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(ansa)

Berlusconi apre al M5S per un “governo di programma”

Fico favorito alla Camera. Intesa dell’ex premier con Salvini: il vertice del Senato a Fi ma in Friuli il candidato sarà leghista. Di Maio non parla col Cavaliere
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È la svolta di Silvio Berlusconi. L'avvitamento che lo porta a ricredersi e ad aprire - dopo mesi di bombardamenti - a un accordo col Movimento 5 Stelle. Intanto sulle presidenze delle Camere (a loro Montecitorio con Roberto Fico, a Forza Italia il Senato con una terna di nomi in ballo). Poi, su un possibile patto di governo. È un tavolo al quale comunque il centrodestra ha deciso di presentarsi unito, sotto la guida di Matteo Salvini, sempre che Di Maio e i suoi accetteranno davvero di sedere al fianco del Cavaliere: per loro, il più ingombrante dei convitati.

Villa San Martino, Arcore, interno pomeriggio. Matteo Salvini raggiunge Silvio Berlusconi alla vigilia del vertice ufficiale di centrodestra in programma oggi a pranzo a Palazzo Grazioli, esteso a Giorgia Meloni. Ma il cuore dell'intesa la siglano i due leader a quattrocchi. L'ex premier e il capo leghista si trovano d'accordo sulla necessità di far valere e dar peso al 37 per cento …
È la svolta di Silvio Berlusconi. L'avvitamento che lo porta a ricredersi e ad aprire - dopo mesi di bombardamenti - a un accordo col Movimento 5 Stelle. Intanto sulle presidenze delle Camere (a loro Montecitorio con Roberto Fico, a Forza Italia il Senato con una terna di nomi in ballo). Poi, su un possibile patto di governo. È un tavolo al quale comunque il centrodestra ha deciso di presentarsi unito, sotto la guida di Matteo Salvini, sempre che Di Maio e i suoi accetteranno davvero di sedere al fianco del Cavaliere: per loro, il più ingombrante dei convitati.

Villa San Martino, Arcore, interno pomeriggio. Matteo Salvini raggiunge Silvio Berlusconi alla vigilia del vertice ufficiale di centrodestra in programma oggi a pranzo a Palazzo Grazioli, esteso a Giorgia Meloni. Ma il cuore dell'intesa la siglano i due leader a quattrocchi. L'ex premier e il capo leghista si trovano d'accordo sulla necessità di far valere e dar peso al 37 per cento che fa del centrodestra la coalizione vincente. Allo stesso tempo, come va ripetendo da tempo Salvini, Berlusconi riconosce che non si possano chiudere le porte al primo partito, il M5S, e così raccoglie la sfida e rilancia. "Noi non abbiamo preclusioni nei confronti del Movimento e pensiamo si possa trovare un'intesa su un governo di programma", conferma nel colloquio col capo leghista e poi nelle ore successive agli altri dirigenti di Forza Italia. Si tratterebbe di un accordo basato su alcuni punti fondamentali in tema di economia, lavoro, sicurezza, immigrazione. Se poi saranno i grillini a dire no - è il ragionamento del leader forzista - allora il quadro si ribalterà: si assumeranno loro la responsabilità del mancato accordo, Salvini non potrà più rompere per accordarsi da solo con Di Maio e, in caso di ritorno alle urne, la colpa ricadrebbe su chi ha fatto saltare il tavolo. La differenza tra Berlusconi e Salvini sta nel fatto che l'uomo di Arcore non esclude di chiudere in alternativa quell'accordo per un "governo di programma" col Pd, qualora i grillini si rifiutassero. Prospettiva che il leghista invece ha già accantonato in più occasioni.

Un passo alla volta, però. Il primo consisterà nell'elezione dei presidenti. Di Maio nell'assemblea del gruppo di ieri ha rivendicato a gran voce quella di Montecitorio. Dopo l'uscita di Grillo nel Movimento lievitano le quotazioni di Roberto Fico più che quelle di Riccardo Fraccaro. La Lega rinuncia invece alla presidenza di Palazzo Madama, ha annunciato Salvini a Berlusconi. "L'importante è che una presidenza vada al centrodestra - spiega a Porta a Porta Giancarlo Giorgetti - se servirà un presidente che non sia della Lega per risolvere il rebus politico saremo disponibili e non faremo i capricci". Salvini, che oggi sarà ricevuto dall'Ambasciata Usa (mediatore anche qui Giorgetti), ostenta disinteresse: "Noi lavoriamo al programma di governo, lasciamo agli altri le poltrone". In Fi non se lo fanno ripetere due volte. Berlusconi in serata dopo un giro d'orizzonte coi capigruppo, con Ghedini e Letta ha lasciato trapelare l'intenzione di voler insistere su Paolo Romani. È convinto di strappare sul suo capogruppo anche i voti a scrutinio segreto dei dem. Ma c'è il veto opposto da Di Maio sabato scorso per una vecchia e marginale vicenda processuale. I forzisti confidano, chissà, nell'uscita dall'aula dei grillini. Improbabile. Da qui, l'offerta a Salvini e Meloni, col pranzo di oggi a Palazzo Grazioli, di una terna di nomi che includa con Romani anche Anna Maria Bernini e, outsider, Maurizio Gasparri. La Lega viene ricompensata del "sacrificio" con la candidatura alla Regione Friuli di Massimiliano Fedriga.

Il quadretto sarebbe perfetto, a destra, se Grillo, Casaleggio e Di Maio accettassero davvero di andare al governo con Berlusconi. Il fatto è che già quando Gianni Letta in questi giorni ha cercato un contatto col candidato premier dei 5Stelle per organizzare un colloquio telefonico diretto col Cavaliere, si è sentito rispondere da un deputato vicino a Di Maio che no, il dialogo loro preferiscono tenerlo su un piano istituzionale, coi capigruppo di Fi. Tradotto: col Berlusconi condannato e interdetto non è il caso. Vacillerebbe una fetta del 32% appena conquistato. A meno che la voglia di governo a tutti costi non abbia la meglio.