Le ricerche si spostano sul litorale laziale e nell'Italia centrale
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22 marzo 1978
Roma - "Non abbiamo quasi niente in mano. Molte notizie io stesso le apprendo dalla stampa, non solo dai rapporti di polizia". Sono parole di Giovanni De Matteso, procuratore capo della Repubblica a Roma, il massimo magistrato che conduce le indagini sull'affare-Moro. Del rapimento al sesto giorno dall'agguato di vita Fani ancora non si sa. Dal giorno del sequestro le uniche notizie "ufficiali" sono state il volantino delle Br, l'annuncio dell'impiego di reparti dell'esercito e, ultimissima, una dichiarazione del ministro Cossiga che ha confermato l'invio di funzionari inglesi e tedeschi da parte dei loro governi in Italia per collaborare alle indagini.
L'impressione è che nelle mani degli investigatori siano fino a questo momento poco più d'un pugno d'ipotesi, suffragate da tenui indizi. Qualcosa si attende per i prossimi giorni, quando sarà operante il decreto s…
Roma - "Non abbiamo quasi niente in mano. Molte notizie io stesso le apprendo dalla stampa, non solo dai rapporti di polizia". Sono parole di Giovanni De Matteso, procuratore capo della Repubblica a Roma, il massimo magistrato che conduce le indagini sull'affare-Moro. Del rapimento al sesto giorno dall'agguato di vita Fani ancora non si sa. Dal giorno del sequestro le uniche notizie "ufficiali" sono state il volantino delle Br, l'annuncio dell'impiego di reparti dell'esercito e, ultimissima, una dichiarazione del ministro Cossiga che ha confermato l'invio di funzionari inglesi e tedeschi da parte dei loro governi in Italia per collaborare alle indagini.
L'impressione è che nelle mani degli investigatori siano fino a questo momento poco più d'un pugno d'ipotesi, suffragate da tenui indizi. Qualcosa si attende per i prossimi giorni, quando sarà operante il decreto sulle intercettazioni telefoniche che consentirà una maggiore raccolta di notizie "clandestine". A questo proposito, nella mattinata di ieri il procuratore De Matteo ha affiancato a Luciano Infelisi altri quattro magistrati: Antonio Marini, Orazio Savia, Giorgio Santacroce, Luici Campoli. Prende corpo intanto la convinzione che brigatisti e ostaggio non siano più nella capitale. Il rastrellamento di Monte Mario continua, anche se con intensità minore rispetto ai primi giorni, ma le ricerche sono state spostate ora nelle regioni vicine, in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzi e soprattutto sul litorale laziale. La Finanza è impegnata con l'ufficio I, che impiega anche motovedette, per controllare la costa.
Fra le ipotesi ne registriamo una: è possibile che i terroristi si siano allontanati a bordo di un veloce motoscafo, direzione Corsica o altra isola. Più accurati calcoli sui tempi dell'agguato a Moro e alla sua scorta hanno accertato che il commando o parte di esso ha avuto almeno mezz'ora di calma per lasciare Roma, prima dello spiegamento di forze (che in ogni caso i terroristi hanno aggirato riportando per due volte sullo stesso luogo, due auto: ora c'è viva attesa per la grossa moto dei Killers). E poiché si trovavano in una estrema propaggine periferica vicina a grandi vie di comunicazione potrebbero esser riusciti nell'impresa.
Oltre alla mobilitazione dell'esercito, è di ieri la notizia dell'impiego di un corpo antiguerriglia fatto venire direttamente dalla Sardegna. Si tratta di un reparto specializzato di polizia di stanza ad Abbasanta, nell'isola, l'equivalente delle "teste di cuoio" tedesche.
Le indagini registrano conferme, smentite, rare novità. I 96 volantini ciclostilati trovati in un sottopassaggio non erano autentici solo una imitazione attribuibile a simpatizzanti locali dei terroristi che li avevano ricopiati. E' smentita la notizia che i brigatisti in fuga si siano serviti di un furgone dell'azienda del latte o della nettezza urbana: nessun furto è stato registrato nei parchi-macchine delle due aziende. Più credito polizia e carabinieri sembrano dare invece a numerose lettere (anonime) che forniscono nomi e indirizzi di possibili brigatisti. Una di queste, in particolare, rivelerebbe elementi interessanti. Come pure trova conferma la notizia secondo cui alcuni impiegati di banca avrebbero visto, la mattina del 13 marzo scorso, in via Rizzo, una giovane donna che rubava, dopo averne forzato la serratura, una 128 bianca.
Altro fatto nuovo. E' stato accertato che una donna ha accertato che una donna ha acquistato i tre berretti da steward Alitalia in un negozio specializzato di Roma al quale sono ammesse solo poche persone autorizzate. La descrizione della ragazza è uguale all'identità della terrorista di via Fani. Molti volenterosi e testimoni si recano in pellegrinaggio in questura a dire quanto sanno o credono di sapere. A parte qualche nota bizzarra (s'è presentato un culture di telepatia: c'è una piccola ressa di romani che vengono a cercare fra le auto dei brigatisti, quelle rubate loro tempo fa) qualcuno ha raccontato particolari importanti. Per esempio di aver visto fuggire in via Licinio Calvo, a piedi, dopo aver abbandonato la 132 blu, un uomo e una donna con una pistola in pugno.
A tarda sera, tutto al cuore. In via Mario Fani, quella del sequestro, c'è un'auto con targa falsa. La terza beffa dei terroristi? Frenetiche ricerche, pare smentito. "Pare", perché il silenzio degli inquirenti è d'obbligo. A questo proposito circola una battuta, forse l'unica nota lieve in un clima generale pesantissimo. I cronisti sostengono che alle loro domande i funzionari dell'ufficio politico rispondono: "che io sappia non so nulla: se sapessi lo saprei".