Salvini insegue il M5s e alza il tiro sull’Europa: “Anticamera di dittatura”
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPAIl leader della Lega fa trapelare la sua indisponibilità al governo del presidente
ROMA. Matteo Salvini e Luigi Di Maio entrano in modalità campagna elettorale. Toni, slogan, impeto già da corsa al voto subito dopo l'estate. Nelle ore in cui Beppe Grillo ricompare per rispolverare il referendum anti euro, il leader leghista torna a indossare l'armatura: "Andiamo a Bruxelles a dire che prima viene l'interesse nazionale, la bozza di bilancio Ue va respinta in toto". E ancora, "non appoggerò mai governi guidati da dame di compagnia della Commissione europea, non accetto presidenti telecomandati". Uscite in stile Le Pen, l'alleata francese, quasi a conferma della consapevolezza che l'incarico invocato fino a due giorni fa dal Quirinale non arriverà mai: "Stiamo vivendo l'anticamera di una dittatura che si permette di entrare nel merito delle scelte dei singoli Stati", è la bordata finale a commento del richiamo del commissario europeo Moscovici sui conti italiani.
Tutto …
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ROMA. Matteo Salvini e Luigi Di Maio entrano in modalità campagna elettorale. Toni, slogan, impeto già da corsa al voto subito dopo l'estate. Nelle ore in cui Beppe Grillo ricompare per rispolverare il referendum anti euro, il leader leghista torna a indossare l'armatura: "Andiamo a Bruxelles a dire che prima viene l'interesse nazionale, la bozza di bilancio Ue va respinta in toto". E ancora, "non appoggerò mai governi guidati da dame di compagnia della Commissione europea, non accetto presidenti telecomandati". Uscite in stile Le Pen, l'alleata francese, quasi a conferma della consapevolezza che l'incarico invocato fino a due giorni fa dal Quirinale non arriverà mai: "Stiamo vivendo l'anticamera di una dittatura che si permette di entrare nel merito delle scelte dei singoli Stati", è la bordata finale a commento del richiamo del commissario europeo Moscovici sui conti italiani.
Tutto precipita dopo che anche la proposta last minute che il segretario leghista avanza al capo politico del Movimento viene impallinata. Un governo di scopo, ma "politico", da tenere in vita solo fino a dicembre prima di tornare a votare. Un premier da scegliere insieme con Di Maio per occuparsi solo del congelamento dell'aumento dell'Iva con la legge di stabilità, del blocco degli sbarchi (non chiarito come), degli interventi per modificare il bilancio Ue e impedire i tagli su agricoltura e comuni italiani. Infine, una legge elettorale con premio di maggioranza alla lista o alla coalizione "per mandare al governo chi prende un voto di più" ed evitare un nuovo stallo. Salvini sente in mattinata Silvio Berlusconi (col quale dovrebbero rivedersi domani a Roma) e gli anticipa l'offerta da avanzare ai grillini e con la quale comunque si presenteranno al Colle lunedì in delegazione unitaria.
Alle 15 il leghista tiene a rapporto il Consiglio federale in via Bellerio per un paio d'ore. Esce dalla riunione col ramoscello d'ulivo da porgere a Di Maio: "Ribadisco l'invito al M5S a fare insieme un governo a tempo per fare poche cose e bene". Prima di illustrare la proposta alla stampa chiama il candidato premier dei 5 stelle. Cerca di convincerlo. Insiste soprattutto sulla scelta congiunta del premier e sulla possibilità di tenere fuori Renzi: "Il premier non sarà un tecnico alla Monti ma una figura di area, non necessariamente un leghista". Giura di avere un nome in testa, ma non lo rivela. Piu di così, ai 5 stelle "posso solo portare la colazione a letto" ammette. Ma al telefono Di Maio - col quale torna a sentirsi dopo il gelo degli ultimi giorni - non gli lascia molti margini. Si impegna a parlarne coi suoi, confessando però che "ormai è tutto molto difficile". Trascorrono infatti un paio d'ore e il capogruppo del M5S Danilo Toninelli si incarica di stroncare la proposta: "Salvini ha sprecato la migliore occasione della sua vita per fare un governo, altro che di sei mesi. Poteva farlo con noi ma ha deciso di stare con il pluricondannato Berlusconi". Fine. Il plenipotenziario leghista Giancarlo Giorgetti continuerà a tessere la tela col M5S, nelle prossime 48 ore qualcosa ancora può succedere, confidano da via Bellerio. La sensazione invece è che siamo al "game over".
Col passo indietro dei grillini, anche la Lega lascia trapelare la sua indisponibilità a sostenere qualsiasi governo di tregua, del presidente, balneare o elettorale, che abbia i 5 stelle all'opposizione. Silvio Berlusconi e Gianni Letta restano convinti che la proposta del presidente Mattarella andrà comunque valutata, in Fi insistono sulla possibilità che 11 grillini e 8 del Misto diano vita a un gruppo di "responsabili": poca cosa rispetto ai 50 che mancano all'appello per un governo di centrodestra. E allora, "restiamo uniti nella buona e nella cattiva sorte a Salvini, non rompiamo certo il centrodestra", dice il portavoce Giorgio Mulé. Tanto meno alla vigilia di probabili nuove elezioni. Sulla carta, non avrebbe i numeri nemmeno il governo pre-elettorale del presidente.
Tutto precipita dopo che anche la proposta last minute che il segretario leghista avanza al capo politico del Movimento viene impallinata. Un governo di scopo, ma "politico", da tenere in vita solo fino a dicembre prima di tornare a votare. Un premier da scegliere insieme con Di Maio per occuparsi solo del congelamento dell'aumento dell'Iva con la legge di stabilità, del blocco degli sbarchi (non chiarito come), degli interventi per modificare il bilancio Ue e impedire i tagli su agricoltura e comuni italiani. Infine, una legge elettorale con premio di maggioranza alla lista o alla coalizione "per mandare al governo chi prende un voto di più" ed evitare un nuovo stallo. Salvini sente in mattinata Silvio Berlusconi (col quale dovrebbero rivedersi domani a Roma) e gli anticipa l'offerta da avanzare ai grillini e con la quale comunque si presenteranno al Colle lunedì in delegazione unitaria.
Alle 15 il leghista tiene a rapporto il Consiglio federale in via Bellerio per un paio d'ore. Esce dalla riunione col ramoscello d'ulivo da porgere a Di Maio: "Ribadisco l'invito al M5S a fare insieme un governo a tempo per fare poche cose e bene". Prima di illustrare la proposta alla stampa chiama il candidato premier dei 5 stelle. Cerca di convincerlo. Insiste soprattutto sulla scelta congiunta del premier e sulla possibilità di tenere fuori Renzi: "Il premier non sarà un tecnico alla Monti ma una figura di area, non necessariamente un leghista". Giura di avere un nome in testa, ma non lo rivela. Piu di così, ai 5 stelle "posso solo portare la colazione a letto" ammette. Ma al telefono Di Maio - col quale torna a sentirsi dopo il gelo degli ultimi giorni - non gli lascia molti margini. Si impegna a parlarne coi suoi, confessando però che "ormai è tutto molto difficile". Trascorrono infatti un paio d'ore e il capogruppo del M5S Danilo Toninelli si incarica di stroncare la proposta: "Salvini ha sprecato la migliore occasione della sua vita per fare un governo, altro che di sei mesi. Poteva farlo con noi ma ha deciso di stare con il pluricondannato Berlusconi". Fine. Il plenipotenziario leghista Giancarlo Giorgetti continuerà a tessere la tela col M5S, nelle prossime 48 ore qualcosa ancora può succedere, confidano da via Bellerio. La sensazione invece è che siamo al "game over".
Col passo indietro dei grillini, anche la Lega lascia trapelare la sua indisponibilità a sostenere qualsiasi governo di tregua, del presidente, balneare o elettorale, che abbia i 5 stelle all'opposizione. Silvio Berlusconi e Gianni Letta restano convinti che la proposta del presidente Mattarella andrà comunque valutata, in Fi insistono sulla possibilità che 11 grillini e 8 del Misto diano vita a un gruppo di "responsabili": poca cosa rispetto ai 50 che mancano all'appello per un governo di centrodestra. E allora, "restiamo uniti nella buona e nella cattiva sorte a Salvini, non rompiamo certo il centrodestra", dice il portavoce Giorgio Mulé. Tanto meno alla vigilia di probabili nuove elezioni. Sulla carta, non avrebbe i numeri nemmeno il governo pre-elettorale del presidente.