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(ansa)

Elezioni 2018: strage di ministri nei collegi uninominali, nel Pd è resa dei conti

Minniti sconfitto a Pesaro, delusione per Franceschini a Ferrara. Perdono De Vincenti e Pinotti. Per un soffio non passa Valeria Fedeli. Padoan ce la fa a Siena. Ipotesi Gentiloni o Zingaretti traghettatori per il dopo voto
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Strage dei ministri nei collegi uninominali. I dati dello scrutinio, quelli iniziali, fanno segnare la sconfitta di Marco Minniti a Pesaro superato sia dalla candidata leghista sia dal grillino espulso Cecconi, di Dario Franceschini a Ferrara e del ministro della Coesione Claudio De Vincenti surclassato di 20 punti a Sassuolo. Solo terza, nonostante fosse schierata nel proprio territorio di appartenenza a Genova, la ministra della Difesa uscente Roberta Pinotti (27,16)%. Inizialmente dato in svantaggio contro l’economista della Lega Claudio Borghi vince invece Piercarlo Padoan a Siena con il 36,17% dei voti. Mentre per un soffio non ce la fa Valeria Fedeli (Istruzione): nel collegio di Pisa si ferma al 32 per cento contro il 32,8 ottenuto dalla candidata del centrodestra Rosellina Sbrana.

Sono dirigenti che hanno il paracadute ma che sulla carta stavano correndo in collegi abbastanza sicuri, non blindati, ma con una forza per il centrosinistra. Il ciclone che si è abbatt…
Strage dei ministri nei collegi uninominali. I dati dello scrutinio, quelli iniziali, fanno segnare la sconfitta di Marco Minniti a Pesaro superato sia dalla candidata leghista sia dal grillino espulso Cecconi, di Dario Franceschini a Ferrara e del ministro della Coesione Claudio De Vincenti surclassato di 20 punti a Sassuolo. Solo terza, nonostante fosse schierata nel proprio territorio di appartenenza a Genova, la ministra della Difesa uscente Roberta Pinotti (27,16)%. Inizialmente dato in svantaggio contro l’economista della Lega Claudio Borghi vince invece Piercarlo Padoan a Siena con il 36,17% dei voti. Mentre per un soffio non ce la fa Valeria Fedeli (Istruzione): nel collegio di Pisa si ferma al 32 per cento contro il 32,8 ottenuto dalla candidata del centrodestra Rosellina Sbrana.

Sono dirigenti che hanno il paracadute ma che sulla carta stavano correndo in collegi abbastanza sicuri, non blindati, ma con una forza per il centrosinistra. Il ciclone che si è abbattuto sul Pd ha colpito anche loro. Ci sono, nella notte, i margini per ribaltare la situazione, ma la tendenza non promette nulla di buono. In questo senso quella che si profila nel Partito democratico è il crollo di una leadership ma anche di una classe dirigente e di governo. Il segno comunque lampante di un disastro storico.  
 
La tempesta perfetta. Nelle chat degli amici di Paolo Gentiloni, con le proiezioni, viene evocato il risultato drammatico del 1994: Pds al 20,36%, 7.881.000 voti. Può andare peggio, potrebbe piovere. Significa: Renzi batte Occhetto, simbolo dello sconfittismo, nel record della resa. Alle 23 Gianni Cuperlo, fuori dalle liste, si avvia mestamente alla sede del Nazareno: "Mi hanno insegnato nel Pci che quando c'è il pericolo di una brutta botta, bisogna stare al partito". L'ex presidente del Pd, sulla base dei numeri provvisori, fotografa la crisi definitiva della sinistra italiana e dice: "Sarebbe un atto di ipocrisia prendersela soltanto con Renzi".
Ed è proprio così. Non si sa da dove ricominciare e da chi. Non dal segretario attuale, naturalmente, che oggi è nel mirino degli elettori e dei dirigenti. Non dal Nord dove il Pd sembra sparito. Non dal Sud, divorato dai grillini. Nemmeno dalle regioni rosse, le roccaforti dello zoccolo duro, perché arranca anche in Emilia (il 25 per cento dei primi scrutini è un dato pessimo) e non sfonda in Toscana. I seggi più che dimezzati, la distanza abissale dai 5 stelle (più di 10 punti), il sogno del primo partito trasformato nella medaglia di bronzo. "Ripartire dall'antagonismo sociale, dalla sinistra vera", si lancia in avanti Andrea Orlando. Cambiare tutto, ribaltare il Pd. Sempre che ci sia ancora il Pd, nel futuro. Roberto Morassut prevede la fine di un mondo: "Con questo risultato il Pd ha perso ogni capacità maggioritaria, ha seppellito la sua natura". Game over, come piace dire a Renzi. Tutti a casa, dunque. Compresi i padri nobili. Qualcuno è cattivissimo anche con loro. Romano Prodi? "Ha messo il cappello su una listina che prende lo 0 virgola. Come Adinolfi". Walter Veltroni? "Ha sbagliato partecipando alle veglie del Pd: l'anniversario dei 10 anni, l'Eliseo per Gentiloni...".

Ecco, Gentiloni. Pensa anche lui che a Renzi segretario manchi ormai il terreno. Chiederanno al premier di traghettare il Pd fino alla scelta di un nuovo leader, credono a Palazzo Chigi. Segretario di transizione. Ma c'è da guidare il governo. Allora non potrà essere lui a salvare il Pd. Dario Franceschini è prudente. Gli occhi dei renziani sono puntati su di lui. Come si muoverà, quando sferrerà l'attacco? C'è un problema di fondo, però. Il suo collegio uninominale di Ferrara: gli sconfitti hanno poco margine di manovra.

C'è invece un nome del dopo voto che risuona stanza per stanza, messaggino per messaggino. La "corrente del 5 marzo", che conta Veltroni, Enrico Letta, Napolitano, Calenda, tutti i sostenitori di Gentiloni, ammaccati al pari degli altri, punta la posta sul successo di Nicola Zingaretti nel Lazio. Il governatore che sa tenere unita la sinistra, che è capace di portarla al successo durante la buriana, può diventare il segretario pro tempore in attesa di rimettere insieme i cocci. Potrebbe essere lui a gestire la fase delle trattative per un nuovo governo o l'opposizione. "Per Renzi non ci sono più chance. Se rimane al suo posto, quando parlerà non emetterà più i suoni", dicono al Nazareno.

Eppoi, già si immaginano trasmigrazioni bibliche di renziani verso altre sponde interne ed esterne. "La vera alternativa alla destra sono i 5stelle, questo dice il risultato del Sud", osserva Cuperlo. Significa ricominciare da zero, come i socialisti francesi di Benoit Hamon, spazzati via dal nuovo corso. L'ex presidente Pd ripercorre la campagna elettorale: "La citazione di Montanelli, turatevi il naso, pronunciato dal segretario. L'incentivo a delinquere rappresentato dalla promessa di rimanere inchiodato alla poltrona. Errori folli".

L'azzeramento passerà anche dalla scelta di una linea politica di sopravvivenza. La radicalità dell'antagonismo sociale difesa da Orlando o una prospettiva centrista, come l'aveva pensata Renzi? Nella notte si pensa ai numeri e ai seggi, ai decimali. Poi occorrerà sognare il futuro.