Salvini adesso invoca il Quirinale: “L'incarico per il governo tocca a noi”
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAIl leader leghista non insisterà sul suo nome. Ma a un esecutivo esecutivo di destra mancano 55 voti alla Camera e oltre 20 al Senato
Adesso incarico per Matteo Salvini. O comunque per la Lega. Il leader non salirà al Colle al fianco di Luigi Di Maio per invocare elezioni immediate, ma vuole tentare di chiudere un accordo di governo con loro. Ancora una volta, l'ultima.
"Non abbiamo paura del voto ma lavoriamo responsabilmente per un governo che dia risposte al Paese - sono le parole rivolte dal segretario ai dirigenti di partito - Noi dialoghiamo con tutti, tranne che col Pd. Ora spettiamo le decisioni del presidente Mattarella, pronti per un incarico alla Lega". La svolta che matura in via Bellerio nel day after del trionfo friulano cammina di pari passo col fallimento del cantiere 5stelle-Pd. Ma è frutto della convizione che anche l'aspirante premier del Movimento si sia giocato tutte le sue cartucce. E ora qualcosa potrebbe mutare, forse sta maturando già sotto la pelle del corpaccione grillino.
Salvini dunque vuole giocarsi le sue chances, prima che tutto davvero precipi…
"Non abbiamo paura del voto ma lavoriamo responsabilmente per un governo che dia risposte al Paese - sono le parole rivolte dal segretario ai dirigenti di partito - Noi dialoghiamo con tutti, tranne che col Pd. Ora spettiamo le decisioni del presidente Mattarella, pronti per un incarico alla Lega". La svolta che matura in via Bellerio nel day after del trionfo friulano cammina di pari passo col fallimento del cantiere 5stelle-Pd. Ma è frutto della convizione che anche l'aspirante premier del Movimento si sia giocato tutte le sue cartucce. E ora qualcosa potrebbe mutare, forse sta maturando già sotto la pelle del corpaccione grillino.
Salvini dunque vuole giocarsi le sue chances, prima che tutto davvero precipi…
Adesso incarico per Matteo Salvini. O comunque per la Lega. Il leader non salirà al Colle al fianco di Luigi Di Maio per invocare elezioni immediate, ma vuole tentare di chiudere un accordo di governo con loro. Ancora una volta, l'ultima.
"Non abbiamo paura del voto ma lavoriamo responsabilmente per un governo che dia risposte al Paese - sono le parole rivolte dal segretario ai dirigenti di partito - Noi dialoghiamo con tutti, tranne che col Pd. Ora spettiamo le decisioni del presidente Mattarella, pronti per un incarico alla Lega". La svolta che matura in via Bellerio nel day after del trionfo friulano cammina di pari passo col fallimento del cantiere 5stelle-Pd. Ma è frutto della convizione che anche l'aspirante premier del Movimento si sia giocato tutte le sue cartucce. E ora qualcosa potrebbe mutare, forse sta maturando già sotto la pelle del corpaccione grillino.
Salvini dunque vuole giocarsi le sue chances, prima che tutto davvero precipiti nel voto anticipato, a giugno o a ottobre, come minaccia Di Maio. Una minaccia che non coincide però con la strategia del senatore milanese che, tweet a parte ("Andiamoagovernare"), si è blindato dietro un inconsueto silenzio dopo il 57 per cento di Massimiliano Fedriga e il 34,9 della Lega. Il segretario è pronto, ma non farà barricate sul proprio nome, è il messaggio. E qui l'alternativa possibile è solo una e coincide col braccio destro, il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti. Inevitabile per entrambi ignorare il risultato del Friuli Venezia Giulia che a loro dire avrebbe confermato come ormai esista un centrodestra vincente, certo, ma soprattutto la leadership Lega, che triplica i consensi dell'alleato forzista.
Ma incarico per fare cosa? E con chi? "Matteo ha intenzione di assumersi le sue responsabilità, facciamo un governo però solo se può governare per cinque anni - racconta a fine giornata Giancarlo Giorgetti - Nessuna disponibilità invece a dar vita a un governo raccogliticcio per cacciare poi i voti in Parlamento". Come vorrebbe Silvio Berlusconi, è il sottinteso. Troppi i 55 voti mancanti a Montecitorio e gli oltre venti al Senato per farla spuntare a un esecutivo di minoranza. E allora Giorgetti e Salvini quel governo vogliono farlo, sì, ma chiudendo un accordo ancora coi 5 stelle. Nonostante per Di Maio il tempo sia scaduto. Se invece il loro capo politico si arroccherà ancora una volta, allora in via Bellerio alzeranno bandiera bianca: al voto a giugno col governo Gentiloni o in autunno allora sì, anche con un esecutivo di minoranza, ma senza il coinvolgimento dei leader.
Certo, le uscite di ieri di Silvio Berlusconi raccontano che hanno indisposto non poco Salvini. Mentre lui si prepara a cucire faticosamente, il Cavaliere-Penelope disfa e strappa infierendo ancora su Di Maio e i suoi, forte del loro tracollo in regione dietro Fi che ha raggiunto il 12 per cento. "La vera clamorosa sconfitta è quella del M5S - è tornato alla carica l'ex premier - Gli italiani si stanno rendendo conto di quello che sono davvero e li stanno abbandonando. La conferma che sono considerati del tutto inadatti a governare". Per non dire del tiro al piccione dei suoi: "Di Maio ormai un insipido bollito che il M5S farebbe bene a sostituire", attacca il portavoce dei gruppi Giorgio Mulè. Il leader di Fi, che congola per il risultato ("Grazie ai miei quattro giorni in Friuli siamo risaliti di cinque punti rispetto agli ultimi sondaggi"), ha solo un pallino: un governo a guida centrodestra ma col sostegno del Pd o, ancora meglio, un governissimo. Per Salvini e Giorgetti è una strada impraticabile e sostengono che se Berlusconi vorrà restare in partita farà bene a stoppare il gioco dei veti incrociati. Oppure tutto potrà succedere, soprattutto se Di Maio accetterà la sfida. Sempre che davvero al Colle, si convincano ad affidare ai leghisti l'ultima chance.
"Non abbiamo paura del voto ma lavoriamo responsabilmente per un governo che dia risposte al Paese - sono le parole rivolte dal segretario ai dirigenti di partito - Noi dialoghiamo con tutti, tranne che col Pd. Ora spettiamo le decisioni del presidente Mattarella, pronti per un incarico alla Lega". La svolta che matura in via Bellerio nel day after del trionfo friulano cammina di pari passo col fallimento del cantiere 5stelle-Pd. Ma è frutto della convizione che anche l'aspirante premier del Movimento si sia giocato tutte le sue cartucce. E ora qualcosa potrebbe mutare, forse sta maturando già sotto la pelle del corpaccione grillino.
Salvini dunque vuole giocarsi le sue chances, prima che tutto davvero precipiti nel voto anticipato, a giugno o a ottobre, come minaccia Di Maio. Una minaccia che non coincide però con la strategia del senatore milanese che, tweet a parte ("Andiamoagovernare"), si è blindato dietro un inconsueto silenzio dopo il 57 per cento di Massimiliano Fedriga e il 34,9 della Lega. Il segretario è pronto, ma non farà barricate sul proprio nome, è il messaggio. E qui l'alternativa possibile è solo una e coincide col braccio destro, il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti. Inevitabile per entrambi ignorare il risultato del Friuli Venezia Giulia che a loro dire avrebbe confermato come ormai esista un centrodestra vincente, certo, ma soprattutto la leadership Lega, che triplica i consensi dell'alleato forzista.
Ma incarico per fare cosa? E con chi? "Matteo ha intenzione di assumersi le sue responsabilità, facciamo un governo però solo se può governare per cinque anni - racconta a fine giornata Giancarlo Giorgetti - Nessuna disponibilità invece a dar vita a un governo raccogliticcio per cacciare poi i voti in Parlamento". Come vorrebbe Silvio Berlusconi, è il sottinteso. Troppi i 55 voti mancanti a Montecitorio e gli oltre venti al Senato per farla spuntare a un esecutivo di minoranza. E allora Giorgetti e Salvini quel governo vogliono farlo, sì, ma chiudendo un accordo ancora coi 5 stelle. Nonostante per Di Maio il tempo sia scaduto. Se invece il loro capo politico si arroccherà ancora una volta, allora in via Bellerio alzeranno bandiera bianca: al voto a giugno col governo Gentiloni o in autunno allora sì, anche con un esecutivo di minoranza, ma senza il coinvolgimento dei leader.
Certo, le uscite di ieri di Silvio Berlusconi raccontano che hanno indisposto non poco Salvini. Mentre lui si prepara a cucire faticosamente, il Cavaliere-Penelope disfa e strappa infierendo ancora su Di Maio e i suoi, forte del loro tracollo in regione dietro Fi che ha raggiunto il 12 per cento. "La vera clamorosa sconfitta è quella del M5S - è tornato alla carica l'ex premier - Gli italiani si stanno rendendo conto di quello che sono davvero e li stanno abbandonando. La conferma che sono considerati del tutto inadatti a governare". Per non dire del tiro al piccione dei suoi: "Di Maio ormai un insipido bollito che il M5S farebbe bene a sostituire", attacca il portavoce dei gruppi Giorgio Mulè. Il leader di Fi, che congola per il risultato ("Grazie ai miei quattro giorni in Friuli siamo risaliti di cinque punti rispetto agli ultimi sondaggi"), ha solo un pallino: un governo a guida centrodestra ma col sostegno del Pd o, ancora meglio, un governissimo. Per Salvini e Giorgetti è una strada impraticabile e sostengono che se Berlusconi vorrà restare in partita farà bene a stoppare il gioco dei veti incrociati. Oppure tutto potrà succedere, soprattutto se Di Maio accetterà la sfida. Sempre che davvero al Colle, si convincano ad affidare ai leghisti l'ultima chance.