Confindustria, Boccia: "Il lavoro torni al centro della politica economica"
A Circo Massimo il presidente degli industriali consegna la sua ricetta al futuro governo: "Non tocchiamo le riforme degli ultimi anni. E attenzione: ogni nuova misura sia attuata con gradualità. Serve attenzione per i conti pubblici. E non tocchiamo il Jobs Act"
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ROMA - Responsabilità, realismo, rigore sui conti. Sono le tre R che il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia consegna al dibattito pubblico e a chi avrà l’onere di formare il nuovo governo del Paese. Indicando anche una stella polare: “Ritornare al voto? Inutile, non credo che le cose possano cambiare nel giro di sei mesi. L’Italia deve mettere al centro di ogni programma economico il lavoro”. E il leader degli industriali suggerisce a Lega e M5S gradualità. “Flat tax, reddito di cittadinanza, riduzione dell’Iva. Ma dove li prendiamo tutte le risorse che servono per queste misure? Soprattutto se pensiamo ai conti pubblici che abbiamo: bisogna fare un passo alla volta”. Così a Circo Massimo, il programma di Radio Capital condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto.
Boccia (Confindustria) a Circo Massimo: "Il nuovo governo non tocchi jobs act e riforme avviate"
Deficit e Europa. Il presidente degli industriali commenta l'esito del voto: "Nessuna forza politica è in grado da sola di formare un governo e attuare un programma. Quindi bisognerà trovare un compromesso tra le varie posizioni. E in questo contesto mi auguro che il confronto tra i partiti sia dal punto di vista economico un bagno di realtà". Che significa soprattutto attenzione ai conti pubblici e a non porre in essere misure che aumentano il deficit. E soprattutto attenzione all'Europa: "L'europeismo è una scelta del Sistema Paese, non dei songoli governi. Dobbiamo confermare con forza la nostra scelta di fondo ed essere a fianco di Germania e Francia per rilanciare la crescita".
Lavoro e Mezzogiorno. Poi un giudizio sulle prove tecniche di intesa governativa della coppia Salvini-Di Maio. Per Boccia la Lega e il M5S "si sono istituzionalizzati. Ripeto: nessuno ha vinto e nessuno potrà realizzare tutto il proprio programma. Il compromesso costringerà a fare i conti con la realtà". E la realtà economica italiana impone di seguire tre direttive: crescita, riduzione dei divari e non aumento del debito. "Nel nostro Paese è arrivato il momento di mettere il lavoro al centro del programma economico. Il voto del Mezzogiorno è un grido di dolore che va preso in considerazione".
Reddito di cittadinanza e Flat tax. Non manca un giudizio analitico sulle chiavi di volta dei programmi economici di M5S e Lega. Si parte dai 5Stelle. "Reddito di cittadinanza? Va bene insistere sul tema del lavoro. Ma pensiamo a creare occupazione. E poi si può pensare a un reddito di inclusione per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro". Poi la Lega. "Attuare subito la flat tax è impensabile. Pensiamo invece a un cuneo fiscale e a una defiscalizzazione per chi assume i ragazzi".
Jobs Act e Iva. Poi la difesa di alcune riforme del governo Renzi: "Abbiamo premura che alcuni provvedimenti come il Jobs Act e Industria 4.0 non si tocchino". E tra le "priorità" anche quella di disinnescare le clausole di salvaguardia, e dunque i rialzi dell'Iva, nel 2019."Un incremento della tassazione indiretta peserebbe sulle imprese di largo consumo", spiega, ma anche questo comporta deficit. Da qui la necessità che il governo che verrà valuti "un percorso selettivo per aiutare il paese a crescere". Serve "ora onestà intellettuale, fare i conti con la realtà e costruire un percorso".
Le sanzioni alla Russia. l costo delle sanzioni alla Russia per il nostro sistema industriale è stato "di svariati miliardi di euro". Ancora: "E' evidente che ogni tensione con qualsiasi paese essendo noi paese esportatore può creare un rallentamento nella crescita del paese e delle aziende con vocazione export in quelle aree di riferimento", afferma puntando il dito contro i paesi che invece aggirano le sanzioni. "Noi non siamo irresponsabili e quindi seguiamo la linea del nostro governo", ma se gli altri non lo fanno si crea una "distonia economica" e "un rischio di asimmetrie con gli altri paesi".