Politica

Dal governo neutrale all'astensione benevola: il glossario della crisi

Parole vecchie e altre nuove. Nello stallo politico sono stati coniati neologismi ma anche riciclate parole che sembravano finite in archivio. Ecco i tormentoni linguistici del dopo 4 marzo 

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Dai forni all’astensione benevola, passando per le varie declinazioni di governo. La politica ha una sua lingua: spesso ambigua, indecifrabile o per addetti ai lavori. Del resto, ricordando il Nanni Moretti di Palombella rossa, “bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”. Per decifrarle, un glossario del lessico politico in questi ultimi giorni. 

ASTENSIONE BENEVOLA / CRITICA BENEVOLENZA 
L’ultima, in ordine di tempo, fra le giravolte linguistiche della crisi istituzionale. La formula potrebbe definire il ruolo di Forza Italia rispetto a un eventuale governo Lega-5 stelle, su cui i partiti stanno lavorando in queste ore. In traduzione: Berlusconi rimarrebbe fuori dalla maggioranza di governo, com’è nei desiderata del M5s, ma senza brusche rotture con l’alleato leghista.

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Il conio è del governatore della Liguria, Giovanni Toti: “Si può guardare a questa esperienza di un nostro socio strutturale da 20 anni (Salvini, ndR) con critica benevolenza. Una specie di astensione benevola”. Non è appoggio esterno, perché i forzisti non voterebbero la fiducia, ma non è nemmeno opposizione. A voler essere maliziosi, si può considerare un sinonimo – o una variazione sul tema – del “passo di lato” più volte richiesto da Luigi Di Maio a Silvio Berlusconi.

APPOGGIO ESTERNO
Si definisce così il sostegno di una forza politica a una maggioranza di governo di cui non fa parte. Può essere diretto (con voto di fiducia) o indiretto (tramite l’astensione durante il voto). Segni particolari: i partiti che offrono un appoggio esterno decidono di votare i provvedimenti dell’esecutivo, ma non hanno ministeri. Fra i casi recenti di appoggio esterno, c’è il voto del gruppo Ala di Denis Verdini alla riforma costituzionale Boschi-Renzi.

FORNO
Senza dubbio, la metafora più abusata nel discorso politico durante queste consultazioni. L’origine è storica e si deve all’inventiva di Giulio Andreotti: l’ex presidente raccontò di aver inventato l’immagine dei “due forni” nel 1987, ma c’è chi la fa risalire anche a prima. Ciò che è certo è che si riferisca alla doppia possibilità di rivolgersi, per un’alleanza politica, ad avversari di opposta natura: per la Dc i due forni erano quelli del Partito socialista italiano e del Partito liberale italiano. Questa volta a guardarsi intorno, a destra e a sinistra, è Luigi Di Maio che ereditando “i due forni” di andreottiana memoria ha attirato ancora di più le critiche malevole di paragona il Movimento a una nuova Dc. Il 26 aprile il leader 5 stelle dichiarava: "Dopo 50 giorni il forno della Lega è chiuso, noi abbiamo una dignità". Ma pare che al Pd non ci fossero pagnotte in vendita.

GOVERNO NEUTRALE / GOVERNO DI SERVIZIO / GOVERNO BALNEARE / GOVERNO DEL PRESIDENTE
Lunedì sera il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è uscito dalle consultazioni, constatando per l’ennesima volta l’impossibilità di creare un accordo con i partiti. In quell’occasione ha parlato di “governo neutrale” o “governo di servizio”, versioni inedite del cosiddetto “governo del presidente”. L’uso della parola “neutrale” è però fondamentale: spiega perché a guidare la transizione non può essere il governo (in quota Pd) di Paolo Gentiloni, già in carica per gli affari correnti. Visto che l’esecutivo del presidente Mattarella reggerebbe il paese nella fase estiva precedente a nuove elezioni, è entrato in gioco il tema del “governo balneare”: anche questa espressione è stata presa in prestito dalla Prima Repubblica. Si utilizzò per la prima volta per il governo Bonomi del 1921.

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DUE VINCITORI
Dal 4 marzo, si fa comunamente riferimento a Lega e Movimento 5 stelle come i “due vincitori” delle elezioni. Non in molti sanno che a usare la definizione per la prima volta fu il presidente della Dc Aldo Moro, all’indomani delle elezioni del 1976. Allora, i due vincitori erano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano: ne seguirono 590 giorni di governo Andreotti III, un governo di minoranza che doveva la sua esistenza all’astensione del “secondo vincitore”, il Pci. Durò fino al rapimento Moro, quando le circostanze spinsero i comunisti a entrare esplicitamente in maggioranza.

TERZA REPUBBLICA
“Inizia oggi la Terza Repubblica, quella dei cittadini”, proclamava Luigi Di Maio dopo il trionfo elettorale del 4 marzo. Più di sessanta giorni dopo, sembrerebbe si sia ancora inceppati alla Seconda.
 
 
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