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(lapresse)

Di Maio senza sbocchi chiede aiuto a Casaleggio

Il timore del passo indietro. A Fico applausi dal Pd
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ROMA. Sono due gli scenari che Luigi Di Maio proprio non vuole immaginare, ma che si ritrova davanti ogni volta che si ferma a pensare: e ora? Il primo prevede la sua uscita di scena come candidato premier per far partire un governo col Pd. Il secondo vede il presidente della Camera Roberto Fico che riceve un mandato da esploratore dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e trova i numeri per trasformarlo in un incarico pieno. Il capo politico M5S ieri mattina aveva dettato la linea convinto: "Salvini ha ancora 24 ore di tempo, poi addio. E vada come vada". I richiami nei confronti del Carroccio perché abbandoni Forza Italia sono continuati negli ultimi giorni attraverso gli intermediari. Ma l'esito, a ieri notte, era ancora negativo. A pranzo, nell'ora che ha dedicato a Davide Casaleggio dietro il riservato paravento del Caffè Illy, il deputato ha informato il manager dello stallo in atto.

Di come con la Lega non si veda via d'uscita…
ROMA. Sono due gli scenari che Luigi Di Maio proprio non vuole immaginare, ma che si ritrova davanti ogni volta che si ferma a pensare: e ora? Il primo prevede la sua uscita di scena come candidato premier per far partire un governo col Pd. Il secondo vede il presidente della Camera Roberto Fico che riceve un mandato da esploratore dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e trova i numeri per trasformarlo in un incarico pieno. Il capo politico M5S ieri mattina aveva dettato la linea convinto: "Salvini ha ancora 24 ore di tempo, poi addio. E vada come vada". I richiami nei confronti del Carroccio perché abbandoni Forza Italia sono continuati negli ultimi giorni attraverso gli intermediari. Ma l'esito, a ieri notte, era ancora negativo. A pranzo, nell'ora che ha dedicato a Davide Casaleggio dietro il riservato paravento del Caffè Illy, il deputato ha informato il manager dello stallo in atto.

Di come con la Lega non si veda via d'uscita. Di quanto lo schema iniziale, quello che "per far partire il Parlamento" aveva funzionato così bene, si sia incagliato sullo scoglio più grande: la guida di Palazzo Chigi. "Forse Salvini ha davvero paura che Berlusconi gli faccia fare la fine di Fini o di Alfano", rifletteva in un Transatlantico affollato per il dibattito sulla Siria l'ex esponente del direttorio Carla Ruocco. Tra i parlamentari del Movimento lo scetticismo nei confronti del Partito democratico resta alto. E la paura delle armi non convenzionali che potrebbe tirar fuori Silvio Berlusconi comincia a esprimersi: "Salvatore Caiata diceva di voler restar fedele a noi?", chiede poco fuori dall'aula Carlo Sibilia. "Andate a domandarglielo adesso, guardate come si sta muovendo il presidente del Potenza calcio...". Che i tentativi di reclutamento di nuovi "responsabili" possano portare sessanta deputati nella pancia del centrodestra è dato per improbabile. Ma ieri, per la prima volta da oltre un mese, Di Maio non ha fatto nulla per celare il suo nervosismo. Si è precipitato in aula, inusualmente senza cravatta, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda. Ha ascoltato in silenzio l'intervento sulla Siria. Poi ha dribblato i cronisti per partire verso il Molise. Comizio elettorale a Montenero di Bisaccia. E una frase che suona come l'anticamera di una rinuncia: "L'importante è fare un governo fatto bene, che cambi le cose, altrimenti non ne vale la pena".

Eppure ieri qualcosa si è mosso. La proposta del segretario pd Maurizio Martina di parlare di temi a partire da "povertà, famiglia, lavoro" è subito accolta dai capigruppo M5S come un'"iniziativa utile". Soprattutto, il presidente della Camera Roberto Fico - che schiva qualsiasi domanda politica fingendo di non sentirla - ha conquistato con una sola mossa il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro e il deputato Francesco Boccia. In pratica, mezzo pd, dopo aver chiesto - in conferenza dei capigruppo - che si faccia "un supplemento di riflessione sulla possibilità di esaminare il decreto legislativo che attua la riforma delle carceri" dopo il richiamo del garante dei detenuti. Si tratta di norme che rischiano di scadere e contro cui la Lega si è battuta con tutte le sue forze, appoggiata dal ministro della Giustizia in pectore dei 5 stelle, il fedelissimo di Di Maio Alfonso Bonafede. 

Le affinità elettive tra la terza carica dello Stato e il centrosinistra non sono notizia di ieri. Ma i vertici del Movimento negano preoccupazioni: "Fico sta facendo quel che voleva davvero grazie a Di Maio e non gli farebbe agguati. È irrealistico pensare che possa diventare premier al posto suo". Dopo il prevedibile fallimento della possibile incaricata di oggi, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, però, Mattarella non avrà molte opzioni: una volta sondato il centrodestra, potrebbe dare un preincarico a Di Maio. Oppure cercare un nome terzo, a partire da quello del presidente della Camera. A quel punto il capo politico del Movimento dovrà scegliere se rischiare, accettando l'incarico senza avere in mano un patto già chiuso. O se abbandonare il campo e la stessa idea di diventare premier. Quello che spera, è che Mattarella gli ponga davanti quella scelta il più tardi possibile.