I 5 Stelle e le trattative al caffè, Fico frena i patti di Di Maio
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREAIl deputato campano critico sul feeling con Salvini e sul nome di Carelli, il più gettonato per la Camera. E il capo politico cambia candidato: Fraccaro l’anti-vitalizi
ROMA. Non li hanno bendati, ma ci è mancato poco. I capigruppo del Movimento 5 stelle Giulia Grillo e Danilo Toninelli hanno preteso di incontrare i rappresentanti degli altri partiti in luoghi segreti e riservati. L'obiettivo era parlare delle presidenze di Camera e Senato. "Per la prima volta alla luce del sole", rivendica il neosenatore, senza spiegare allora perché abbia rifiutato di tenere quei colloqui negli uffici di Montecitorio o Palazzo Madama.
Così, per il segretario pd Maurizio Martina, accompagnato da Lorenzo Guerini, per Renato Brunetta di Forza Italia e Giancarlo Giorgetti della Lega, è stata scelta la caffetteria di un cortile interno a un antico palazzo del centro. Solo il leader di Leu Pietro Grasso è stato accontentato con una visita alla sua residenza di Palazzo Giustiniani. Tanto rumore (c'è perfino un video con Toninelli che chiude in perfetto stile televisivo: "Seguiteci, state con noi&…
Così, per il segretario pd Maurizio Martina, accompagnato da Lorenzo Guerini, per Renato Brunetta di Forza Italia e Giancarlo Giorgetti della Lega, è stata scelta la caffetteria di un cortile interno a un antico palazzo del centro. Solo il leader di Leu Pietro Grasso è stato accontentato con una visita alla sua residenza di Palazzo Giustiniani. Tanto rumore (c'è perfino un video con Toninelli che chiude in perfetto stile televisivo: "Seguiteci, state con noi&…
ROMA. Non li hanno bendati, ma ci è mancato poco. I capigruppo del Movimento 5 stelle Giulia Grillo e Danilo Toninelli hanno preteso di incontrare i rappresentanti degli altri partiti in luoghi segreti e riservati. L'obiettivo era parlare delle presidenze di Camera e Senato. "Per la prima volta alla luce del sole", rivendica il neosenatore, senza spiegare allora perché abbia rifiutato di tenere quei colloqui negli uffici di Montecitorio o Palazzo Madama.
Così, per il segretario pd Maurizio Martina, accompagnato da Lorenzo Guerini, per Renato Brunetta di Forza Italia e Giancarlo Giorgetti della Lega, è stata scelta la caffetteria di un cortile interno a un antico palazzo del centro. Solo il leader di Leu Pietro Grasso è stato accontentato con una visita alla sua residenza di Palazzo Giustiniani. Tanto rumore (c'è perfino un video con Toninelli che chiude in perfetto stile televisivo: "Seguiteci, state con noi") per discorsi assolutamente interlocutori. I capigruppo sono due emissari. Il mandato era chiaro: rivendicare la presidenza della Camera ("Nessuno ci ha detto no"), chiarire che la partita è completamente slegata da quella del governo e non fare nessun nome. "I profili non sono una variabile da poco", hanno provato a ribattere i rappresentanti del Pd. Mentre Giorgetti ha spiegato come la figura di Emilio Carelli (ex Tg5, in ottimi rapporti con Gianni Letta e Fedele Confalonieri) potrebbe portarsi dietro i voti di Forza Italia. Ipotesi non confermata da Renato Brunetta, che prova a rompere l'asse aperto dalla telefonata di mercoledì tra il candidato premier M5S e Salvini ricordando: "Si tratta di figure di garanzia e il discorso dovrebbe coinvolgere anche le forze che hanno perso".
La partita non è affatto semplice e Luigi Di Maio ha un problema in più: non è sicuro della tenuta di un gruppo che ancora non conosce. Non bastano i tutor, il bavaglio imposto agli eletti e le mille cautele adottate per essere certi che - nel voto segreto - l'anima movimentista dei 5 stelle non tenti di affossare un esterno come Carelli, talmente estraneo da essere stato tenuto lontano dalle parlamentarie per timore che non le superasse. Cominciare spaccando il gruppo non sarebbe un buon viatico. E poi c'è Roberto Fico, considerato dai più la candidatura naturale, ma che il capo politico non vuole assolutamente in quel ruolo. Così il cerchio magico studia la mossa perfetta, fatta trapelare nei giorni scorsi per testarla: proporre per la Camera il fedelissimo Riccardo Fraccaro, protagonista - nella passata legislatura, quando era in ufficio di presidenza con Di Maio - delle battaglie sui vitalizi, gli affitti d'oro e i privilegi della politica (non a caso evocate come primo obiettivo ieri sul blog). "Sarebbe il segnale perfetto da dare ai nostri elettori", ragionano nell'inner circle di Di Maio. A Fico verrebbe offerto in cambio un posto in un futuro ipotetico governo. Ma il deputato napoletano ha sempre definito l'ipotesi di un esecutivo con la Lega "fuori dalla realtà".
I suoi ammettono, a taccuini chiusi, che "creerebbe molti problemi". E perfino tra i più vicini a Di Maio c'è chi giura che non andrà così: "Salvini neanche lo vuole un governo con noi. Servono tempi lunghi, la strada la indicherà Mattarella e non è questa". "Non penso che accetteranno il nostro programma - dice invece Andrea Colletti, deputato abruzzese riconfermato - ma se lo facessero, perché no? Tenendo fermo il reddito di cittadinanza, cui non possiamo rinunciare, su fiscal compact, tre per cento e regolamento di Dublino siamo più vicini alla Lega che al Pd. E anche un'alleanza con i dem non sarebbe facile da far passare, dopo cinque anni passati a far loro opposizione". Poi certo, "chissà quanto durerà il prossimo governo. A occhio solo un anno, e poi si vede con le europee".
Così, per il segretario pd Maurizio Martina, accompagnato da Lorenzo Guerini, per Renato Brunetta di Forza Italia e Giancarlo Giorgetti della Lega, è stata scelta la caffetteria di un cortile interno a un antico palazzo del centro. Solo il leader di Leu Pietro Grasso è stato accontentato con una visita alla sua residenza di Palazzo Giustiniani. Tanto rumore (c'è perfino un video con Toninelli che chiude in perfetto stile televisivo: "Seguiteci, state con noi") per discorsi assolutamente interlocutori. I capigruppo sono due emissari. Il mandato era chiaro: rivendicare la presidenza della Camera ("Nessuno ci ha detto no"), chiarire che la partita è completamente slegata da quella del governo e non fare nessun nome. "I profili non sono una variabile da poco", hanno provato a ribattere i rappresentanti del Pd. Mentre Giorgetti ha spiegato come la figura di Emilio Carelli (ex Tg5, in ottimi rapporti con Gianni Letta e Fedele Confalonieri) potrebbe portarsi dietro i voti di Forza Italia. Ipotesi non confermata da Renato Brunetta, che prova a rompere l'asse aperto dalla telefonata di mercoledì tra il candidato premier M5S e Salvini ricordando: "Si tratta di figure di garanzia e il discorso dovrebbe coinvolgere anche le forze che hanno perso".
La partita non è affatto semplice e Luigi Di Maio ha un problema in più: non è sicuro della tenuta di un gruppo che ancora non conosce. Non bastano i tutor, il bavaglio imposto agli eletti e le mille cautele adottate per essere certi che - nel voto segreto - l'anima movimentista dei 5 stelle non tenti di affossare un esterno come Carelli, talmente estraneo da essere stato tenuto lontano dalle parlamentarie per timore che non le superasse. Cominciare spaccando il gruppo non sarebbe un buon viatico. E poi c'è Roberto Fico, considerato dai più la candidatura naturale, ma che il capo politico non vuole assolutamente in quel ruolo. Così il cerchio magico studia la mossa perfetta, fatta trapelare nei giorni scorsi per testarla: proporre per la Camera il fedelissimo Riccardo Fraccaro, protagonista - nella passata legislatura, quando era in ufficio di presidenza con Di Maio - delle battaglie sui vitalizi, gli affitti d'oro e i privilegi della politica (non a caso evocate come primo obiettivo ieri sul blog). "Sarebbe il segnale perfetto da dare ai nostri elettori", ragionano nell'inner circle di Di Maio. A Fico verrebbe offerto in cambio un posto in un futuro ipotetico governo. Ma il deputato napoletano ha sempre definito l'ipotesi di un esecutivo con la Lega "fuori dalla realtà".
I suoi ammettono, a taccuini chiusi, che "creerebbe molti problemi". E perfino tra i più vicini a Di Maio c'è chi giura che non andrà così: "Salvini neanche lo vuole un governo con noi. Servono tempi lunghi, la strada la indicherà Mattarella e non è questa". "Non penso che accetteranno il nostro programma - dice invece Andrea Colletti, deputato abruzzese riconfermato - ma se lo facessero, perché no? Tenendo fermo il reddito di cittadinanza, cui non possiamo rinunciare, su fiscal compact, tre per cento e regolamento di Dublino siamo più vicini alla Lega che al Pd. E anche un'alleanza con i dem non sarebbe facile da far passare, dopo cinque anni passati a far loro opposizione". Poi certo, "chissà quanto durerà il prossimo governo. A occhio solo un anno, e poi si vede con le europee".