Salvini non cede all'ultima offerta di Di Maio: “Io premier, a te i ministri forti”
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAI 5Stelle: indicate nomi di area, non forzisti. Il leader della Lega: “Non voglio incarichi esplorativi”. Berlusconi: “Meglio fuori che posti di serie B”
L'ultima "irrinunciabile" offerta i pontieri di Luigi Di Maio l'hanno recapitata a Salvini giusto alla vigilia della giornata clou delle consultazioni. Altro che "contratto alla tedesca sui programmi": posti che contano, spartizione di potere al governo, occasionissima da prendere o lasciare. Ovvero: accettare il premier M5S per ottenere le deleghe più pesanti nel futuro governo, siano pure Interni, Economia, Sviluppo. Meglio se con uomini di area che non con parlamentari. Via libera anche a un paio di dicasteri a Forza Italia, anche lì esterni, a patto di non dover stringere la mano a Berlusconi.
Un pacchetto destinato, nella strategia pragmatica fino al cinismo del candidato premier 5 stelle, a chiudere con un blitz la partita. Ma nella giornata già nera di Matteo Salvini - complici le notizie piovute dalla Sicilia di arrestati e inquisiti nel suo movimento - il "pacchetto" dei grillini non ha sortito l'effetto sperato.…
Un pacchetto destinato, nella strategia pragmatica fino al cinismo del candidato premier 5 stelle, a chiudere con un blitz la partita. Ma nella giornata già nera di Matteo Salvini - complici le notizie piovute dalla Sicilia di arrestati e inquisiti nel suo movimento - il "pacchetto" dei grillini non ha sortito l'effetto sperato.…
L'ultima "irrinunciabile" offerta i pontieri di Luigi Di Maio l'hanno recapitata a Salvini giusto alla vigilia della giornata clou delle consultazioni. Altro che "contratto alla tedesca sui programmi": posti che contano, spartizione di potere al governo, occasionissima da prendere o lasciare. Ovvero: accettare il premier M5S per ottenere le deleghe più pesanti nel futuro governo, siano pure Interni, Economia, Sviluppo. Meglio se con uomini di area che non con parlamentari. Via libera anche a un paio di dicasteri a Forza Italia, anche lì esterni, a patto di non dover stringere la mano a Berlusconi.
Un pacchetto destinato, nella strategia pragmatica fino al cinismo del candidato premier 5 stelle, a chiudere con un blitz la partita. Ma nella giornata già nera di Matteo Salvini - complici le notizie piovute dalla Sicilia di arrestati e inquisiti nel suo movimento - il "pacchetto" dei grillini non ha sortito l'effetto sperato. "A noi i giochi di poltrone non interessano", è stato il lapidario (e privato) commento del leghista che si è confrontato tutto il giorno da Milano coi suoi dirigenti per pianificare l'incontro di oggi col presidente Mattarella. Poi in serata, dopo aver assistito al derby, ha parlato in pubblico alzando ancor più il tiro: "Qualcuno alla fine dovrà cedere, perché se tutti rimarranno sulle loro posizioni si andrà a votare o a giugno o a ottobre. Se tra due mesi siamo ancora qua a dirci le stesse cose, basta". Al voto presto se non c'è accordo lo dirà anche Giorgia Meloni lasciando il Quirinale dopo le consultazioni. Salvini ci andrà stamattina e intanto anticipa: "A Mattarella dirò che la coalizione che ha vinto è il centrodestra e il programma da cui si parte è quello del centrodestra". Allora toccherà proprio al leghista ricevere subito l'incarico, come ipotizzato dall'alleata Meloni al Colle? Niente affatto. La replica di Salvini a quella che viene considerata una mezza provocazione è piccata: "L'esploratore lo facevo quando facevo il boy scout a 10 anni, adesso c'è poco da esplorare, i numeri non ci sono".
Questo non vuol dire affatto che la partita con Di Maio sia chiusa, anzi. "Il successo di due leader come Salvini e Di Maio ci ha fatto entrare in una fase nuova, che può dare anche esiti imprevedibili", è lo spiraglio che il braccio destro del capo leghista, Giancarlo Giorgetti, tiene aperto ai potenziali alleati da Porta a Porta. La Lega? "Intanto portiamo avanti le consultazioni, aspettiamo di vedere le carte", dice in serata il 5 stelle Riccardo Fraccaro lasciando la Camera. Tutto è in movimento e, nonostante i tatticismi, tutto sembra portare ancora nella direzione di una possibile intesa M5s-centrodestra.
Salvini e Di Maio si sono sentiti anche ieri, hanno concordato di vedersi ma a questo punto dopo il primo giro di consultazioni che si chiude oggi. "Lo vedrò la prossima settimana in campo neutro a Roma", ha chiarito il senatore. Ma in giornata il capo leghista ha sentito e ha provato a rassicurare anche Silvio Berlusconi, nel frattempo spostatosi nella Capitale per riunire a pranzo lo stato maggiore a Palazzo Grazioli. Il messaggio all'alleato è sempre lo stesso: sarà salvaguardata l'unità del centrodestra, nessuno strappo. Ovvero, per usare le parole sempre di Giorgetti a Radio Capital, Circo Massimo, "Di Maio non ci chieda di tradire Berlusconi, non si fa così il contratto alla tedesca, i 5 milioni di elettori di Fi non possono essere trattati come infetti". Il Cavaliere, che stamattina andrà al Quirinale con le capogruppo Bernini e Gelmini, si sente rassicurato fino a un certo punto.
È durato oltre tre ore il vertice con Antonio Tajani, Gianni Letta e Niccolò Ghedini, le capogruppo e Mara Carfagna, neo vicepresidente della Camera. Non sono mancati momenti di tensione. "Piuttosto che raccattare ministeri di serie B o addirittura degli esterni, restiamo fuori dal governo - sono state le parole del leader forzista - se ci entriamo, gli uomini li scelgo io. Abbiamo 170 parlamentari che presto aumenteranno". Al Colle ribadirà che il premier deve essere di centrodestra, Matteo Salvini, e che il dialogo col M5S è impraticabile per colpa dei loro veti. Di Maio premier in ogni caso per lui è inaccettabile. Letta ha insistito sul dubbio più inquietante per il padrone di casa: quanto potrà garantire Salvini sul conflitto di interessi e le frequenze tv? Berlusconi avrebbe voluto un comunicato finale di fuoco contro il M5S. Alla fine prevale la linea più soft suggerita da Ghedini: tenere unito il centrodestra, mantenere il rapporto stretto con la Lega, non rompere in via definitiva coi grillini. Perché un governo prima o poi bisognerà pur farlo, se vorranno evitare lo spettro del voto anticipato.
Un pacchetto destinato, nella strategia pragmatica fino al cinismo del candidato premier 5 stelle, a chiudere con un blitz la partita. Ma nella giornata già nera di Matteo Salvini - complici le notizie piovute dalla Sicilia di arrestati e inquisiti nel suo movimento - il "pacchetto" dei grillini non ha sortito l'effetto sperato. "A noi i giochi di poltrone non interessano", è stato il lapidario (e privato) commento del leghista che si è confrontato tutto il giorno da Milano coi suoi dirigenti per pianificare l'incontro di oggi col presidente Mattarella. Poi in serata, dopo aver assistito al derby, ha parlato in pubblico alzando ancor più il tiro: "Qualcuno alla fine dovrà cedere, perché se tutti rimarranno sulle loro posizioni si andrà a votare o a giugno o a ottobre. Se tra due mesi siamo ancora qua a dirci le stesse cose, basta". Al voto presto se non c'è accordo lo dirà anche Giorgia Meloni lasciando il Quirinale dopo le consultazioni. Salvini ci andrà stamattina e intanto anticipa: "A Mattarella dirò che la coalizione che ha vinto è il centrodestra e il programma da cui si parte è quello del centrodestra". Allora toccherà proprio al leghista ricevere subito l'incarico, come ipotizzato dall'alleata Meloni al Colle? Niente affatto. La replica di Salvini a quella che viene considerata una mezza provocazione è piccata: "L'esploratore lo facevo quando facevo il boy scout a 10 anni, adesso c'è poco da esplorare, i numeri non ci sono".
Questo non vuol dire affatto che la partita con Di Maio sia chiusa, anzi. "Il successo di due leader come Salvini e Di Maio ci ha fatto entrare in una fase nuova, che può dare anche esiti imprevedibili", è lo spiraglio che il braccio destro del capo leghista, Giancarlo Giorgetti, tiene aperto ai potenziali alleati da Porta a Porta. La Lega? "Intanto portiamo avanti le consultazioni, aspettiamo di vedere le carte", dice in serata il 5 stelle Riccardo Fraccaro lasciando la Camera. Tutto è in movimento e, nonostante i tatticismi, tutto sembra portare ancora nella direzione di una possibile intesa M5s-centrodestra.
Salvini e Di Maio si sono sentiti anche ieri, hanno concordato di vedersi ma a questo punto dopo il primo giro di consultazioni che si chiude oggi. "Lo vedrò la prossima settimana in campo neutro a Roma", ha chiarito il senatore. Ma in giornata il capo leghista ha sentito e ha provato a rassicurare anche Silvio Berlusconi, nel frattempo spostatosi nella Capitale per riunire a pranzo lo stato maggiore a Palazzo Grazioli. Il messaggio all'alleato è sempre lo stesso: sarà salvaguardata l'unità del centrodestra, nessuno strappo. Ovvero, per usare le parole sempre di Giorgetti a Radio Capital, Circo Massimo, "Di Maio non ci chieda di tradire Berlusconi, non si fa così il contratto alla tedesca, i 5 milioni di elettori di Fi non possono essere trattati come infetti". Il Cavaliere, che stamattina andrà al Quirinale con le capogruppo Bernini e Gelmini, si sente rassicurato fino a un certo punto.
È durato oltre tre ore il vertice con Antonio Tajani, Gianni Letta e Niccolò Ghedini, le capogruppo e Mara Carfagna, neo vicepresidente della Camera. Non sono mancati momenti di tensione. "Piuttosto che raccattare ministeri di serie B o addirittura degli esterni, restiamo fuori dal governo - sono state le parole del leader forzista - se ci entriamo, gli uomini li scelgo io. Abbiamo 170 parlamentari che presto aumenteranno". Al Colle ribadirà che il premier deve essere di centrodestra, Matteo Salvini, e che il dialogo col M5S è impraticabile per colpa dei loro veti. Di Maio premier in ogni caso per lui è inaccettabile. Letta ha insistito sul dubbio più inquietante per il padrone di casa: quanto potrà garantire Salvini sul conflitto di interessi e le frequenze tv? Berlusconi avrebbe voluto un comunicato finale di fuoco contro il M5S. Alla fine prevale la linea più soft suggerita da Ghedini: tenere unito il centrodestra, mantenere il rapporto stretto con la Lega, non rompere in via definitiva coi grillini. Perché un governo prima o poi bisognerà pur farlo, se vorranno evitare lo spettro del voto anticipato.