Battute, insulti e comizi social: la resa dei conti tra Berlusconi e Salvini
Alessandra Longo , di ALESSANDRA LONGOGli ultimi tre giorni hanno diviso i due alleati: il leader forzista ha cambiato i programmi più "populisti" da Mediaset. Il leghista risponde su Facebook ed evoca le urne
Dicono che gli "animali" feriti siano i più pericolosi. Perciò, usando la licenza della metafora, il Caimano Berlusconi, uscito trafitto dalle elezioni, scansato dai Cinque Stelle e diventato palla al piede per le ambizioni di Matteo Salvini, è in una fase pericolosa. I segnali ci sono tutti, tanto più nelle ultime 48 ore. Un'escalation di vaffa tra l'anziano ex premier e l'astro nascente della Lega, premiato dal voto.
Attenti ai segnali che sono gli stessi con i quali Berlusconi fece fuori Gianfranco Fini a suo tempo. Silvio al tramonto dichiara nuovamente dal predellino, come fece a San Babila nel 2007, (due predellini in due giorni anche se adesso gli capita di inciampare dal palco) e affida ai soliti media di sua proprietà l'offensiva contro il parente/serpente che gli vuole fare le scarpe. Stessa strategia stile casa di Montecarlo. L'11 aprile il quotidiano di famiglia titola pesante in prima pagina: "Salvini …
Attenti ai segnali che sono gli stessi con i quali Berlusconi fece fuori Gianfranco Fini a suo tempo. Silvio al tramonto dichiara nuovamente dal predellino, come fece a San Babila nel 2007, (due predellini in due giorni anche se adesso gli capita di inciampare dal palco) e affida ai soliti media di sua proprietà l'offensiva contro il parente/serpente che gli vuole fare le scarpe. Stessa strategia stile casa di Montecarlo. L'11 aprile il quotidiano di famiglia titola pesante in prima pagina: "Salvini …
Dicono che gli "animali" feriti siano i più pericolosi. Perciò, usando la licenza della metafora, il Caimano Berlusconi, uscito trafitto dalle elezioni, scansato dai Cinque Stelle e diventato palla al piede per le ambizioni di Matteo Salvini, è in una fase pericolosa. I segnali ci sono tutti, tanto più nelle ultime 48 ore. Un'escalation di vaffa tra l'anziano ex premier e l'astro nascente della Lega, premiato dal voto.
Attenti ai segnali che sono gli stessi con i quali Berlusconi fece fuori Gianfranco Fini a suo tempo. Silvio al tramonto dichiara nuovamente dal predellino, come fece a San Babila nel 2007, (due predellini in due giorni anche se adesso gli capita di inciampare dal palco) e affida ai soliti media di sua proprietà l'offensiva contro il parente/serpente che gli vuole fare le scarpe. Stessa strategia stile casa di Montecarlo. L'11 aprile il quotidiano di famiglia titola pesante in prima pagina: "Salvini ad un passo dal vendersi a Grillo". Il teorema è quello più caro al centrodestra: "Se va con i Cinque Stelle è un tradimento". Il traditore Matteo che flirta con Di Maio. Un traditore che diventa bersaglio. L'artiglieria ha l'ordine di schierarsi. Via da Mediaset chi appare troppo incline al populismo, chi non ha fatto abbastanza per impedire il sorpasso della Lega alle elezioni, fuori in un colpo solo Belpietro, Del Debbio e Giordano, calibri da Novanta. L'azienda minimizza ma gli editti dei tempi d'oro insegnano. Siamo all'assetto di guerra.
Il Caimano, pur umiliato nelle urne, ha intenzione di vendere cara la pelle, provoca l'alleato, irride e insulta i suoi interlocutori, non ha nulla da perdere. Fa imbestialire Salvini per la gag, scientificamente preparata, al Quirinale. Giovedì 12, sul Colle, doveva passare l'immagine del centrodestra unito e indivisibile, Berlusconi normalizzato e silente accanto ai giovani alleati. E invece ecco che il timoniere semilicenziato li sbertuccia. Si riprende il microfono, cronisti guardate me: "Mi raccomando sappiate distinguere i vecchi democratici da chi non conosce l'abc della democrazia...". Come i bambini cattivi che pestano i castelli di sabbia degli altri. "Una battuta destinata a Di Battista che l'aveva definito "il male assoluto"", spiega un esegeta, il neodeputato Giorgio Mulé. "Una battutaccia inopportuna che ha dato a Di Maio il pretesto per respingere in blocco la proposta che avevamo avanzato un'ora prima", accusa Giancarlo Giorgetti, l'uomo forte della Lega.
Salvini risponde colpo su colpo: "Se Berlusconi e Cinque Stelle continuano a dirsi l'un l'altro malavitoso e antidemocratico, gli italiani si stufano, io mi stufo e si torna a votare". Io mi stufo: è la minaccia. Volano gli stracci, altro che unitarietà. "Nessuno può dire a me, al mio partito cosa fare", avverte il leader di Forza Italia. E denuncia (video Corriere tv): "Se Forza Italia perde nel Molise, c'è il rischio di un governo Lega- Fratelli d'Italia (s'intende con i pentastellati) che provocherebbe la fuga di imprese, la fuga di capitali, la fuga di investimenti, il disastro nei mercati azionari". Sibila esasperato Salvini: "Sono ai limiti della pazienza. Fino a che continueranno gli insulti del mio alleato Berlusconi e del signor Di Battista non se ne esce", sibila esasperato Salvini. Il Caimano ferito non lo sente, se ne infischia, monta sul predellino e urla: "Avanti tutta!". Anche ieri, come il 18 novembre del 2007, quando annuncìò la nascita del Pdl. Ma adesso c'è il dubbio che non lo seguano. Lui, comunque, usa tutte le armi che ha. L'attacco in Siria, per esempio. Salvini il putiniano parla di "errore tremendo" di "missili che aiutano i terroristi" ed ecco immediata la risposta dell'alleato insolitamente asciutta e tagliente perché pensata per le cancellerie europee: "In queste situazioni è meglio non pensare e non dire nulla". Avanti così...
Attenti ai segnali che sono gli stessi con i quali Berlusconi fece fuori Gianfranco Fini a suo tempo. Silvio al tramonto dichiara nuovamente dal predellino, come fece a San Babila nel 2007, (due predellini in due giorni anche se adesso gli capita di inciampare dal palco) e affida ai soliti media di sua proprietà l'offensiva contro il parente/serpente che gli vuole fare le scarpe. Stessa strategia stile casa di Montecarlo. L'11 aprile il quotidiano di famiglia titola pesante in prima pagina: "Salvini ad un passo dal vendersi a Grillo". Il teorema è quello più caro al centrodestra: "Se va con i Cinque Stelle è un tradimento". Il traditore Matteo che flirta con Di Maio. Un traditore che diventa bersaglio. L'artiglieria ha l'ordine di schierarsi. Via da Mediaset chi appare troppo incline al populismo, chi non ha fatto abbastanza per impedire il sorpasso della Lega alle elezioni, fuori in un colpo solo Belpietro, Del Debbio e Giordano, calibri da Novanta. L'azienda minimizza ma gli editti dei tempi d'oro insegnano. Siamo all'assetto di guerra.
Il Caimano, pur umiliato nelle urne, ha intenzione di vendere cara la pelle, provoca l'alleato, irride e insulta i suoi interlocutori, non ha nulla da perdere. Fa imbestialire Salvini per la gag, scientificamente preparata, al Quirinale. Giovedì 12, sul Colle, doveva passare l'immagine del centrodestra unito e indivisibile, Berlusconi normalizzato e silente accanto ai giovani alleati. E invece ecco che il timoniere semilicenziato li sbertuccia. Si riprende il microfono, cronisti guardate me: "Mi raccomando sappiate distinguere i vecchi democratici da chi non conosce l'abc della democrazia...". Come i bambini cattivi che pestano i castelli di sabbia degli altri. "Una battuta destinata a Di Battista che l'aveva definito "il male assoluto"", spiega un esegeta, il neodeputato Giorgio Mulé. "Una battutaccia inopportuna che ha dato a Di Maio il pretesto per respingere in blocco la proposta che avevamo avanzato un'ora prima", accusa Giancarlo Giorgetti, l'uomo forte della Lega.
Salvini risponde colpo su colpo: "Se Berlusconi e Cinque Stelle continuano a dirsi l'un l'altro malavitoso e antidemocratico, gli italiani si stufano, io mi stufo e si torna a votare". Io mi stufo: è la minaccia. Volano gli stracci, altro che unitarietà. "Nessuno può dire a me, al mio partito cosa fare", avverte il leader di Forza Italia. E denuncia (video Corriere tv): "Se Forza Italia perde nel Molise, c'è il rischio di un governo Lega- Fratelli d'Italia (s'intende con i pentastellati) che provocherebbe la fuga di imprese, la fuga di capitali, la fuga di investimenti, il disastro nei mercati azionari". Sibila esasperato Salvini: "Sono ai limiti della pazienza. Fino a che continueranno gli insulti del mio alleato Berlusconi e del signor Di Battista non se ne esce", sibila esasperato Salvini. Il Caimano ferito non lo sente, se ne infischia, monta sul predellino e urla: "Avanti tutta!". Anche ieri, come il 18 novembre del 2007, quando annuncìò la nascita del Pdl. Ma adesso c'è il dubbio che non lo seguano. Lui, comunque, usa tutte le armi che ha. L'attacco in Siria, per esempio. Salvini il putiniano parla di "errore tremendo" di "missili che aiutano i terroristi" ed ecco immediata la risposta dell'alleato insolitamente asciutta e tagliente perché pensata per le cancellerie europee: "In queste situazioni è meglio non pensare e non dire nulla". Avanti così...