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Di Maio ha fretta ma Salvini non decide

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Il capo del M5S in attesa di un segnale, anche prima del nuovo incarico del Colle. Forza Italia cerca di compattare il centrodestra
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ROMA. La stretta di Luigi Di Maio su Matteo Salvini. Il gioco di sponda, i messaggi ammiccanti a distanza, come pure i veti incrociati contro gli "altri" (Berlusconi e Renzi), non bastano più. Soprattutto rischiano di spazientire il Colle. Chiuso comunque il cantiere della possibile intesa con il centrodestra unito, adesso il leader del Movimento si attende dal capo della Lega un segnale concreto, "presto, molto presto". Possibilmente prima del nuovo incarico che verrà affidato dalla Presidenza Mattarella con ogni probabilità domani.

La disputa è stata al centro delle telefonate e dei messaggi che tra i due si sono ripetuti anche per tutta la giornata di ieri. Ma non ne sono venuti a capo. Mentre in pubblico Di Maio dal Salone del mobile di Milano esercitava altro pressing lasciando intendere che l'accordo fosse quasi chiuso: "Io credo fortemente nel fatto che con la Lega di Salvini si possa fare un buon lavoro per il Paes…
ROMA. La stretta di Luigi Di Maio su Matteo Salvini. Il gioco di sponda, i messaggi ammiccanti a distanza, come pure i veti incrociati contro gli "altri" (Berlusconi e Renzi), non bastano più. Soprattutto rischiano di spazientire il Colle. Chiuso comunque il cantiere della possibile intesa con il centrodestra unito, adesso il leader del Movimento si attende dal capo della Lega un segnale concreto, "presto, molto presto". Possibilmente prima del nuovo incarico che verrà affidato dalla Presidenza Mattarella con ogni probabilità domani.

La disputa è stata al centro delle telefonate e dei messaggi che tra i due si sono ripetuti anche per tutta la giornata di ieri. Ma non ne sono venuti a capo. Mentre in pubblico Di Maio dal Salone del mobile di Milano esercitava altro pressing lasciando intendere che l'accordo fosse quasi chiuso: "Io credo fortemente nel fatto che con la Lega di Salvini si possa fare un buon lavoro per il Paese. Possiamo fare cose molto importanti". Ben più che un'apertura: "So bene il momento politico che sta vivendo la Lega, ma ho avuto modo di testare la sua affidabilità quando abbiamo eletto le cariche istituzionali in Parlamento e sono sicuro che se firma un contratto di governo tiene fede ai patti". Di Maio non perde soprattutto occasione per manifestare la sua "fiducia cieca" nei confronti del collega che potrebbe ricevere il mandato a inizio settimana. "Aspettiamo il presidente della Repubblica, ovviamente Roberto Fico è il nostro presidente della Camera, guardiamo a lui come una figura di garanzia e imparzialità", ha ripetuto da Milano. 

Il leader della Lega invece si è trincerato dietro una simil-quirinalizia "pausa di riflessione". Che non poteva passare inosservata perché un Salvini silente per 24 ore non si ricordava dai tempi dei "comunisti padani". Ha trascorso la giornata coi figli a Milano, prima di raggiungere in serata con tanto di maglia rossonera San Siro accompagnato dalla figlia Mirta per assistere alla disfatta col Benevento. Pausa finita. Tornerà in comizio stasera a Monfalcone, nel Friuli in cui si voterà domenica prossima. La linea della Lega è quella del silenzio, appunto. Imposto per altro via sms a tutta la squadra dei 125 deputati e 58 senatori: evitate "qualsiasi commento o dichiarazione non concordata" coi vertici del partito. È il diktat del capo in questa fase cruciale, spiegato così ai più stretti collaboratori: è il momento di non reagire, né a Di Maio né a Berlusconi. Tenere per un po' entrambi "a bagnomaria", in sospeso. La posizione non è cambiata, l'intesa con il M5S resta l'unica strada percorribile per quelli di Via Bellerio. Ma il leader non vuole, non può (ancora) strappare con Forza Italia. In testa per adesso ha il Molise, al voto oggi, e il Friuli.

Ieri mattina la lunga telefonata del Cavaliere al plenipotenziario leghista Giancarlo Giorgetti ha sciolto in parte il gelo delle 24 ore precedenti, segnate da fendenti violentissimi contro i grillini ("Li manderei a pulire i cessi"). Berlusconi ha spiegato di aver solo "risposto a delle accuse infamanti", che non c'è stata alcuna apertura al Pd, si sarebbe limitato a "non porre veti" ai dem come non li ha posti sui 5 stelle. Ma soprattutto, ha ripetuto che il centrodestra deve restare unito e che ora ruoterà "attorno alla centralità del suo leader: Salvini". Un atto di fiducia e lealtà, dopo le velate accuse di tradimento, nella speranza di scongiurare lo strappo della Lega e un governo a due, temuto come la peste dai forzisti. È frutto di quella lunga telefonata la pubblica retromarcia dell'ex premier prima di lasciare il Molise ("Centrodestra unito, Salvini leader"). Basterà a ricucire con Matteo?

Il capo della Lega, che tra Campobasso e Isernia ha smistato un centinaio di senatori e deputati, sogna lì il colpaccio. E un nuovo sorpasso su Fi, prima di dedicarsi al Friuli. Spera che il nuovo incarico dal Quirinale consenta di guadagnare altri giorni. L'idea di concedere lo scettro di Palazzo Chigi a Di Maio non lo convince affatto. Ma il momento della scelta, quella decisiva e finale, per lui si avvicina.