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Sequestro Moro: un nappista ha parlato, adesso si cercano i covi

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25 Marzo 1978

 
Il "giallo" politico del rapimento di Aldo Moro riserva le prime notizie sicure. E' accertato: due brigatisti sono rimasti feriti nel corso della sparatoria che ha fulminato i cinque uomini della scorta del presidente dc. L'ha chiarito la perizia ematologica, consegnata ieri dagli esperti che ha stabilito l'appartenenza, a persone diverse delle macchie di sangue trovate sulle auto abbandonate. Non è possibile stabilire se le ferite sono prodotte da arma da fuoco oppure da eventuali tagli riportati dai terroristi nella precipitosa fuga, in mezzo ai frammenti di vetri. Aldo Moro non è ferito. Altra novità: sono cinque le armi usate dai killers, tre mitra e due pistole. A questa conclusione è arrivata la perizia balistica ordinata dai magistrati sui bossoli trovati a terra.
 Le indagini intanto coordinate dal sottosegretario agl'Interni Antonio Lettieri, diventato il "commissario…
25 Marzo 1978

 
Il "giallo" politico del rapimento di Aldo Moro riserva le prime notizie sicure. E' accertato: due brigatisti sono rimasti feriti nel corso della sparatoria che ha fulminato i cinque uomini della scorta del presidente dc. L'ha chiarito la perizia ematologica, consegnata ieri dagli esperti che ha stabilito l'appartenenza, a persone diverse delle macchie di sangue trovate sulle auto abbandonate. Non è possibile stabilire se le ferite sono prodotte da arma da fuoco oppure da eventuali tagli riportati dai terroristi nella precipitosa fuga, in mezzo ai frammenti di vetri. Aldo Moro non è ferito. Altra novità: sono cinque le armi usate dai killers, tre mitra e due pistole. A questa conclusione è arrivata la perizia balistica ordinata dai magistrati sui bossoli trovati a terra.
 Le indagini intanto coordinate dal sottosegretario agl'Interni Antonio Lettieri, diventato il "commissario speciale" del ministro Cossiga per questa vicenda come avvenne per il terremoto del Friuli con Giuseppe Zamberletti, proseguono fra incertezze e timide novità.

Nove giorni dopo il rapimento, interrogato dai giornalisti sul bilancio dell'inchiesta, il sottosegretario Lettieri ha sintetizzato con un laconico "non positivo ma non negativo" il quadro della situazione, rifiutando ogni altra interpretazione. Il questore di Roma, De Francesco, in un rapido botta e risposta coi cronisti ha detto di essere "ottimista". Motivo? "No comment". Sul tavolo degli inquirenti si allunga l'elenco degli indizi, mentre segna il passo quello degli elementi concreti, fatta eccezione per le due certezze "tecniche" di cui s'è detto sopra.

Dopo l'ultimo agguato dei terroristi a Torino le indagini ora registrano un filo diretto col capoluogo piemontese, per scoprire eventuali analogie o punti in comune fra i due episodi. Nella capitale, degli oltre trenta testimoni interrogati in questi giorni (ai quali va aggiunto un numero imprecisato di segnalazioni telefoniche e personali) quelli ritenuti attendibili non superano le cinque, sei unità.

Partiamo dalle indicazioni più recenti. Giovedì mattina un detenuto per reati comuni s'è presentato, come già abbiamo riferito, a Infelisi. Si tratterebbe di un personaggio sulla trentina, collegati ai nappisti. E proprio da questi avrebbe appreso alcune indicazioni sui "covi" nei quali possono essere nascosti i rapitori di Moro, segnalando piste al magistrato. Le indagini hanno coinvolto non solo gli organismi specializzati in terrorismo ma anche quei segugi abituati a trattare con la mala comune. Si sa che a Roma la piccola e grande "mala" sta collaborando in questi giorni per arrivare in fretta alla soluzione delle indagini e quindi alla fine dell'assedio armato che ne sta falcidiando i profitti (in nove giorni solo una rapina e, proprio ieri, uno scippo). E' stata messa in modo anche l'Interpol che ha spedito segnalazioni in tutta Europa. Si cercano due persone, Silipo Siracusa e Prospero Russo, ricercati per una rapina a Zurigo. I loro documenti erano falsi, provenivano da una partita rubata da un commando di brigatisti a Reggio Calabria.
Prosegue la sfilata dei testimoni, più o meno attendibili, talvolta indicati come "supertesti" a seconda che le loro deposizioni provengano da una pista mai battuta in precedenza. Uno di questi, un magistrato, avrebbe detto ai dirigenti della Digos di aver riconosciuto uno dei terroristi che speravano, indicandone i connotati su una delle foto segnaletiche. Un altro avrebbe indicato la brigatista del commando, nella foto dell'unica donna ricercata, Susanna Ronconi.

Sempre di ieri un'atra indicazione, poi rivelatasi inconsistente. Il proprietario della 128 bianca trovata in Via Licino Calvo ha affermato con sicurezza che l'auto ha percorso in tutto quattordici chilometri dal momento in cui l'aveva parcheggiata prima del furto. Nessun dubbio, ha detto l'uomo: ricordo benissimo il numero del contachilometri, 73 mila. Poi s'è scoperto che il marchingegno era rotto.

Da Napoli intanto, altra traccia. La 128 bianca con targa diplomatica sarebbe stata vista nel capoluogo campano dieci giorni prima del rapimento. In serata due vigilantes in servizio nella zona del rapimento hanno chiesto di poter fornire indicazioni ai funzionari della squadra politica. E' partita un'auto per raccogliere le loro notizie. Ufficialmente avrebbe parlato di una vettura sospetta, in via Cortina d'Ampezzo, alcuni giorni prima dell'agguato, ma si sospetta che la loro dichiarazione nasconda dell'altro.

Il tam tam delle segnalazioni che costringono gl'inquirenti a un estenuante lavoro di verifica, continua incessante. Altro testimone: nella zona del rapimento, a pochi metri dalla strage, subito dopo la sparatoria è stato visto un breve corteo funebre. Breve ricerca all'ufficio anagrafico che si occupa di queste cose, poi la certezza che i brigatisti non hanno caricato l'onorevole Moro su un carro funebre.

Le polemiche sulle indagini si alimentano anche con le voci d'una taglia che qualcuno al Viminale avrebbe intenzione di istituire, per mettere in modo l'ingranaggio delle "confidenze". S'è parlato di mezzo miliardo, ci sono state smentite ufficiali; s'è detto che un centinaio di milioni sono già stati spesi  per informatori che hanno indirizzato su una pista inconsistente. Nella mattinata di ieri il presidente della Repubblica Giovanni Leone s'è recato su un'auto blindata in visita alla signora Eleonora Moro e famiglia.