Successi e cadute di Calderoli, l’improbabile papabile per il Senato
Alessandra Longo , di ALESSANDRA LONGOL'ex ministro leghista ha una solida esperienza a Palazzo Madama, considerato il "mago degli emendamenti". Ma i suoi exploit xenofobi e discriminatori rendono la candidatura alla seconda carica dello Stato sempre meno vicina. Kyenge: "La sua nomina vorrebbe dire istituzionalizzare il razzismo"
ROMA - Al Senato è considerato quasi un mito per la sua capacità di guidare l'aula durante le sedute. Roberto Calderoli, autore del Porcellum (2005), la legge elettorale da lui stesso notoriamente definita "una porcata", mago degli emendamenti (ha scoperto un algoritmo che ne può produrre milioni e ingolfare senza speranza i rami del Parlamento), serialmente accusato di razzismo, è uno dei nomi, non il solo, che si fanno in queste ore per la presidenza di Palazzo Madama, certo non il più gradito a Mattarella. Tre volte vicepresidente del Senato, con Marcello Pera, con Franco Marini, e adesso con Pietro Grasso, ministro per le Riforme Istituzionali, e poi per la Semplificazione Normativa (governi Berlusconi), Calderoli ha un curriculum oggettivamente forte. Se non fosse che non è propriamente uomo delle istituzioni, come lo intendono in gran parte d'Europa, per comportamento e parole.
Ci sono due episodi che lo marchiano a fu…
Ci sono due episodi che lo marchiano a fu…
ROMA - Al Senato è considerato quasi un mito per la sua capacità di guidare l'aula durante le sedute. Roberto Calderoli, autore del Porcellum (2005), la legge elettorale da lui stesso notoriamente definita "una porcata", mago degli emendamenti (ha scoperto un algoritmo che ne può produrre milioni e ingolfare senza speranza i rami del Parlamento), serialmente accusato di razzismo, è uno dei nomi, non il solo, che si fanno in queste ore per la presidenza di Palazzo Madama, certo non il più gradito a Mattarella. Tre volte vicepresidente del Senato, con Marcello Pera, con Franco Marini, e adesso con Pietro Grasso, ministro per le Riforme Istituzionali, e poi per la Semplificazione Normativa (governi Berlusconi), Calderoli ha un curriculum oggettivamente forte. Se non fosse che non è propriamente uomo delle istituzioni, come lo intendono in gran parte d'Europa, per comportamento e parole.
Ci sono due episodi che lo marchiano a fuoco. Nel 2006 si presentò in televisione (era ministro), giacca blu e maglietta bianca con vignetta-caricatura contro Maometto. Ne parlò tutto il mondo. Nelle stesse ore, Bengasi si incendiò e la polizia libica sparò sulla folla uccidendo 11 manifestanti. Calderoli dovette dimettersi (Ciampi era furibondo) anche se saltò fuori che la rivolta aveva radici ben più complesse legate agli storici contenziosi italo-libici.
Il Nostro, sempre sereno nella tempesta, si fece notare anche fuori dai confini. Fama rinforzata nel luglio 2013 quando, durante un comizio, si espresse così parlando di Cecile Kyenge, ministro del governo Letta: "Amo gli animali, orsi e lupi. Ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango". In seguito le scuse. In un altro Paese, un'affermazione del genere avrebbe chiuso automaticamente ogni velleità di carriera nelle istituzioni. Ma se noi stiamo parlando oggi di Calderoli, tra i possibili nuovi presidenti del Senato per il centrodestra, è perché il senatore ha tranquillamente superato anche questo episodio, grazie al no all'autorizzazione a procedere espresso dalla Giunta per le immunità del Senato nel 2015 (con la partecipazione di parte del Pd). Dunque il chirurgo degli emendamenti (è un maxillofacciale davvero), vive e lotta con noi. I colleghi della Lega stanno testando il terreno e certo a lui piacerebbe occupare l'ultimo scranno di Palazzo Madama che gli manca, quello di presidente. Cecile Kyenge, alla sola idea che venga "premiato", sibila al telefono: "La sua nomina sarebbe una cosa triste, non per me, ma per l'intero Paese. Sarebbe come istituzionalizzare il razzismo".
Staremo a vedere. Intanto, essendo uno dei papabili, sono in corso aggiornamenti costanti di quel che dice. Solo pochi giorni fa ha riproposto "la castrazione chirurgica" nei casi di stupro. Non è cosa che deve sorprendere perché è una sua proposta di legge, mai calendarizzata. Calderoli ama incendiare il dibattito e non solo il dibattito. Tutti ricordano il rogo del 2010 quando, da ministro della Semplificazione, si presentò armato d'ascia e fiamma ossidrica, dando fuoco ad un muro di scatoloni pieno di 375 mila provvedimenti "inutili" da lui abrogati. Se fosse eletto, la comunità gay non salterebbe dalla gioia. Così si espresse nel 2006: "La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qui rischiamo di diventare un popolo di ricchioni".
Ci sono due episodi che lo marchiano a fuoco. Nel 2006 si presentò in televisione (era ministro), giacca blu e maglietta bianca con vignetta-caricatura contro Maometto. Ne parlò tutto il mondo. Nelle stesse ore, Bengasi si incendiò e la polizia libica sparò sulla folla uccidendo 11 manifestanti. Calderoli dovette dimettersi (Ciampi era furibondo) anche se saltò fuori che la rivolta aveva radici ben più complesse legate agli storici contenziosi italo-libici.
Il Nostro, sempre sereno nella tempesta, si fece notare anche fuori dai confini. Fama rinforzata nel luglio 2013 quando, durante un comizio, si espresse così parlando di Cecile Kyenge, ministro del governo Letta: "Amo gli animali, orsi e lupi. Ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango". In seguito le scuse. In un altro Paese, un'affermazione del genere avrebbe chiuso automaticamente ogni velleità di carriera nelle istituzioni. Ma se noi stiamo parlando oggi di Calderoli, tra i possibili nuovi presidenti del Senato per il centrodestra, è perché il senatore ha tranquillamente superato anche questo episodio, grazie al no all'autorizzazione a procedere espresso dalla Giunta per le immunità del Senato nel 2015 (con la partecipazione di parte del Pd). Dunque il chirurgo degli emendamenti (è un maxillofacciale davvero), vive e lotta con noi. I colleghi della Lega stanno testando il terreno e certo a lui piacerebbe occupare l'ultimo scranno di Palazzo Madama che gli manca, quello di presidente. Cecile Kyenge, alla sola idea che venga "premiato", sibila al telefono: "La sua nomina sarebbe una cosa triste, non per me, ma per l'intero Paese. Sarebbe come istituzionalizzare il razzismo".
Staremo a vedere. Intanto, essendo uno dei papabili, sono in corso aggiornamenti costanti di quel che dice. Solo pochi giorni fa ha riproposto "la castrazione chirurgica" nei casi di stupro. Non è cosa che deve sorprendere perché è una sua proposta di legge, mai calendarizzata. Calderoli ama incendiare il dibattito e non solo il dibattito. Tutti ricordano il rogo del 2010 quando, da ministro della Semplificazione, si presentò armato d'ascia e fiamma ossidrica, dando fuoco ad un muro di scatoloni pieno di 375 mila provvedimenti "inutili" da lui abrogati. Se fosse eletto, la comunità gay non salterebbe dalla gioia. Così si espresse nel 2006: "La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qui rischiamo di diventare un popolo di ricchioni".