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Forza Italia in macerie, scalata da Salvini. Romani: “Silvio non è più leader”

Urla e minacce a Palazzo Grazioli. Il capogruppo al Senato dimissionario con Brunetta: “È finita”
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Matteo Salvini si è preso il centrodestra. Stavolta per davvero. E sotto la sua guida è nato ieri il partito unico della coalizione. Conta solo quello, da qui in avanti, nelle trattative coi 5 Stelle e non solo. Niente più Forza Italia, uscita in frantumi dall'operazione che pure ha portato all'elezione di una sua senatrice, Elisabetta Alberti Casellati, prima presidente donna.

Quel che resta della leadership di Silvio Berlusconi finisce sotto lo scacco dell'alleato. Matteo impallina l'uomo del Cavaliere, Paolo Romani, "brucia" Anna Maria Bernini. Nel pieno del vertice tra i leader, con Salvini e Meloni, ma anche Tajani, Letta, Ghedini e Gasparri, i due capigruppo - Romani e Renato Brunetta - lasciano Palazzo Grazioli sbattendo la porta. "Se questa è la situazione, se dobbiamo farci imporre i nomi dagli altri, noi ce ne andiamo proprio da Forza Italia", urlano i due. Coi presenti che sentono il padrone di casa alzare a s…
Matteo Salvini si è preso il centrodestra. Stavolta per davvero. E sotto la sua guida è nato ieri il partito unico della coalizione. Conta solo quello, da qui in avanti, nelle trattative coi 5 Stelle e non solo. Niente più Forza Italia, uscita in frantumi dall'operazione che pure ha portato all'elezione di una sua senatrice, Elisabetta Alberti Casellati, prima presidente donna.

Quel che resta della leadership di Silvio Berlusconi finisce sotto lo scacco dell'alleato. Matteo impallina l'uomo del Cavaliere, Paolo Romani, "brucia" Anna Maria Bernini. Nel pieno del vertice tra i leader, con Salvini e Meloni, ma anche Tajani, Letta, Ghedini e Gasparri, i due capigruppo - Romani e Renato Brunetta - lasciano Palazzo Grazioli sbattendo la porta. "Se questa è la situazione, se dobbiamo farci imporre i nomi dagli altri, noi ce ne andiamo proprio da Forza Italia", urlano i due. Coi presenti che sentono il padrone di casa alzare a sua volta la voce: "Andate pure, alle prossime elezioni prenderò il 5 per cento in più".

È la scena madre di una tragedia che si consuma tutta in seno al partito. Nella riunione organizzata dai pontieri alle 9 per ricomporre i cocci dell'alleanza, il capo di Fi si presenta con una bozza di comunicato con cui accetta il nome della Bernini lanciato dai leghisti la sera prima. Scoppia il putiferio. Letta, Ghedini e gli altri forzisti chiedono scusa a Salvini, Giorgetti, Meloni e La Russa e chiedono qualche minuto per chiudersi in disparte in una stanza. Le urla - racconteranno gli altri - si sentono distinte a poca distanza. Quando vengono riammessi Salvini e Meloni, è Ghedini che prende la parola per comunicare ai partner che la scelta è caduta su Elisabetta Casellati. Con l'imbarazzo generale quando Berlusconi sbotta stupito al suo fianco: "Ma non avevamo detto che avremmo proposto una rosa di nomi?". L'avvocato è risoluto: "No, è Casellati". Immagine plastica e senza precedenti di una leadership ormai sotto tutela, agli occhi dei presenti.

Romani e Brunetta gettano la spugna e vanno via. Il primo raggiunge il Senato ma non è in aula alla proclamazione e durante il discorso di Casellati. "Sono seriamente preoccupato, non per me ma per il Paese. Berlusconi oggi non si è dimostrato leader, purtroppo - confessa Romani a chi lo incrocia nel Transatlantico di Palazzo Madama - Non è più protagonista. Abbiamo abdicato alla Lega, non abbiamo ottenuto nemmeno il minimo sindacale. La direzione nella quale stiamo andando non è più quella per la quale mi sono battuto, nulla contro Elisabetta, splendida figura, ma non mi riconosco in queste presidenze". E soprattutto nell'asse M5S-Lega ormai egemone. Brunetta a Montecitorio non è da meno. In un incontro coi deputati racconta che è finito tutto, si va verso un governo Lega-M5S, confessa che è tentato di andare nel Misto. Sia lui che Romani poi rientreranno dal proposito dell'addio. Non dal passo indietro.

Martedì entrambi si presenteranno dimissionari ai rispettivi gruppi, aprendo all'elezione dei successori: forse Maria Stella Gelmini alla Camera, Anna Maria Bernini al Senato. "Stavano già raccogliendo le firme contro di me", si è sfogato poi Brunetta. Che poi in un tweet se la prende coi "malpancisti che puntano a prendere il mio posto, tranquilli: non ho alcuna intenzione di fare per altri 5 anni un mestiere così difficile e, per certi versi, pericoloso". Complimenti alla Casellati ma in privato racconta anche lui dell'"amarezza", per la scelta del capo che ha rinunciato a Romani "nella maniera peggiore: adesso il leader appare Salvini". Nel partito è incubo "Lega Italia": l'annessione, il destino di tutti nelle mani di Salvini. Rischio esodo di massa, verso la Lega appunto e perfino Fdi. Tanti sperano in Tajani.

Incassata l'elezione trionfale della presidentessa, Salvini alle 14 raggiunge Berlusconi a Grazioli per rassicurarlo e bersi un crodino (assente la Meloni che protesterà): procediamo insieme anche per il governo, faccio io con Di Maio. Il Cavaliere teme al contrario che "quei due" vogliano scaricarlo, far partire l'esecutivo anche coi voti di Fi, salvo lasciare lui ai margini. Sarà la partita delle prossime settimane.