Per il Quirinale il tempo è scaduto: missione Pd per Fico
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISMattarella potrebbe affidare al presidente della Camera il compito di verificare solo la possibilità di una intesa tra 5Stelle, dem e Leu
Senza una vera novità, un fatto concreto, una telefonata al Quirinale che avvicini la soluzione, Sergio Mattarella seguirà il programma stabilito. Non ha ancora convocato Roberto Fico, ma a questo punto potrebbe farlo nella giornata di lunedì. Per assegnargli il mandato esplorativo. L'intenzione, in mancanza di elementi nuovi, è fissare dei paletti simili a quelli imposti a Maria Elisabetta Alberti Casellati: sondare solo una parte delle forze in campo, nel suo caso il Pd e Liberi e uguali. Al Colle hanno seguito l'evoluzione degli ultimi giorni passo passo. Hanno registrato l'ultimatum di Luigi Di Maio a Matteo Salvini, all'uscita dai colloqui con la presidente del Senato: una risposta sull'alleanza Lega-5stelle entro domenica. La risposta non è arrivata. Salvini ha chiesto altri giorni, magari per scavallare anche il voto del Friuli dopo il risultato del Molise.
Ecco, questo prendere tempo non è piaciuto al capo dello St…
Ecco, questo prendere tempo non è piaciuto al capo dello St…
Senza una vera novità, un fatto concreto, una telefonata al Quirinale che avvicini la soluzione, Sergio Mattarella seguirà il programma stabilito. Non ha ancora convocato Roberto Fico, ma a questo punto potrebbe farlo nella giornata di lunedì. Per assegnargli il mandato esplorativo. L'intenzione, in mancanza di elementi nuovi, è fissare dei paletti simili a quelli imposti a Maria Elisabetta Alberti Casellati: sondare solo una parte delle forze in campo, nel suo caso il Pd e Liberi e uguali. Al Colle hanno seguito l'evoluzione degli ultimi giorni passo passo. Hanno registrato l'ultimatum di Luigi Di Maio a Matteo Salvini, all'uscita dai colloqui con la presidente del Senato: una risposta sull'alleanza Lega-5stelle entro domenica. La risposta non è arrivata. Salvini ha chiesto altri giorni, magari per scavallare anche il voto del Friuli dopo il risultato del Molise.
Ecco, questo prendere tempo non è piaciuto al capo dello Stato, piegare la crisi ai regolamenti di conti interni è al limite dello sgarbo istituzionale. Perciò, a meno di un intervento dell'ultimo minuto, Mattarella fischierà la fine della partita che dovevano giocare centrodestra e grillini. La Casellati ha esplorato, ha fallito, Salvini non ha rotto con Berlusconi. Ora si passa allo scenario successivo. Come aveva detto Di Maio del resto: aspettiamo fino a domenica, poi ci rivolgeremo al Pd. Quel momento è arrivato. Il Colle volta pagina secondo un calendario che vista una certa irresponsabilità dei partiti, si è costruito da solo seguendo le regole della Costituzione. Per questo è assolutamente probabile che sia ora il presidente della Camera ad avere l'incarico di esplorare. E visto che la doppia esplorazione consecutiva è un unicum nella storia della Repubblica, a Fico toccheranno i colloqui con la sinistra.
In fondo è stato il capo politico dei 5stelle a dire che c'erano due forni, giusto? Se non è riuscito ad accenderne uno, bisogna assolutamente passare all'altro. Messa così è anche una specie di sfida a Salvini e Di Maio, alle loro ambiguità, al loro tira e molla. Giancarlo Giorgetti, il numero due leghista, si è messo in contatto solo ieri sera con gli uomini di Berlusconi dopo un black out di 48 ore. Di Maio aveva dato il via libera a Fico ma ieri era più dubbioso perché ha capito che sia il presidente della Camera sia il capo dello Stato pensano a un'esplorazione non ampia ma a senso unico. Insomma, a spezzare il giochetto dei rinvii, del doppio binario per cui si parla con i dem ma si continua a trattare con il Carroccio. C'è un solo modo per non lasciare a Fico e al Pd la scena per due-tre giorni: che sia Di Maio a proporsi per un preincarico che guardi al partito di Maurizio Martina, sempre più pronto a lanciarsi nella mischia del governo, ad abbandonare l'Aventino proposto da Matteo Renzi.
Quindi, sul Colle dicono: "Incarico a Fico a meno di fatti nuovi". O un'intesa last minute Lega-5stelle tagliando fuori Berlusconi (difficile visto che non è successo ieri dopo il momento di massima tensione tra Salvini e il Cavaliere) o una clamorosa svolta verso l'alleanza tra grillini e democratici. Sapendo bene che una delle condizioni che finora hanno allontanato la fumata bianca è la legittima aspirazione di Di Maio a salire a Palazzo Chigi.
Sono incastri ancora prematuri, malgrado i 50 giorni trascorsi dal 4 marzo. La crisi è difficile e Mattarella ne era consapevole fin dall'inizio. "Sarà lunga", aveva confidato ai collaboratori. Ma non voleva giochetti. Ad Arcore Berlusconi si è convinto che alla fine si arriverà a un governo del presidente, a un esecutivo tecnico. Anche grazie a lui, pensa. Ma il tentativo di un governo politico il presidente vuole portarlo fino in fondo. E con tre schieramenti di minoranza, è giusto, è corretto provare anche a sinistra.
Ecco, questo prendere tempo non è piaciuto al capo dello Stato, piegare la crisi ai regolamenti di conti interni è al limite dello sgarbo istituzionale. Perciò, a meno di un intervento dell'ultimo minuto, Mattarella fischierà la fine della partita che dovevano giocare centrodestra e grillini. La Casellati ha esplorato, ha fallito, Salvini non ha rotto con Berlusconi. Ora si passa allo scenario successivo. Come aveva detto Di Maio del resto: aspettiamo fino a domenica, poi ci rivolgeremo al Pd. Quel momento è arrivato. Il Colle volta pagina secondo un calendario che vista una certa irresponsabilità dei partiti, si è costruito da solo seguendo le regole della Costituzione. Per questo è assolutamente probabile che sia ora il presidente della Camera ad avere l'incarico di esplorare. E visto che la doppia esplorazione consecutiva è un unicum nella storia della Repubblica, a Fico toccheranno i colloqui con la sinistra.
In fondo è stato il capo politico dei 5stelle a dire che c'erano due forni, giusto? Se non è riuscito ad accenderne uno, bisogna assolutamente passare all'altro. Messa così è anche una specie di sfida a Salvini e Di Maio, alle loro ambiguità, al loro tira e molla. Giancarlo Giorgetti, il numero due leghista, si è messo in contatto solo ieri sera con gli uomini di Berlusconi dopo un black out di 48 ore. Di Maio aveva dato il via libera a Fico ma ieri era più dubbioso perché ha capito che sia il presidente della Camera sia il capo dello Stato pensano a un'esplorazione non ampia ma a senso unico. Insomma, a spezzare il giochetto dei rinvii, del doppio binario per cui si parla con i dem ma si continua a trattare con il Carroccio. C'è un solo modo per non lasciare a Fico e al Pd la scena per due-tre giorni: che sia Di Maio a proporsi per un preincarico che guardi al partito di Maurizio Martina, sempre più pronto a lanciarsi nella mischia del governo, ad abbandonare l'Aventino proposto da Matteo Renzi.
Quindi, sul Colle dicono: "Incarico a Fico a meno di fatti nuovi". O un'intesa last minute Lega-5stelle tagliando fuori Berlusconi (difficile visto che non è successo ieri dopo il momento di massima tensione tra Salvini e il Cavaliere) o una clamorosa svolta verso l'alleanza tra grillini e democratici. Sapendo bene che una delle condizioni che finora hanno allontanato la fumata bianca è la legittima aspirazione di Di Maio a salire a Palazzo Chigi.
Sono incastri ancora prematuri, malgrado i 50 giorni trascorsi dal 4 marzo. La crisi è difficile e Mattarella ne era consapevole fin dall'inizio. "Sarà lunga", aveva confidato ai collaboratori. Ma non voleva giochetti. Ad Arcore Berlusconi si è convinto che alla fine si arriverà a un governo del presidente, a un esecutivo tecnico. Anche grazie a lui, pensa. Ma il tentativo di un governo politico il presidente vuole portarlo fino in fondo. E con tre schieramenti di minoranza, è giusto, è corretto provare anche a sinistra.