Controlli casa per casa, identificato il negozio che ha venduto le divise ai terroristi
Giorgio Battistini, di GIORGIO BATTISTINISetacciato il quartiere della strage. Ritrovata un'altra auto adoperata dal commando. L'utile collaborazione dei testimoni ha consentito di tracciare gli identi-kit di due terroristi. Oggi i funerali delle cinque vittime
18 marzo 1978
ROMA - Sul rapimento Moro e sulla strage dei cinque agenti di scorta, la notizia del giorno è che mancano notizie ufficiali. La questura tace e rinvia al Viminale, il Ministero degli Interni tace e rinvia ogni notizia alla questura. Dunque i casi sono due: o gli inquirenti pe rora brancolano nel buio, affidandosi alla massa di segnalazioni che il comprensibile clima di "caccia al terrorista" ha favorito, oppure sanno già molto ma preferiscono far brancolare nel buio la pubblica opinione, sconvolta dal più clamoroso kidnapping politico mai registrato in Italia. Ciò detto, va tuttavia precisato che nel corso della giornata le notizie "non ufficiali" non sono mancate e così le ipotesi, le voci. Ma tutto nella più completa assenza di conferme da parte delle "autorità costituite".
La giornata comincia, per così dire (perché le indagini scorrono giorno e notte, senza interruzi…
ROMA - Sul rapimento Moro e sulla strage dei cinque agenti di scorta, la notizia del giorno è che mancano notizie ufficiali. La questura tace e rinvia al Viminale, il Ministero degli Interni tace e rinvia ogni notizia alla questura. Dunque i casi sono due: o gli inquirenti pe rora brancolano nel buio, affidandosi alla massa di segnalazioni che il comprensibile clima di "caccia al terrorista" ha favorito, oppure sanno già molto ma preferiscono far brancolare nel buio la pubblica opinione, sconvolta dal più clamoroso kidnapping politico mai registrato in Italia. Ciò detto, va tuttavia precisato che nel corso della giornata le notizie "non ufficiali" non sono mancate e così le ipotesi, le voci. Ma tutto nella più completa assenza di conferme da parte delle "autorità costituite".
La giornata comincia, per così dire (perché le indagini scorrono giorno e notte, senza interruzi…
18 marzo 1978
ROMA - Sul rapimento Moro e sulla strage dei cinque agenti di scorta, la notizia del giorno è che mancano notizie ufficiali. La questura tace e rinvia al Viminale, il Ministero degli Interni tace e rinvia ogni notizia alla questura. Dunque i casi sono due: o gli inquirenti pe rora brancolano nel buio, affidandosi alla massa di segnalazioni che il comprensibile clima di "caccia al terrorista" ha favorito, oppure sanno già molto ma preferiscono far brancolare nel buio la pubblica opinione, sconvolta dal più clamoroso kidnapping politico mai registrato in Italia. Ciò detto, va tuttavia precisato che nel corso della giornata le notizie "non ufficiali" non sono mancate e così le ipotesi, le voci. Ma tutto nella più completa assenza di conferme da parte delle "autorità costituite".
La giornata comincia, per così dire (perché le indagini scorrono giorno e notte, senza interruzioni) all'alba, nella stessa strada in cui ieri era stata trovata la 132 sulla quale era stato caricato il presidente della Dc. In via Licinio Calvo, una pattuglia del commissariato Monte Mario trova, alle 4,20, un'auto, una 128 bianca, sulla quale i terroristi s'erano allontanati dopo la sparatoria. L'imbarazzo è notevole: gli agenti si dicono certissimi che l'auto ieri non era sul posto, non potrebbe essere sfuggita alla meticolosa battuta, anche perché pochi metri più in là, era stata trovata la 132 sulla quale stava Moro.
E d'altra parte sembra poco credibile che i brigatisti abbiano sfidato i rigori dei controlli armati a tappeto in tutta la zona per riportare l'auto proprio in quel luogo. Il mistero resta. Viene chiamato un artificiere (si teme che la 128 sia carica d'esplosivo) che sfonda il finestrino, e si tuffa all'interno per scoprire eventuali congegni elettronici. Niente. Più tardi i cronisti scopriranno, quasi per caso, che sia quest'auto sia la 132 blu metallizzata avevano una sirena nel cofano, collegata a un bottone rosso sul cruscotto. Evidentemente per farle credere auto civetta della polizia e fuggire meglio a sirene spiegate.
Nella prima mattinata sopralluogo sul posto della strage. Ci sono il ministro Cossiga, il questore De Francesco, il dirigente della Digos (ex ufficio politico) Spinella e altri funzionari. Ripercorrono le strade dei brigatisti in fuga (e le cui tracce si perdono alla Pineta Sacchetti). Intanto, gli uomini dell'ufficio politico sono alle prese con pennelli e cartine trasparenti per gli identi-kit. In base ai racconti dei testimoni si vuol dare un volto a due dei dodici terroristi. Si ascoltano i testimoni (tre magistrati sono stati dislocati negli uffici di via San Vitale) e uno di questi racconta cose molto interessanti. E' un professionista, pare un avvocato: dice che avrebbe visto, verso le otto di giovedì mattina, cinque uomini in divisa fermi in via Fani. Sulle prime non aveva pensato che fossero, come l'uniforme doveva far pensare, stewards; anzi, li aveva presi per musicanti, chissà forse una banda.
Comunque avrebbe prestato attenzione alla loro fisionomia, consentendo di buttar giù un'immagine dei loro connotati. Un altro testimone (della trentina presentatisi) che s'era visto puntare addosso minacciosamente il mitra da uno dei due terroristi sulla moto, s'è detto in grado di riconoscere i due uomini.
Prosegue il "setaccio" di Roma. Nella zona nord, Balduina, Trionfale, Belsito, dove gl'inquirenti ritengono siano tuttora nascosti i brigatisti col loro ostaggio, sono state fatte una sessantina di perquisizioni (anche sfondando porte) e oltre duemila controlli, spesso in base a segnalazioni di vicini "allarmati" da qualcosa. Seimila uomini sono impegnati. Ai finanzieri sono affidati i posti di blocco. Squadre di 25-30 carabinieri o poliziotti fanno invece le perquisizioni. Bloccano il portone del palazzo, l'ascensore, e poi cominciano, porta dopo porta, i controlli. Soprattutto in garages e magazzini al piano terra, perché lì si presume possano essere i terroristi. Un risultato, se non altro questo setacciamento, l'ha conseguito. "Mai visto Roma così tranquilla", hanno dichiarato la notte scorsa funzionari della questura.
In mattinata l'autopsia sui corpi crivellati dei cinque uomini della scorta. Tutti sono stati raggiunti da una decine di proiettili tutti sparati con precisione; i due carabinieri raggiunti alla testa e alla fronte, gli altri tre al torace. Oggi pomeriggio alle 16 i funerali; il corteo partirà dall'obitorio, diretto, diretto alla chiesa di San Lorenzo. Gl'inquirenti avrebbero già identificato il negozio che ha venduto ai terroristi le divise da stewards (l'uniforme serviva a non dare nell'occhio, perché nella zona abitano molti dipendenti Alitalia) ed è certo che le armi usate sono state di tre tipi. Intanto la "classica" Nagant, arma preferita dai brigatisti che l'hanno impiegata in altre loro imprese (molto venduta in Germania); è stato trovato a terra un bossolo di questa pistola. Poi un mitra Mab e infine una machine pistole di fabbricazione russa, la Tokarev TT che spara proiettili calibro 9 lungo.
Mentre restano gl'interrogativi sul perché le auto di scorta non abbiano almeno vetri antiproiettile, mentre la città continua a essere rovesciata come un guanto (vengono ispezionati cunicoli e grotte della zona di Monte Mario) e i "vertici" si sovrappongono (ce n'è stato uno nella mattinata di ieri a palazzo di Giustizia, guidato dal procuratore capo de Matteo), mentre sono state mobilitate le polizie di tutti i paesi (in particolare quella tedesca: Si parla di collaborazione dei "corpi speciali" dalla Germania con Roma) e le motovedette della Finanza ispezionano le coste, voci inquietanti giungono da Genova. Secondo quanto ha pubblicato ieri il quotidiano "il manifesto", i nostri servizi segreti erano stati informati che nel mese di marzo sarebbe stato compiuto un attentato contro Aldo Moro. La notizia venne fornita da "fonte degna di fede", tre mesi fa.
Infine un'ultima "voce" che circola con insistenza ma senz'alcun riscontro attendibile: Zaccagnini avrebbe ricevuto - forse attraverso il medico personale di Moro - una fotografia del rapito scattata dopo il rapimento, come prova che è vivo, nelle mani delle Br.
ROMA - Sul rapimento Moro e sulla strage dei cinque agenti di scorta, la notizia del giorno è che mancano notizie ufficiali. La questura tace e rinvia al Viminale, il Ministero degli Interni tace e rinvia ogni notizia alla questura. Dunque i casi sono due: o gli inquirenti pe rora brancolano nel buio, affidandosi alla massa di segnalazioni che il comprensibile clima di "caccia al terrorista" ha favorito, oppure sanno già molto ma preferiscono far brancolare nel buio la pubblica opinione, sconvolta dal più clamoroso kidnapping politico mai registrato in Italia. Ciò detto, va tuttavia precisato che nel corso della giornata le notizie "non ufficiali" non sono mancate e così le ipotesi, le voci. Ma tutto nella più completa assenza di conferme da parte delle "autorità costituite".
La giornata comincia, per così dire (perché le indagini scorrono giorno e notte, senza interruzioni) all'alba, nella stessa strada in cui ieri era stata trovata la 132 sulla quale era stato caricato il presidente della Dc. In via Licinio Calvo, una pattuglia del commissariato Monte Mario trova, alle 4,20, un'auto, una 128 bianca, sulla quale i terroristi s'erano allontanati dopo la sparatoria. L'imbarazzo è notevole: gli agenti si dicono certissimi che l'auto ieri non era sul posto, non potrebbe essere sfuggita alla meticolosa battuta, anche perché pochi metri più in là, era stata trovata la 132 sulla quale stava Moro.
E d'altra parte sembra poco credibile che i brigatisti abbiano sfidato i rigori dei controlli armati a tappeto in tutta la zona per riportare l'auto proprio in quel luogo. Il mistero resta. Viene chiamato un artificiere (si teme che la 128 sia carica d'esplosivo) che sfonda il finestrino, e si tuffa all'interno per scoprire eventuali congegni elettronici. Niente. Più tardi i cronisti scopriranno, quasi per caso, che sia quest'auto sia la 132 blu metallizzata avevano una sirena nel cofano, collegata a un bottone rosso sul cruscotto. Evidentemente per farle credere auto civetta della polizia e fuggire meglio a sirene spiegate.
Nella prima mattinata sopralluogo sul posto della strage. Ci sono il ministro Cossiga, il questore De Francesco, il dirigente della Digos (ex ufficio politico) Spinella e altri funzionari. Ripercorrono le strade dei brigatisti in fuga (e le cui tracce si perdono alla Pineta Sacchetti). Intanto, gli uomini dell'ufficio politico sono alle prese con pennelli e cartine trasparenti per gli identi-kit. In base ai racconti dei testimoni si vuol dare un volto a due dei dodici terroristi. Si ascoltano i testimoni (tre magistrati sono stati dislocati negli uffici di via San Vitale) e uno di questi racconta cose molto interessanti. E' un professionista, pare un avvocato: dice che avrebbe visto, verso le otto di giovedì mattina, cinque uomini in divisa fermi in via Fani. Sulle prime non aveva pensato che fossero, come l'uniforme doveva far pensare, stewards; anzi, li aveva presi per musicanti, chissà forse una banda.
Comunque avrebbe prestato attenzione alla loro fisionomia, consentendo di buttar giù un'immagine dei loro connotati. Un altro testimone (della trentina presentatisi) che s'era visto puntare addosso minacciosamente il mitra da uno dei due terroristi sulla moto, s'è detto in grado di riconoscere i due uomini.
Prosegue il "setaccio" di Roma. Nella zona nord, Balduina, Trionfale, Belsito, dove gl'inquirenti ritengono siano tuttora nascosti i brigatisti col loro ostaggio, sono state fatte una sessantina di perquisizioni (anche sfondando porte) e oltre duemila controlli, spesso in base a segnalazioni di vicini "allarmati" da qualcosa. Seimila uomini sono impegnati. Ai finanzieri sono affidati i posti di blocco. Squadre di 25-30 carabinieri o poliziotti fanno invece le perquisizioni. Bloccano il portone del palazzo, l'ascensore, e poi cominciano, porta dopo porta, i controlli. Soprattutto in garages e magazzini al piano terra, perché lì si presume possano essere i terroristi. Un risultato, se non altro questo setacciamento, l'ha conseguito. "Mai visto Roma così tranquilla", hanno dichiarato la notte scorsa funzionari della questura.
In mattinata l'autopsia sui corpi crivellati dei cinque uomini della scorta. Tutti sono stati raggiunti da una decine di proiettili tutti sparati con precisione; i due carabinieri raggiunti alla testa e alla fronte, gli altri tre al torace. Oggi pomeriggio alle 16 i funerali; il corteo partirà dall'obitorio, diretto, diretto alla chiesa di San Lorenzo. Gl'inquirenti avrebbero già identificato il negozio che ha venduto ai terroristi le divise da stewards (l'uniforme serviva a non dare nell'occhio, perché nella zona abitano molti dipendenti Alitalia) ed è certo che le armi usate sono state di tre tipi. Intanto la "classica" Nagant, arma preferita dai brigatisti che l'hanno impiegata in altre loro imprese (molto venduta in Germania); è stato trovato a terra un bossolo di questa pistola. Poi un mitra Mab e infine una machine pistole di fabbricazione russa, la Tokarev TT che spara proiettili calibro 9 lungo.
Mentre restano gl'interrogativi sul perché le auto di scorta non abbiano almeno vetri antiproiettile, mentre la città continua a essere rovesciata come un guanto (vengono ispezionati cunicoli e grotte della zona di Monte Mario) e i "vertici" si sovrappongono (ce n'è stato uno nella mattinata di ieri a palazzo di Giustizia, guidato dal procuratore capo de Matteo), mentre sono state mobilitate le polizie di tutti i paesi (in particolare quella tedesca: Si parla di collaborazione dei "corpi speciali" dalla Germania con Roma) e le motovedette della Finanza ispezionano le coste, voci inquietanti giungono da Genova. Secondo quanto ha pubblicato ieri il quotidiano "il manifesto", i nostri servizi segreti erano stati informati che nel mese di marzo sarebbe stato compiuto un attentato contro Aldo Moro. La notizia venne fornita da "fonte degna di fede", tre mesi fa.
Infine un'ultima "voce" che circola con insistenza ma senz'alcun riscontro attendibile: Zaccagnini avrebbe ricevuto - forse attraverso il medico personale di Moro - una fotografia del rapito scattata dopo il rapimento, come prova che è vivo, nelle mani delle Br.