MILANO - Dopo due riunioni nell'arco di dieci giorni, ecco le 28 pagine finali consegnate a Luigi Di Maio dove si mettono in fila i possibili punti in comune tra M5S, Lega e Pd. Il gruppo di professori coordinati da Giacinto della Cananea, ordinario di Diritto amministrativo a Tor Vergata, ha tentato di individuarne dieci, in realtà assai generici: dagli aiuti alle famiglie al contrasto della povertà, dalla difesa del servizio sanitario pubblico alla salvaguardia dell'ambiente. E infatti i professori ammettono che "le divergenze riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l'azione dello Stato, all'interno e all'esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso".
Osservando i programmi di M5S, Lega e Pd emergono "sia numerose e rilevati divergenze sia alcune significative convergenze". La rilevanza maggiore il rapporto però la dà proprio ai possibili punti in comune, per individuare i temi che più possano prestarsi a essere inseriti in un'agenda per il governo del paese, "beninteso ove ve ne fossero le condizioni politiche e istituzionali". Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle in campagna elettorale, si trasforma in "salario minimo garantito", un incrocio con il salario minimo legale del Pd e il salario minimo orario per legge della Lega. Sul fronte sicurezza, le tre forze concordano sull'ampliamento dell'organico delle forze dell'ordine. Tema banche: sanzioni più severe per i manager colpevoli di dissesto e diverso trattamento fiscale tra le banche commerciali e quelle d'affari. Scompare però la creazione di una banca pubblica, idea sia del Movimento che del Carroccio. Tra le proposte fiscali, "far pagare il giusto alle imprese multinazionali".
L'intesa avrebbe dei capi saldi, come tenere fede "agli impegni assunti in sede atlantica", vedi la permanenza nella Nato, cosa tutt'altro che scontata per il M5S. Inoltre le parti "intendono assicurare la continuità della collocazione dell'Italia in Europa e nello scenario internazionale". Le pulsioni no euro di Cinque Stelle e Lega, insomma, vanno in soffitta.
Sulle infrastrutture, cadrebbe la storica avversità del Movimento sulla tav, che non viene depennata tra gli investimenti da fare.
Ma l'ipotesi di lavoro si spinge anche più in là e ipotizza il metodo per il futuro, eventuale, governo. Le forze politiche si dovrebbero impegnare a nominare dieci gruppi, uno per punto, con il compito di vigilare sull'attuazione del programma. Si ribadisce uno stretto coordinamento in sede europea e uno step a metà legislatura per valutare la qualità di azione del governo. In caso di controversie, l'idea è quella di convocare un "comitato di conciliazione", composto da esponenti delle varie forze politiche coinvolte, che entro dieci giorni dovrebbe trovare un'intesa tra gli alleati.
Osservando i programmi di M5S, Lega e Pd emergono "sia numerose e rilevati divergenze sia alcune significative convergenze". La rilevanza maggiore il rapporto però la dà proprio ai possibili punti in comune, per individuare i temi che più possano prestarsi a essere inseriti in un'agenda per il governo del paese, "beninteso ove ve ne fossero le condizioni politiche e istituzionali". Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle in campagna elettorale, si trasforma in "salario minimo garantito", un incrocio con il salario minimo legale del Pd e il salario minimo orario per legge della Lega. Sul fronte sicurezza, le tre forze concordano sull'ampliamento dell'organico delle forze dell'ordine. Tema banche: sanzioni più severe per i manager colpevoli di dissesto e diverso trattamento fiscale tra le banche commerciali e quelle d'affari. Scompare però la creazione di una banca pubblica, idea sia del Movimento che del Carroccio. Tra le proposte fiscali, "far pagare il giusto alle imprese multinazionali".
L'intesa avrebbe dei capi saldi, come tenere fede "agli impegni assunti in sede atlantica", vedi la permanenza nella Nato, cosa tutt'altro che scontata per il M5S. Inoltre le parti "intendono assicurare la continuità della collocazione dell'Italia in Europa e nello scenario internazionale". Le pulsioni no euro di Cinque Stelle e Lega, insomma, vanno in soffitta.
Sulle infrastrutture, cadrebbe la storica avversità del Movimento sulla tav, che non viene depennata tra gli investimenti da fare.
Ma l'ipotesi di lavoro si spinge anche più in là e ipotizza il metodo per il futuro, eventuale, governo. Le forze politiche si dovrebbero impegnare a nominare dieci gruppi, uno per punto, con il compito di vigilare sull'attuazione del programma. Si ribadisce uno stretto coordinamento in sede europea e uno step a metà legislatura per valutare la qualità di azione del governo. In caso di controversie, l'idea è quella di convocare un "comitato di conciliazione", composto da esponenti delle varie forze politiche coinvolte, che entro dieci giorni dovrebbe trovare un'intesa tra gli alleati.