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(ansa)

Berlusconi resiste: “No al governo Lega-5S”

Le urne spaventano Fi e il Carroccio insiste, ma Silvio chiude dopo un pranzo coi figli. Gelo con Salvini
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ROMA. Ventiquattr'ore di travaglio, di pressing leghista, di urne-fobia dei suoi parlamentari non sono bastate a scalfire il fortino di Arcore. Il passo di lato di Silvio Berlusconi che tanti (anche dentro Forza Italia) hanno atteso per tutto il giorno alla fine non arriva. Decisivo, raccontano, il lungo pranzo coi figli a Villa San Martino. Il risultato è un no secco al governo Di Maio-Salvini. 

Con il segretario della Lega i rapporti sono ai ferri corti. Come confida ai suoi, il comportamento di "Matteo" avrebbe dovuto essere completamente diverso. Invece si è mosso da "maleducato": appena uscito dalle consultazioni congiunte al Quirinale, due giorni fa, si è riunito con Luigi Di Maio senza nemmeno avvertirlo. Di più, col capo politico del M5S ha concordato ogni mossa. Perfino l'invocazione delle urne l'8 luglio, una data che al pari delle altre circolate nel pieno dell'estate, il fondatore di Fi ritiene &quo…
ROMA. Ventiquattr'ore di travaglio, di pressing leghista, di urne-fobia dei suoi parlamentari non sono bastate a scalfire il fortino di Arcore. Il passo di lato di Silvio Berlusconi che tanti (anche dentro Forza Italia) hanno atteso per tutto il giorno alla fine non arriva. Decisivo, raccontano, il lungo pranzo coi figli a Villa San Martino. Il risultato è un no secco al governo Di Maio-Salvini. 

Con il segretario della Lega i rapporti sono ai ferri corti. Come confida ai suoi, il comportamento di "Matteo" avrebbe dovuto essere completamente diverso. Invece si è mosso da "maleducato": appena uscito dalle consultazioni congiunte al Quirinale, due giorni fa, si è riunito con Luigi Di Maio senza nemmeno avvertirlo. Di più, col capo politico del M5S ha concordato ogni mossa. Perfino l'invocazione delle urne l'8 luglio, una data che al pari delle altre circolate nel pieno dell'estate, il fondatore di Fi ritiene "folle". Folle precipitare il Paese al voto tra poche settimane. 

Così, poco dopo le 20.30, il Cavaliere "smentisce fermamente le indiscrezioni secondo le quali sarebbe pronto a dare un appoggio esterno a un governo guidato da M5S e Lega. Dopo due mesi di tentativi per dare vita ad un governo espressione del centrodestra, prima forza politica alle elezioni del 4 marzo, Forza Italia non può accettare alcun veto". È la parola fine - ma in questi 66 giorni ne sono state pronunciate di parecchie e poi ritrattate - alla proposta di intesa coi grillini. 

In mattinata era stata formalizzata, con annesso avvertimento, dal numero due della Lega Giancarlo Giorgetti. "Continuiamo a chiedere a Berlusconi un gesto di responsabilità in modo da permettere la nascita di questo esecutivo - racconta il capogruppo a Montecitorio - gli italiani ci chiedono un governo che rispetti il voto del 4 marzo. Se al contrario il leader di Forza Italia dovesse sostenere il governo neutrale del presidente, allora ci sarebbe un grosso problema per la coalizione". Il messaggio viene recepito in tutta la sua pesantezza nel quartier generale di Arcore, dove il Cavaliere si è ritirato già lunedì sera dopo le consultazioni, scappando da Roma in elicottero, anche per sottrarsi alle pressioni che si facevano insistenti. 

Ieri sono esplose. A tutti, Berlusconi ha ripetuto la ragione di fondo della sua scelta: "Ne va della mia dignità. Della mia e della nostra scelta politica. E poi, accettare il sostegno esterno sarebbe equivalso alla mia fine, oltre che a quella delle mie aziende". Ancora una volta, nei momenti topici, nelle decisioni di svolta, la consultazione è stata fitta soprattutto con Fedele Confalonieri e Gianni Letta. Oltre che con Niccolò Ghedini.
Se così stanno le cose, se questa è la chiusura della partita, allora occorre subito andare "alle urne: non c'è motivo per indugiare oltre", è la linea che lascia trapelare a sera inoltrata Matteo Salvini. Il quale non ha sentito personalmente Berlusconi, mentre ha mantenuto i contatti con Luigi Di Maio. Mai trovato riscontro l'offerta a Berlusconi e Fi di tre ministri di area, di sottosegretari politici, del presidente della commissione che dovrebbe riformare la legge elettorale.

"Non ci sono le ragioni per sostenere il governo neutrale, non lo faremo, detto questo restiamo contrari al voto a luglio", dice a nome del partito Mariastella Gelmini e a seguire tutto lo stato maggiore, da Bernini a Mulé e tutti gli altri. Ma sono state ore febbrili, in cui nei capannelli di Montecitorio il panico da imminente ritorno al voto l'ha fatta da padrona. Assieme alle proiezioni che vedrebbero dimezzata la pattuglia parlamentare di Fi, dagli attuali 170 a 90 (60 deputati e 30 senatori). Complici gli ultimi sondaggi e le più ambiziose pretese degli alleati leghisti sui collegi. Al contrario, Berlusconi che pure preferisce il voto in autunno, confida nella "riabilitazione" per via giudiziaria, attesa dal Tribunale di Milano e dalla Corte di Strasburgo per tentare una nuova "scalata" elettorale. 

Salvini e Di Maio tenteranno di giocare le ultime carte mentre il presidente Mattarella lavora al suo governo. Giorgia Meloni valuta l'annuncio di un suo sostegno esterno, per indurre Berlusconi a fare altrettanto. Ma non basterà. "Fi faccia partire il governo M5S-Lega con benevolenza critica", dice il governatore ligure Giovanni Toti. Il Cavaliere tiene e prova a blindare il partito evitando la fuga verso la Lega. Non sarà facile.