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Quirinale in allarme per la Siria, si parte dal tentativo centrodestra-M5S

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Timori per la Lega filo-russa, l’ipotesi di mandato a Casellati e di un secondo giro per Di Maio
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L'attacco dei missili in Siria irrompe sullo scenario che Sergio Mattarella sta disegnando per uscire dallo stallo di governo. E lo cambia, in corsa. Nei nomi e anche nelle modalità. Nel borsino dell'incarico, che il presidente della Repubblica è pronto a conferire a metà della prossima settimana, scendono le quotazioni, già basse, di un preincarico a Matteo Salvini. Salgono le chance di Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato, e quindi si rafforza l'opzione del mandato esplorativo. Per dare un governo al Paese il Colle vuole partire dalla trattativa che fin qui è andata più avanti, pur tra veti e ostacoli, quella tra centrodestra e M5S.

La crisi siriana, peraltro, semina nuove divisioni. In un crescendo di accuse, che vanno avanti per tutta la giornata, Salvini addossa colpe e responsabilità a quelli "del grilletto facile, dei missili, delle fake news". Incita su Facebook: "Pazzesco, fer…
L'attacco dei missili in Siria irrompe sullo scenario che Sergio Mattarella sta disegnando per uscire dallo stallo di governo. E lo cambia, in corsa. Nei nomi e anche nelle modalità. Nel borsino dell'incarico, che il presidente della Repubblica è pronto a conferire a metà della prossima settimana, scendono le quotazioni, già basse, di un preincarico a Matteo Salvini. Salgono le chance di Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato, e quindi si rafforza l'opzione del mandato esplorativo. Per dare un governo al Paese il Colle vuole partire dalla trattativa che fin qui è andata più avanti, pur tra veti e ostacoli, quella tra centrodestra e M5S.

La crisi siriana, peraltro, semina nuove divisioni. In un crescendo di accuse, che vanno avanti per tutta la giornata, Salvini addossa colpe e responsabilità a quelli "del grilletto facile, dei missili, delle fake news". Incita su Facebook: "Pazzesco, fermiamoli". Contro gli alleati storici dell'Italia, dalla parte di Assad e Putin. In rotta di collisione con gli impegni che il capo dello Stato aveva già sollecitato nei faccia a faccia durante le consultazioni, e che adesso con i venti di guerra diventano una linea rossa per il Quirinale: un aspirante premier non può mettersi fuori dal quadro di alleanze internazionali ed europee del nostro paese. Dubbi e preoccupazioni sulla scelta del leader leghista perciò sono forti. Così, il primo tentativo potrebbe finire nelle mani della presidente del Senato, con un mandato esplorativo. Casellati, del resto, è prodiga di dichiarazioni di fedeltà ai nostri tradizionali partner internazionali (oltre che a Berlusconi, "sarebbe una ferita mettere un veto nei suoi confronti"), e già pronta al compito: "Se Mattarella mi chiama, difficile dire di no".

Per ora la gestione della crisi è nelle mani del premier Gentiloni. Che si è espresso contro l'escalation, dopo aver spiegato che l'attacco della scorsa notte non è partito da basi italiane. L'Italia ha solo permesso l'uso di Aviano agli aerei F-16 destinati a proteggere le navi Usa nel mediterraneo. Un permesso "logistico" visto che questi caccia avevano solo armamento difensivo e non potevano compiere attacchi. E neppure le navi da proteggere hanno lanciato missili. La nostra Difesa è stata informata prima del via ai raid.

La linea del governo uscente ha posizionato il Paese in asse con la posizione tedesca, distinta dal fronte anglo-franco-americano che sta teorizzando l'attacco ad Assad. Di certo il raid a Damasco, e l'incubo di uno scontro Usa-Russia, hanno innescato un cambio di marcia nella vicenda del governo. Il timing è quello che il capo dello Stato aveva annunciato alla fine delle consultazioni: le decisioni fra mercoledì e giovedì (martedì è fissato il dibattito al Senato sull'attacco in Siria). Ma dà il senso di un clima pesante. Anche Di Maio, l'altro duellante per Palazzo Chigi, si schiera apertamente con il fronte occidentale, "dobbiamo restare dalla parte dei nostri alleati, e l'Europa deve stare unita" (procurandosi perfino l'applauso di Casini). Però nel cammino per uscire dallo stallo che si va prefigurando, il leader dei 5Stelle sarebbe la seconda carta da giocare.

In prima battuta, la chiamata al Colle sarà per la coalizione più forte, il centrodestra. In prima fila, ci sarebbe appunto la presidente del Senato. Con un compito preciso: esplorare il perimetro centrodestra-M5S, verificare definitivamente se c'è un barlume di speranza per una maggioranza insieme o archiviare per sempre. Tradotto: certificare se il veto di Di Maio a Berlusconi può in qualche modo venir meno oppure no. A quel punto, in caso di fallimento del primo step, Mattarella passerebbe al passaggio numero due.

In questo caso, l'area da indagare per trovare una maggioranza sarebbe un'altra: solo Lega-M5S. Toccherebbe a Luigi Di Maio, oppure, in caso di esplorazione, al presidente della Camera Fico. Il macigno da rimuovere è quest'altro, non meno pesante: Salvini accetta di rompere con Berlusconi? Se c'è lo strappo, nasce il governo 5Stelle-Lega, e a garantire gli equilibri internazionali rispetto alle posizioni filo-russe del leader leghista sarebbe il filo-atlantico Di Maio. Fallisce anche questo secondo step? La terza carta di Mattarella si chiama governo di tregua. Dentro tutti quelli che diranno di sì ad un appello del capo dello Stato. Il convitato principale è il Pd che a quel punto, fuori scena come premier Salvini e Di Maio, si scongela e rientra in scena. E con il ritorno in maggioranza del partito che ha governato in questi ultimi anni, il tasso di europeismo e di rispetto dei rapporti internazionali è assicurato.