Elezioni 2018: Bonino ferma a un passo dal 3%
Silvio Buzzanca , di SILVIO BUZZANCAI radicali inseguono il traguardo dello sbarramento. Ma se non lo superano i voti andranno al Pd
Emma Bonino e il suo manipolo di radicali europeisti alleati con Bruno Tabacci sperano ancora nella possibile impresa. Alcune delle ultime proiezioni danno infatti i radicali intorno al 2,2 per cento. Mentre altre li collocano al 2,7 per cento. Quindi non proprio vicini alla soglia di sbarramento del 3 per cento: una soglia che significherebbe più o meno un milione di voti che porterebbero +Europa verso il Parlamento con 12 deputati e 6 senatori. Solo calcoli e previsioni per il momento. Ma nella sala affittata all'Hotel Radisson, vicino alla stazione Termini, una costruzione ipermoderna immersa fra i palazzi umbertini, si incrociano le dita e si spera. La Bonino è ancora alle prese con la forte influenza e forse si affaccerà oggi per commentare i dati definitivi. Ma nell'aria aleggiano le parole con cui ha concluso la campagna elettorale: "Dobbiamo pensare che possiamo provocare una gran bella sorpresa a questo paese".
Una sorpresa che sarebbe …
Una sorpresa che sarebbe …
Emma Bonino e il suo manipolo di radicali europeisti alleati con Bruno Tabacci sperano ancora nella possibile impresa. Alcune delle ultime proiezioni danno infatti i radicali intorno al 2,2 per cento. Mentre altre li collocano al 2,7 per cento. Quindi non proprio vicini alla soglia di sbarramento del 3 per cento: una soglia che significherebbe più o meno un milione di voti che porterebbero +Europa verso il Parlamento con 12 deputati e 6 senatori. Solo calcoli e previsioni per il momento. Ma nella sala affittata all'Hotel Radisson, vicino alla stazione Termini, una costruzione ipermoderna immersa fra i palazzi umbertini, si incrociano le dita e si spera. La Bonino è ancora alle prese con la forte influenza e forse si affaccerà oggi per commentare i dati definitivi. Ma nell'aria aleggiano le parole con cui ha concluso la campagna elettorale: "Dobbiamo pensare che possiamo provocare una gran bella sorpresa a questo paese".
Una sorpresa che sarebbe però molto amara per Matteo Renzi. Il Pd, infatti, se la Bonino superasse il 3 per cento, vedrebbe sfumare un gruzzoletto di voti che incamererebbe in caso contrario e che potrebbero mitigare un risultato che al momento sembra assai critico. E soprattutto dovrebbe cedere anche seggi agli alleati sfuggiti al ruolo sacrificale di portatori d'acqua. Stati d'animo contrastanti, quindi.
Ultimo atto di una guerra fredda sotterranea fra il leader del Pd e la Bonino che ha toccato l'acme negli ultimi giorni di campagna elettorale quando la leader radicale si è tagliata i ponti alle spalle. E sulla scia di Romano Prodi, Enrico Letta e Carlo Calenda ha dichiarato che lei è per fare proseguire l'esperienza di governo a Paolo Gentiloni. "Penso - ha detto la Bonino - che l'esperienza e le modalità di azione di Gentiloni possono essere più propizie per l'inclusione. Questo Paese è già troppo arrabbiato: troppi insulti, troppa cattiveria, troppa volgarità. Mia mamma diceva che la buona educazione è rivoluzionaria".
Al segretario Pd saranno fischiate le orecchie. Anche perché la Bonino ha voluto aggiungere: "Con Renzi ci conosciamo poco, lui sa come la penso. Non c'è mai stato un rapporto e non si è creato in queste elezioni. Renzi sa bene che i Radicali sono difficili da convincere, ma sono istituzionalmente leali, lo sono sempre stati". Lui, il segretario del Pd, ha cercato di smorzare i torni. Ma il gioco rischia di sfuggirgli di mano perché in molti, hanno preferito la Bonino e la sua lista al Pd.
Una sorpresa che sarebbe però molto amara per Matteo Renzi. Il Pd, infatti, se la Bonino superasse il 3 per cento, vedrebbe sfumare un gruzzoletto di voti che incamererebbe in caso contrario e che potrebbero mitigare un risultato che al momento sembra assai critico. E soprattutto dovrebbe cedere anche seggi agli alleati sfuggiti al ruolo sacrificale di portatori d'acqua. Stati d'animo contrastanti, quindi.
Ultimo atto di una guerra fredda sotterranea fra il leader del Pd e la Bonino che ha toccato l'acme negli ultimi giorni di campagna elettorale quando la leader radicale si è tagliata i ponti alle spalle. E sulla scia di Romano Prodi, Enrico Letta e Carlo Calenda ha dichiarato che lei è per fare proseguire l'esperienza di governo a Paolo Gentiloni. "Penso - ha detto la Bonino - che l'esperienza e le modalità di azione di Gentiloni possono essere più propizie per l'inclusione. Questo Paese è già troppo arrabbiato: troppi insulti, troppa cattiveria, troppa volgarità. Mia mamma diceva che la buona educazione è rivoluzionaria".
Al segretario Pd saranno fischiate le orecchie. Anche perché la Bonino ha voluto aggiungere: "Con Renzi ci conosciamo poco, lui sa come la penso. Non c'è mai stato un rapporto e non si è creato in queste elezioni. Renzi sa bene che i Radicali sono difficili da convincere, ma sono istituzionalmente leali, lo sono sempre stati". Lui, il segretario del Pd, ha cercato di smorzare i torni. Ma il gioco rischia di sfuggirgli di mano perché in molti, hanno preferito la Bonino e la sua lista al Pd.