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Da quello tecnico a quello di scopo: ecco tutti i governi possibili

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"Tutti responsabili, no agli egoismi", l'appello di Mattarella alla cerimonia per i giovani "Alfieri". Le formule delle diverse alleanze
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Governo di scopo, governo del presidente, di minoranza. oppure strane alleanze tra partiti che fino a ieri se le davano di santa ragione. La fotografia di un Paese senza maggioranza scattata nelle urne ha aperto la strada agli scenari più fantasiosi, alle formule più astratte, anche se c'è una condizione che accomuna tutte le soluzioni che qui proviamo a esaminare: avere il voto di fiducia del Parlamento richiesto dalla Costituzione.
 

Governo politico

È la via maestra: un governo che nasce grazie a una maggioranza politica più o meno omogenea. Nella Prima Repubblica, quella del proporzionale, si andava dal monocolore Dc al pentapartito. Nella seconda, quella del bipolarismo, i voti li avevano le coalizioni, centrodestra o centrosinistra. Il premier era sempre un politico, spesso ma non sempre il leader del partito più forte. Oggi guardando solo ai numeri e al traguardo necessario di 316 deputati e 161 senatori (compresi quelli a vita…
Governo di scopo, governo del presidente, di minoranza. oppure strane alleanze tra partiti che fino a ieri se le davano di santa ragione. La fotografia di un Paese senza maggioranza scattata nelle urne ha aperto la strada agli scenari più fantasiosi, alle formule più astratte, anche se c'è una condizione che accomuna tutte le soluzioni che qui proviamo a esaminare: avere il voto di fiducia del Parlamento richiesto dalla Costituzione.
 

Governo politico

È la via maestra: un governo che nasce grazie a una maggioranza politica più o meno omogenea. Nella Prima Repubblica, quella del proporzionale, si andava dal monocolore Dc al pentapartito. Nella seconda, quella del bipolarismo, i voti li avevano le coalizioni, centrodestra o centrosinistra. Il premier era sempre un politico, spesso ma non sempre il leader del partito più forte. Oggi guardando solo ai numeri e al traguardo necessario di 316 deputati e 161 senatori (compresi quelli a vita), i governi politici essenzialmente possono essere due, con alcune varianti.
 

Lega-5Stelle

I due partiti usciti vittoriosi dalle urne insieme avrebbero 348 seggi alla Camera e 170 al Senato, di più se si unisse Fratelli d'Italia. Ma è una soluzione lontana, visto che i protagonisti la osteggiano, soprattutto i grillini.
 

5Stelle-Pd

A sinistra si dibatte molto su questa formula, che potrebbe contare su 342 deputati e 170 senatori (compresi i cespugli di centrosinistra), ai quali potrebbe aggiungersi il drappello di Liberi e Uguali. È la soluzione che più piace ai vertici 5Stelle e a molti esponenti di Leu, ma è avversata da buona parte del Pd (i più duri sono i renziani) che preferisce un futuro all'opposizione.
 

Di minoranza

Non può contare su una maggioranza fissa, ma cerca i voti in Parlamento sulle singole leggi. Esempi ce ne sono nei Paesi scandinavi e anche in Spagna. In Italia i precedenti più famosi sono i governi della "non sfiducia" presieduti da Andreotti (1976-'79) e nati grazie all'astensione del Pci. Una sorta di "appoggio esterno". Anche Bersani dopo la "non vittoria" del Pd nel 2013, tentò senza successo la strada di un governo di minoranza. Anche oggi per ora non sembra avere chance, vista l'indisponibilità dei dem a sostenere uno dei due vincitori.
 

Tecnico

Dal governo Ciampi a quello Dini, fino a Mario Monti. In Italia non mancano gli esempi di governi guidati non da politici ma da personalità che hanno ricoperto ruoli importanti in altre istituzioni e composti per lo più da esperti e accademici. I partiti li sostengono in situazioni di emergenza, quando non c'è una maggioranza ma non si può o non si vuole andare ad elezioni. Al momento però i dominus della partita, Salvini e di Maio, non ne vogliono sentir parlare.
 

Del presidente

Evocato da D'Alema già prima delle elezioni è molto vicino al governo tecnico (anche se può essere composto da politici, come Pella nel '53). E infatti Ciampi e Monti si possono definire anche governi del presidente, voluti rispettivamente da Scalfaro e da Napolitano. Come quello tecnico presuppone larghissime intese. Proprio l'attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella, sembra però restio a questa formula. Anche perché, come ha osservato Napolitano, il presidente può avere una funzione di "coagulo", ma poi "quello che nasce è sempre un governo politico".
 

Di scopo

È l'estrema ratio, che può entrare in scena quando naufragano tutti gli altri tentativi. Nasce con una "mission" precisa e un orizzonte temporale limitato. I precedenti sono i cosiddetti governi "ponte", o" balneari", tipici della Prima Repubblica, spesso necessari a traghettare il Paese verso le elezioni. Oggi potrebbe nascere con due obiettivi: approvare una nuova legge elettorale e mettere al sicuro la manovra di bilancio 2018, per tornare al voto nei primi mesi del 2019. È una formula che ha delle chance: Lega e 5Stelle hanno in comune l'interesse ad un sistema elettorale maggioritario: col premio, più gradito al Carroccio, o con il ballottaggio, più favorevole ai pentastellati.
 

Di unità nazionale

Nasce in situazioni di forte emergenza, travalicando gli schieramenti politici. Lo furono i governi sostenuti dai partiti antifascisti del Comitato di liberazione nazionale, ma anche i governi Andreotti della "non sfiducia" nati sotto la morsa del terrorismo rosso e nero, avallati dal compromesso storico.


Ritorno al voto

Se ogni tentativo dovesse naufragare Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere appena rielette per chiamare di nuovo gli italiani al voto. Tre le finestre possibili, anche se la prima, con un ritorno alle urne a giugno ( a luglio non si è mai votato) appare solo teorica. Per votare l'ultima domenica di giugno, il 24, le Camere dovrebbero essere sciolte al massimo la prima settimana di maggio, quando probabilmente saremo ancora nel pieno di qualche mandato (esplorativo o meno). L'altra finestra si aprirebbe in autunno; fino ad allora Gentiloni potrebbe restare in carica per gli affari correnti. Del resto Spagna e Belgio sono rimasti senza governo per un anno e più mentre l'economia andava a gonfie vele. Più difficile ipotizzare una permanenza di Gentiloni se si dovesse andare a votare tra un anno. Che probabilità ha il ritorno alle urne? Ora nessuno invoca nuove elezioni, ma se la situazione si dovesse incartare i due vincitori potrebbero chiamare il Paese a un referendum risolutivo. Chi volete, Salvini o Di Maio?