che rappresenta tutto lo stivale e questo ci proietta verso il governo del Paese. Ci prendiamo questa responsabilità". Di Maio confida che Mattarella guidi il momento "con autorevolezza e sensibilità". Ma in pratica, rivendica per sé il mandato del capo dello Stato. Perché oggi - esulta - "nasce la terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini".
"Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche a partire dalle figure di garanzia che vorremo individuare per le presidenze delle due camere": è questa, l'offerta che il leader M5S fa al centrosinistra, prima ancora di parlare dei temi su cui convergere ("lotta alla povertà, tagli agli sprechi, immigrazione e sicurezza, pmi"). La formula "figure di garanzia" nasconde il tentativo di un patto: rinunciare alla guida di Montecitorio o di Palazzo Madama, eleggere una persona di area Pd e in cambio ottenere il sostegno a un governo. Il capo politico sa bene che non è abbastanza. L'offerta è un punto di partenza.
Un modo per aprire una trattativa: che potrebbe riguardare posti di governo (ancora ieri, Di Battista non nascondeva di stimare il ministro degli Interni pd Marco Minniti. E di figure di area cui aprire le porte dell'esecutivo, ce ne sarebbero altre). O presupporre una sorta di "governo di minoranza" da far partire su punti di programma. "Se al centrodestra mancassero dieci seggi, potremmo anche considerarla una strada impossibile - dice il leader ai suoi - ma gliene mancano più di 60 solo alla Camera, dove li prende?". Al Movimento ne mancano 100, il morale però è altissimo. Di Maio guarda la conferenza stampa di Renzi ed esulta: "Viene giù tutto. Sono esplosi". I collaboratori scorrono le dichiarazioni. In mattinata, quella dell'assessore di Milano Pierfrancesco Majorino, che invitava i parlamentari pd a un confronto sui temi con il M5S, era apparso un primo segnale. La via, però, è molto stretta. Per questo, la possibilità di un invito analogo nell'altro campo non viene esclusa ufficialmente.
Sulla strategia, vigila una rinnovata presenza del garante. Beppe Grillo ha passato la notte di domenica in macchina per essere a Roma nel giorno della vittoria. Nessuna dichiarazione trionfante, solo abbracci privati da postare su Instagram o da far campeggiare sul blog delle stelle (con il fondatore visto solo di spalle, quasi un segno dei tempi). "Mi dispiace un po' che Renzi vada via - dice dopo una cena ai Parioli - se restava lo mandavamo al 10 per cento". Sul suo blog però, nel sobrio post che celebra la vittoria, sembra dare un nuovo altolà alle trattative: "I nomi dei nostri ministri non sono uno spot. È il rispetto di una promessa".
Il capo politico M5S lo dice quasi in chiaro, presentandosi poco prima delle 13 nella sala stampa dell'hotel Parco dei Principi, per due giorni il quartier generale della sua vittoria. "Il Movimento triplica i parlamentari. Siamo i vincitori assoluti, una forza che rappresenta tutto lo stivale e questo ci proietta verso il governo del Paese. Ci prendiamo questa responsabilità". Di Maio confida che Mattarella guidi il momento "con autorevolezza e sensibilità". Ma in pratica, rivendica per sé il mandato del capo dello Stato. Perché oggi - esulta - "nasce la terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini".
"Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche a partire dalle figure di garanzia che vorremo individuare per le presidenze delle due camere": è questa, l'offerta che il leader M5S fa al centrosinistra, prima ancora di parlare dei temi su cui convergere ("lotta alla povertà, tagli agli sprechi, immigrazione e sicurezza, pmi"). La formula "figure di garanzia" nasconde il tentativo di un patto: rinunciare alla guida di Montecitorio o di Palazzo Madama, eleggere una persona di area Pd e in cambio ottenere il sostegno a un governo. Il capo politico sa bene che non è abbastanza. L'offerta è un punto di partenza.
Un modo per aprire una trattativa: che potrebbe riguardare posti di governo (ancora ieri, Di Battista non nascondeva di stimare il ministro degli Interni pd Marco Minniti. E di figure di area cui aprire le porte dell'esecutivo, ce ne sarebbero altre). O presupporre una sorta di "governo di minoranza" da far partire su punti di programma. "Se al centrodestra mancassero dieci seggi, potremmo anche considerarla una strada impossibile - dice il leader ai suoi - ma gliene mancano più di 60 solo alla Camera, dove li prende?". Al Movimento ne mancano 100, il morale però è altissimo. Di Maio guarda la conferenza stampa di Renzi ed esulta: "Viene giù tutto. Sono esplosi". I collaboratori scorrono le dichiarazioni. In mattinata, quella dell'assessore di Milano Pierfrancesco Majorino, che invitava i parlamentari pd a un confronto sui temi con il M5S, era apparso un primo segnale. La via, però, è molto stretta. Per questo, la possibilità di un invito analogo nell'altro campo non viene esclusa ufficialmente.
Sulla strategia, vigila una rinnovata presenza del garante. Beppe Grillo ha passato la notte di domenica in macchina per essere a Roma nel giorno della vittoria. Nessuna dichiarazione trionfante, solo abbracci privati da postare su Instagram o da far campeggiare sul blog delle stelle (con il fondatore visto solo di spalle, quasi un segno dei tempi). "Mi dispiace un po' che Renzi vada via - dice dopo una cena ai Parioli - se restava lo mandavamo al 10 per cento". Sul suo blog però, nel sobrio post che celebra la vittoria, sembra dare un nuovo altolà alle trattative: "I nomi dei nostri ministri non sono uno spot. È il rispetto di una promessa".