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(lapresse)

Giulia Bongiorno al Senato: Berlusconi contro Salvini

Il patto che vuole la leghista a palazzo Madama e il 5S Fraccaro alla Camera mette in crisi la coalizione. Forza Italia: “Vogliamo Romani”
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ROMA. Leghisti e Cinque stelle sembrano viaggiare spediti verso l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Un'operazione che, se andasse davvero in porto nel prossimo fine settimana, rischia di far saltare i già precari equilibri a destra, tra Salvini e Berlusconi. Nessun accordo è stato blindato, passaggi ancora da consumare tra oggi e giovedì. Ma dalle nebbie di queste ore - e dai colloqui riservati tra i due partiti - prendono forma i profili sempre più marcati di Riccardo Fraccaro, uomo forte di Luigi Di Maio, per Montecitorio, e di Giulia Bongiorno, avvocato e neo senatrice salviniana, per Palazzo Madama.

Il candidato premier dei 5 stelle nella riunione coi senatori neo eletti, ieri mattina, ha rivendicato per il Movimento la presidenza della Camera, offrendo come indizio la necessità di portare a compimento la battaglia per loro decisiva per la cancellazione dei vitalizi. Trincea nella quale nella passata legislatura si &e…
ROMA. Leghisti e Cinque stelle sembrano viaggiare spediti verso l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Un'operazione che, se andasse davvero in porto nel prossimo fine settimana, rischia di far saltare i già precari equilibri a destra, tra Salvini e Berlusconi. Nessun accordo è stato blindato, passaggi ancora da consumare tra oggi e giovedì. Ma dalle nebbie di queste ore - e dai colloqui riservati tra i due partiti - prendono forma i profili sempre più marcati di Riccardo Fraccaro, uomo forte di Luigi Di Maio, per Montecitorio, e di Giulia Bongiorno, avvocato e neo senatrice salviniana, per Palazzo Madama.

Il candidato premier dei 5 stelle nella riunione coi senatori neo eletti, ieri mattina, ha rivendicato per il Movimento la presidenza della Camera, offrendo come indizio la necessità di portare a compimento la battaglia per loro decisiva per la cancellazione dei vitalizi. Trincea nella quale nella passata legislatura si è distinto proprio Fraccaro. La candidatura di Giulia Bongiorno prende forza dopo il gioco di veti incrociati che ha indebolito a destra quelle di Paolo Romani e Roberto Calderoli. Resta così la carta coperta, ma ormai neanche tanto, di Matteo Salvini: una donna, professionista affermata, ex presidente della commissione Giustizia, paladina dei diritti delle donne. Nella telefonata del momentaneo "disgelo" che ieri il capo leghista ha fatto a Silvio Berlusconi non è stato ufficializzato alcun nome. I due hanno concordato di vedersi domani, alla presenza di Giorgia Meloni, e lì le carte andranno scoperte. Intanto però, il leghista gli ha garantito di non avere alcuna intenzione di rompere l'alleanza per dar vita a un governo con Di Maio, né tanto meno per portare tutti al voto. Piuttosto, gli ha spiegato, starebbe tentando di costruire un percorso per far partire un governo, tenendo unito il centrodestra. Il Cavaliere - alle prese ieri ad Arcore con le riunioni con figli, avvocati e aziende - non si è mostrato ostile. Per ora osserva le mosse dell'alleato, ma restano intatte tutte le perplessità sulle reali intenzioni di Salvini.

La presidenza del Senato secondo Berlusconi dovrebbe andare a Paolo Romani, meglio se col sostegno del Pd. La vulgata che circolava ieri tra i forzisti attribuiva a Niccolò Ghedini (già difeso con successo da Giulia Bongiorno nel processo Ruby ter) il ruolo di insospettabile ma rilevante sponsor della senatrice leghista. Ricostruzione che il braccio destro dell'ex premier non avalla affatto, con chi gli chiede chiarimenti: "Il presidente punta su un candidato di Forza Italia e io con lui, ovvio. Detto questo, ho un ottimo rapporto con Giulia, fatto di stima e apprezzamento. Ma non ci è stata notificata alcuna candidatura ufficiale".

Qualcosa in più i capigruppo Brunetta e Romani cercheranno di carpirlo dall'incontro di oggi alle 15 con i corrispettivi del M5S, Grillo e Toninelli. Ma il sospetto che Salvini giochi in proprio e che alla fine faccia saltare il tavolo del centrodestra per un nuovo patto di governo resta forte ad Arcore e nello stato maggiore forzista. "Di certo, con Renzi e Serracchiani non vado", ripete il segretario leghista parlando da Udine. 

"Un'intesa di governo Lega-M5S sarebbe una scelta contro natura - avverte Mariastella Gelmini - inevitabilmente rischierebbe di destabilizzare le giunte regionali". Ecco, le regioni. Altro capitolo. Nel Lazio per esempio leghisti e Fdi sono per far dimettere i consiglieri e staccare così la spina a Nicola Zingaretti, privo di maggioranza. I forzisti no. Dopo Roberto Maroni, ieri anche Renato Schifani su Repubblica e il coordinatore forzista ligure Sandro Biasotti sul Secolo XIX hanno confermato che le Regioni del centrodestra rischierebbero in caso di forfait di Salvini. Giovanni Toti, unico governatore forzista, proprio in Liguria, prende le distanze: "Matteo non rompe. Se Fi ordinasse di abbandonare le giunte, rischierebbe di veder svuotati i suoi gruppi nei consigli regionali".