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(ansa)

Berlusconi: “Salvini governi con chi ci sta, ma Di Maio non può essere premier”

"Lega al governo senza FI? Matteo sarebbe il leader di un partito del 17% che si allea con uno che ne vale il doppio"
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ROMA. "Matteo è persona intelligente, sa benissimo che senza di noi è il leader di un partito del 17 per cento, che va ad allearsi con un altro che vale il doppio. Che vantaggio avrebbe nel fare lo junior partner di Di Maio? E poi vi immaginate gli elettori leghisti, i piccoli imprenditori e gli artigiani del Nordest, che accettano Di Maio premier o qualcuno con caratteristiche simili? Io non voglio che accada questo, non è nei miei progetti. Voglio che Matteo provi a governare. Con noi, e con chi ci sta. Abbiamo vinto le elezioni, perché dovremmo regalare una vittoria ai nostri avversari?". C'è da smaltire la fatica della lunga settimana romana di passione, per Silvio Berlusconi. Le riflessioni che rassegna dal ritiro di Villa San Martino ad Arcore, raggiunto solo ieri, sono un concentrato di concretezza e un messaggio tutt'altro che di resa. All'indirizzo di Di Maio, che vorrebbe un suo passo indietro, e dell'alleato …
ROMA. "Matteo è persona intelligente, sa benissimo che senza di noi è il leader di un partito del 17 per cento, che va ad allearsi con un altro che vale il doppio. Che vantaggio avrebbe nel fare lo junior partner di Di Maio? E poi vi immaginate gli elettori leghisti, i piccoli imprenditori e gli artigiani del Nordest, che accettano Di Maio premier o qualcuno con caratteristiche simili? Io non voglio che accada questo, non è nei miei progetti. Voglio che Matteo provi a governare. Con noi, e con chi ci sta. Abbiamo vinto le elezioni, perché dovremmo regalare una vittoria ai nostri avversari?". C'è da smaltire la fatica della lunga settimana romana di passione, per Silvio Berlusconi. Le riflessioni che rassegna dal ritiro di Villa San Martino ad Arcore, raggiunto solo ieri, sono un concentrato di concretezza e un messaggio tutt'altro che di resa. All'indirizzo di Di Maio, che vorrebbe un suo passo indietro, e dell'alleato che veste ormai i panni di leader del centrodestra. La vicenda delle presidenze si chiude lasciando non pochi feriti, in Forza Italia soprattutto. Ma il Cavaliere non si sente affatto un leader sminuito e ai dirigenti del partito fa sapere che non ha alcuna intenzione di abbandonare il campo. 

"I cinque stelle pensano soltanto a fare una legge elettorale a loro misura, ad adottare qualche provvedimento di pura demagogia e poi tornare al voto. Nella speranza, forse un'illusione, di crescere ancora - sostiene l'ex premier - A noi invece serve tempo per realizzare le cose importanti che abbiamo da fare. Mi rendo conto che i numeri parlamentari sono essenziali, senza non si governa. Ma ormai da settimane si parla solo di questo e non delle cose da fare. Quando tutti noi del centrodestra, magari con accenti diversi, abbiamo parlato di necessità assoluta di ridurre le tasse con la flat-tax, di bloccare l'immigrazione e rimpatriare i clandestini, di creare lavoro per i giovani, va ricordato che non erano vuoti slogan elettorali: sono le cose delle quali l'Italia ha bisogno. I grillini saranno disposti a collaborare su questi punti?" 

L'elezione dei presidenti, in particolare della forzista Elisabetta Alberti Casellati al Senato al posto del collega Paolo Romani (impallinato da M5S e Lega) ha offerto l'istantanea di un partito unico ormai decollato. Salvini egemone. Le voci di un esodo da Fi si moltiplicano. Berlusconi non ci crede. "Con Giorgia e Matteo abbiamo fatto un patto e io mi fido: nessuna forza politica della coalizione accatterà eventuali transfughi di un altro partito - mette in chiaro l'ex premier - Ma non è questa la cosa più importante: il fatto è che io non credo alla cosiddetta Opa di Salvini su Forza Italia, non capisco a cosa gli servirebbe. Il futuro non è quello del partito unico del centrodestra: molti degli elettori che ci hanno votato sono liberali, cattolici, comunque moderati, che non voterebbero mai per la Lega, perché si riconoscono nei nostri valori che sono diversi dai loro. Un centrodestra vincente avrà sempre più bisogno di noi. Altrimenti diventerebbe un Front National, un grande partito capace di prendere molti voti, sì, ma non di vincere. Immagino che Matteo voglia governare, non fare la fine della signora Le Pen. E poi io sono convinto che dopo la fase della protesta, che non porterà risultati, vi sarà di nuovo bisogno della concretezza e dell'esperienza". Sulle minacce di abbandono dei pezzi da 90, da Brunetta a Romani, sull'accusa di aver perso la leadership, non una replica. Ma un messaggio indiretto lo lancia: "Nessuno si deve fare illusioni. Non penso affatto a chiudere Forza Italia, penso semmai a rilanciarla per tornare a vincere, a cambiare chi è necessario cambiare, a dare molto più spazio a chi lavora veramente, per tornare a radicarla in giro per l'Italia".

Piuttosto che lamentarsi, i suoi, confida, dovrebbero apprezzare il buon risultato raggiunto, ai suoi occhi. "Elisabetta è persona che mi è molto vicina dal 1994, condivide i nostri valori e le nostre battaglie e questa era anche l'occasione per segnare una svolta: una donna per la prima volta siede alla seconda carica dello Stato, eletta con un consenso vastissimo. Perché non dovrei essere soddisfatto?" Sul perché non lo siano gli altri non si capacita. "Basta pensare a quale sarebbe stata l'alternativa: la coalizione a pezzi e un presidente del Senato non amico o addirittura ostile. Io preferisco che Fi, con buona pace di chi parla di declino o di debolezza, abbia nelle assemblee parlamentari due presidenze su tre, Senato e Parlamento europeo". Pedine di peso per continuare a trattare al tavolo della politica con un rilevante potere contrattuale. Se poi tutte le trattative, tutti gli incarichi esplorativi dovessero fallire, chissà che la scelta non possa ricadere proprio su Casellati, magari per dar vita a un governo e a una maggioranza assai ampi. Ma questo rientra nei desiderata più reconditi e non dichiarati di Arcore. Quella sarà un'altra storia.