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(ansa)

Lo stallo porta la Lega oltre il 20%, gli elettori M5S: no all’intesa col Pd

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Inalterati i consensi del Movimento, mentre i dem scendono ancora. La maggioranza degli italiani vede un governo tra grillini e Carroccio. Salvini e Gentiloni i leader più apprezzati
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Sono trascorsi quasi due mesi dalle elezioni, ma l'Italia è ancora senza governo. Alla difficile ricerca di una maggioranza. Prima di ricorrere a soluzioni di emergenza. O di passaggio. Verso nuove elezioni. Così, siamo arrivati al confronto fra M5s e PD. Vincitori e vinti devono decidere se superare divergenze e distanze. Per "il bene comune". Oppure lasciare "perdere". Per non "perdere" la faccia. Secondo il sondaggio di Demos per l'Atlante Politico di Repubblica, però, gli elettori dei due partiti non sembrano avere molta intenzione di condividere l'esperienza di governo. La base del Pd è divisa quasi perfettamente a metà. Una lieve maggioranza a favore oppure indifferente. Mentre gli elettori del M5S hanno meno dubbi. Sono in larga misura (56%) ostili all'accordo.

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Appare difficile, con queste premesse, avviare un dial…
Sono trascorsi quasi due mesi dalle elezioni, ma l'Italia è ancora senza governo. Alla difficile ricerca di una maggioranza. Prima di ricorrere a soluzioni di emergenza. O di passaggio. Verso nuove elezioni. Così, siamo arrivati al confronto fra M5s e PD. Vincitori e vinti devono decidere se superare divergenze e distanze. Per "il bene comune". Oppure lasciare "perdere". Per non "perdere" la faccia. Secondo il sondaggio di Demos per l'Atlante Politico di Repubblica, però, gli elettori dei due partiti non sembrano avere molta intenzione di condividere l'esperienza di governo. La base del Pd è divisa quasi perfettamente a metà. Una lieve maggioranza a favore oppure indifferente. Mentre gli elettori del M5S hanno meno dubbi. Sono in larga misura (56%) ostili all'accordo.

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Appare difficile, con queste premesse, avviare un dialogo utile. Anche perché le resistenze maggiori, nel Pd, vengono dai sostenitori di Renzi. Cioè, dalla maggioranza che controlla saldamente il partito. Gli elettori del M5S preferirebbero, semmai, l'accordo con la Lega. Quelli del Pd "il governo di tutti". Perché, in caso di nuove elezioni, il M5S, secondo le stime di Demos, manterrebbe sostanzialmente inalterati i propri consensi, rispetto alle elezioni del 4 marzo. Mentre il PD scenderebbe ancora. Poco sotto al 18%. È interessante, semmai, osservare come il principale "beneficiato" di questa fase sia la Lega. Che, ormai, è vicina al 22%%. Mentre il leader, Matteo Salvini, sul piano dei consensi personali, ormai, è vicino a Paolo Gentiloni. Le due figure ideal-tipiche di questa fase. Che interpretano i diversi sentimenti che attraversano il Paese. E gli italiani. Salvini (e Di Maio): la frattura. Non solo con il passato, ma anche con i partiti e i leader che lo rappresentano. Gentiloni: la mediazione, la moderazione. Voglia di governo e di anti-governo, di politica e anti-politica, dunque, si affiancano e si oppongono. Sotto lo stesso cielo. Espressi, talora, dagli stessi elettori. Il grado di consensi intercettato dalla Lega e dal suo leader, peraltro, ripropone il "sentimento" rivelato dalle elezioni. Una miscela di "ri-sentimenti" politici: contro le istituzioni e chi le guida. Condivisa dalla base del M5s. Associata, nel caso della Lega, a un misto di ostilità e paure verso gli altri. Gli stranieri che premono alle porte e alle frontiere. Il mondo che incombe su di noi.
È, inoltre, interessante osservare la profonda divergenza di vedute (peraltro prevedibile) sulla figura del premier, in caso di governo "condiviso". Gli elettori del M5S, ovviamente, non avrebbero dubbi. L'unico candidato possibile è il loro leader, Luigi Di Maio. Indicato da quasi 8 elettori pentastellati su 10. Mentre gli elettori del Pd, secondo copione, la pensano in modo diverso. Preferirebbero, ovviamente, un esponente del Pd (30%). Ma, ancor più (quasi 4 su 10), una figura terza, un leader autorevole, esterno ai due partiti. Meglio ancora: "ai" partiti. Una figura istituzionale, che garantisca legittimità e credibilità al governo. Al di là delle parti. E dei partiti. Le posizioni di Pd e M5S, appaiono, comunque, lontane. Difficilmente conciliabili. Questa soluzione appare la più gradita anche dagli elettori delle altre forze politiche. Lega e Forza Italia. I quali, tuttavia, apprezzerebbero la scelta - naturale - di Luigi Di Maio. A condizione di lasciare fuori Berlusconi.
Resta una questione di fondo, sottolineata dal sondaggio dell'Atlante Politico. La difficoltà di "giustificare" una maggioranza tra due forze politiche fino a ieri - e, in parte, ancora oggi - alternative. In qualche misura, perfino in-conciliabili. La soluzione privilegiata dagli italiani, infatti, vede "naturalmente" alleati, al governo, M5S e Lega. Di Maio e Salvini. Entrambi "antagonisti" del PdR. Il Partito di Renzi. I soggetti politici che soprattutto su questa base hanno costruito il loro - recente - successo elettorale. È, difficile, per questo, immaginare il M5S insieme al Pd. "Contro" il quale ha costruito la propria identità "antagonista". Dopo le elezioni del 2013. Matteo Renzi, d'altronde, per una base molto ampia di elettori, è il "nemico" da battere e da combattere. E il Pd, nonostante le divisioni e le tensioni interne, è ancora largamente controllato da Renzi. È il PdR. Non si vede come potrebbe venire "accettato" da una base che ha votato, soprattutto, "contro di lui". Al tempo stesso, non si vede come il PdR potrebbe accettare di allearsi con chi è stato, fino a ieri (e, forse, lo è ancora oggi), l'antagonista. Il nemico. Le ragioni tattiche rischierebbero di delegittimarlo ancor di più. Di fronte alla sua base, anzitutto. Ma non solo. E qui si ripropone, evidente, il dilemma di questo Paese. E dei suoi cittadini. Gli italiani. Orfani dei Muri. Di Nemici da combattere. Contro i quali votare. Abituati da sempre a votare "contro". I Comunisti, i Democristiani. Contro Berlusconi e contro Bossi. Contro Prodi. E oggi: contro Salvini o contro Grillo e Di Maio. Ma, soprattutto, contro Renzi e il suo Partito Personale. L'ideale, per questi soggetti politici, per questa politica, è l'opposizione. Irriducibile. Perché quando si deve governare, rispondere di quel che si dice e si promette, allora nascono i problemi. Perché governare richiede compromessi. Mediazioni. Con i "nemici" irriducibili. Fino a ieri. Ma il "compromesso" con i nemici irriducibili rischia di "compromettere" le ragioni stesse del proprio successo.

L'Italia: è un" Paese contro". Perché dovrebbe rassegnarsi a diventare un "Paese per"? Un "Paese con"? Perché dovrebbe ammettere, ogni tanto, che, se le cose non funzionano, non è sempre colpa degli "altri"? Di quelli che hanno responsabilità di governo? E perché dovrebbe votare per i "politici", che, per definizione, sono colpevoli. Anche se qualcuno, forse, li ha votati... Mi pare francamente difficile. Perché l'Italia, almeno in questa fase, è un "Paese contro". Per citare Totò, straordinario osservatore e narratore della società: "A prescindere".