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I no del Colle a M5S e Lega su voto bis e incarico: verso un governo a tempo

Senza numeri certi in Parlamento nessun nuovo mandato ai partiti. Mattarella pronto a varare un esecutivo istituzionale per urne dopo l’estate
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No secco alla richiesta di Luigi Di Maio di rivotare a giugno. No all'idea del centrodestra di avere l'in carico per un governo, sulla carta, di minoranza. Sergio Mattarella sta costruendo il recinto di questa che, per forza, è la fase finale della crisi. Poi c'è l'incognita Pd e i suoi mille pezzi sparsi. Il presidente della Repubblica non dà molte chance al terzo forno lanciato domenica sera da Matteo Renzi che potrebbe cuocere questo tipo di pizza: un esecutivo di centrodestra legato a un progetto di riforma costituente sostenuto dall'esterno dal Pd. Ci stanno lavorando da molti giorni Silvio Berlusconi e Gianni Letta. L'"ambasciatore" di Arcore ne parla quotidianamente con Luca Lotti, luogotenente renziano (che non manca mai di ascoltare anche la voce di Fedele Confalonieri). Per realizzare questo esecutivo le condizioni però sono complicate e ad incastro acrobatico: la Lega accetta di stare in qualche modo accanto a Re…
No secco alla richiesta di Luigi Di Maio di rivotare a giugno. No all'idea del centrodestra di avere l'in carico per un governo, sulla carta, di minoranza. Sergio Mattarella sta costruendo il recinto di questa che, per forza, è la fase finale della crisi. Poi c'è l'incognita Pd e i suoi mille pezzi sparsi. Il presidente della Repubblica non dà molte chance al terzo forno lanciato domenica sera da Matteo Renzi che potrebbe cuocere questo tipo di pizza: un esecutivo di centrodestra legato a un progetto di riforma costituente sostenuto dall'esterno dal Pd. Ci stanno lavorando da molti giorni Silvio Berlusconi e Gianni Letta. L'"ambasciatore" di Arcore ne parla quotidianamente con Luca Lotti, luogotenente renziano (che non manca mai di ascoltare anche la voce di Fedele Confalonieri). Per realizzare questo esecutivo le condizioni però sono complicate e ad incastro acrobatico: la Lega accetta di stare in qualche modo accanto a Renzi, ipotesi sempre rifiutata da Salvini; l'intero Pd segue l'ex segretario lunga questa linea; in caso contrario si forma un gruppo parlamentare di renziani sufficiente a garantire i numeri del nuovo governo.

I paletti del Colle sono chiarissimi e ripetuti più volte. Il capo dello Stato non darà mai un incarico a Salvini o a un leghista il quale poi va a cercarsi avventurosamente i voti in Parlamento, anche se quei voti fossero assicurati in via informale. Semmai dev'esserci un gruppo parlamentare, democratico o scissionista, che sale al Quirinale e si prende pubblicamente la responsabilità dell'impresa. Non solo. Se i dem non vogliono rimanere schiacciati dalla politica sovranista del Carroccio dovrebbero sedersi a un tavolo per lavorare sul programma. Insomma, stringere un'alleanza vera e propria. Il Nazareno bis come lo chiamano in maniera sprezzante gli antirenziani. Il cui orizzonte lontano consisterebbe nel costruire una forza alla Macron insieme con i berlusconiani. Renzi giura ai fedelissimi: "Tranquilli, non si vota". Ma il giuramento è scritto sulla sabbia, a meno di colpi di scena.

Luigi Di Maio chiede ora a Salvini di andare insieme dal presidente della Repubblica per le elezioni a giugno: "Facciamo il secondo turno dopo il 4 marzo e diamo finalmente al Paese una maggioranza del cambiamento". Fine del dialogo col Pd. Il leader leghista risponde a nome della coalizione: "No. Non ho paura delle elezioni, ma serve un governo". Però la sua posizione non è cambiata. Ha sempre detto mai col Pd e, rafforzando il concetto, mai con Renzi. A differenza di Forza Italia che da tempo gli chiede di togliere il veto sul Partito democratico.
La risposta di Mattarella a Di Maio è una chiusura. Non si tornerà alle urne in estate. In attesa dello scontro finale tra i dem, il Quirinale prepara l'ultima soluzione. Senza maggioranze politiche chiare, il Colle darà l'incarico a un tecnico per un governo istituzional-balneare, magari capace di arrivare alla fine dell'anno. L'obiettivo minimo è non sciogliere le Camere prima di agosto per votare a ottobre. La strada preferita è un esecutivo che arrivi fino a dicembre per mettere in piedi una legge di bilancio.

A questo punto due scenari sono esclusi per il futuro immediato, tanto più con la prospettiva del ritorno alle urne. Lasciare in carica il governo di Paolo Gentiloni. Non può condurre il Paese alle elezioni un esecutivo sconfitto appena poche settimane prima. Perciò un nuovo governo è destinato a nascere e anche a vivere seppure per qualche mese. Altra ipotesi esclusa: un incarico a Salvini o a Giorgetti o a un qualsiasi esponente del centrodestra senza che prima, al Quirinale, siano stati mostrati i numeri dei gruppi che lo sostengono. Perché poi sarebbe quel governo a condurre l'Italia al voto. Se vuole formarsi un gruppo di "responsabili" si deve sbrigare. Le adesioni last minute sono tollerabili in corso d'opera ma non per far partire la legislatura. Per questo tutto è appeso al Pd, alle sue correnti, ai suoi litigi.