Le ultime "consultazioni" di Mattarella sono avvenute ieri mattina. Con due telefonate a Di Maio e Salvini fatte dal segretario generale del Colle Ugo Zampetti. Il succo della questione era semplice: avete visto i giornali e i siti cosa scrivono del curriculum di Giuseppe Conte, siete sempre sicuri sia il nome giusto? Possiamo contare sul fatto che il vostro uomo regga alle naturali pressioni cui viene sottoposto il premier? La risposta è stata univoca e ultimativa: Conte è l'unico punto di equilibrio possibile, soltanto lui rappresenta la soluzione politica alla crisi. Come dire: se salta l'architrave, salta tutto e si va a votare. Sottinteso: noi prendiamo il 60 per cento e non esiteremo a puntare il dito contro il Quirinale per la rottura.
Mattarella ha tirato la corda finché ha potuto per dare un volto "politico" al governo che verrà. Poi si è convinto a considerare il professore-avvocato la sola via d'uscita, &qu…
Mattarella ha tirato la corda finché ha potuto per dare un volto "politico" al governo che verrà. Poi si è convinto a considerare il professore-avvocato la sola via d'uscita, &qu…
Le ultime "consultazioni" di Mattarella sono avvenute ieri mattina. Con due telefonate a Di Maio e Salvini fatte dal segretario generale del Colle Ugo Zampetti. Il succo della questione era semplice: avete visto i giornali e i siti cosa scrivono del curriculum di Giuseppe Conte, siete sempre sicuri sia il nome giusto? Possiamo contare sul fatto che il vostro uomo regga alle naturali pressioni cui viene sottoposto il premier? La risposta è stata univoca e ultimativa: Conte è l'unico punto di equilibrio possibile, soltanto lui rappresenta la soluzione politica alla crisi. Come dire: se salta l'architrave, salta tutto e si va a votare. Sottinteso: noi prendiamo il 60 per cento e non esiteremo a puntare il dito contro il Quirinale per la rottura.
Mattarella ha tirato la corda finché ha potuto per dare un volto "politico" al governo che verrà. Poi si è convinto a considerare il professore-avvocato la sola via d'uscita, "la più politica delle scelte impolitiche". E ha rotto gli indugi. Voleva prendersi altre 24 ore per attendere un ripensamento. Non aveva più alcun senso. Conte è stato convocato al Quirinale alle 17,30. Quasi due ore di colloquio. E 4 minuti di discorso finale del presidente incaricato. Emozionatissimo.
Un discorso chiaramente scritto a quattro mani, forse anche di più. Sicure quelle del capo dello Stato e del professore investito del compito di formare un governo. Conte ha detto: "Sono consapevole e confermerò la collocazione europea e internazionale dell'Italia". Quello è il perimetro imposto da Mattarella. "Cercherò alleanze nell'Unione europea sul bilancio della Ue, sulle regole del diritto di asilo e sull'unione bancaria". Significa non sfasciare tutto ma muoversi nell'ottica di una riforma. Certo, ha anche difeso il contratto firmato da Lega e 5stelle, ne farà la sua base programmatica dimostrando così il legame diretto con i partiti e quindi la funzione politica del suo mandato. Ha parlato di "governo del cambiamento dalla parte di tutti i cittadini" secondo lo slogan gialloverde (più giallo). In omaggio al Carroccio ha citato "la difesa dell'interesse nazionale". In qualche modo ha provato a mettersi al centro di un triangolo difficile da gestire: Quirinale, Lega e grillini. Ha usato infine una formula dichiaratamente populista autodefinendosi "l'avvocato difensore del popolo italiano" (Renzi, ironizzando, ha replicato: "Noi faremo la parte civile").
Comunque il Colle ha ottenuto una prima uscita pubblica non sfascista, senza fuochi d'artificio pericolosi. Sul tasso di "esuberanza" della coalizione e della squadra ha ruotato a lungo il colloquio nel salone alla Vetrata del palazzo presidenziale. Mattarella, che lo conosce appena, ha ascoltato quale idea di Italia ha in testa il premier incaricato. E ne ha saggiato l'autonomia necessaria a tenere insieme due partiti anti-sistema dentro il sistema. La prova del fuoco è quella dei ministri. Il capo dello Stato non ha fatto nomi, ma ha sottolineato i criteri. "Anche lei avrà interesse ad avere una squadra all'altezza, immagino". Conte ha annuito. "Anche lei sa che su alcuni ministeri servono delle garanzie assolute e io avrò voce in capitolo". Il professore ha annuito di nuovo. "Se ci sono, diciamo, delle personalità pirotecniche rischia il Paese, lo sa". Conte ha risposto di sì. Il riferimento a Paolo Savona, indicato dalla Lega per il Tesoro e non gradito al Colle, era molto chiaro. Anche perché gira nei Palazzi un'indiscrezione allarmante. L'economista vicino a Salvini avrebbe incontrato Giulio Tremonti qualche giorno fa confidandogli il suo piano: "Portare lo spread italiano a quota 600 in modo che l'Europa capisca che si fa sul serio e si cambiano i vincoli".
Così è dinamite pura. Conte ha offerto una prima rassicurazione al presidente della Repubblica: "Sono il primo ad avere l'interesse nel costituire una squadra coesa". Vedremo, la lista dei ministri sarà un segnale. Oggi Conte consulta tutti i gruppi parlamentari. Se funziona, domani sera tornerà al Quirinale con i nomi dell'esecutivo. Sabato il giuramento e martedì la fiducia in Parlamento. "Non vedo l'ora di iniziare sul serio", dice l'avvocato.
Mattarella ha tirato la corda finché ha potuto per dare un volto "politico" al governo che verrà. Poi si è convinto a considerare il professore-avvocato la sola via d'uscita, "la più politica delle scelte impolitiche". E ha rotto gli indugi. Voleva prendersi altre 24 ore per attendere un ripensamento. Non aveva più alcun senso. Conte è stato convocato al Quirinale alle 17,30. Quasi due ore di colloquio. E 4 minuti di discorso finale del presidente incaricato. Emozionatissimo.
Un discorso chiaramente scritto a quattro mani, forse anche di più. Sicure quelle del capo dello Stato e del professore investito del compito di formare un governo. Conte ha detto: "Sono consapevole e confermerò la collocazione europea e internazionale dell'Italia". Quello è il perimetro imposto da Mattarella. "Cercherò alleanze nell'Unione europea sul bilancio della Ue, sulle regole del diritto di asilo e sull'unione bancaria". Significa non sfasciare tutto ma muoversi nell'ottica di una riforma. Certo, ha anche difeso il contratto firmato da Lega e 5stelle, ne farà la sua base programmatica dimostrando così il legame diretto con i partiti e quindi la funzione politica del suo mandato. Ha parlato di "governo del cambiamento dalla parte di tutti i cittadini" secondo lo slogan gialloverde (più giallo). In omaggio al Carroccio ha citato "la difesa dell'interesse nazionale". In qualche modo ha provato a mettersi al centro di un triangolo difficile da gestire: Quirinale, Lega e grillini. Ha usato infine una formula dichiaratamente populista autodefinendosi "l'avvocato difensore del popolo italiano" (Renzi, ironizzando, ha replicato: "Noi faremo la parte civile").
Comunque il Colle ha ottenuto una prima uscita pubblica non sfascista, senza fuochi d'artificio pericolosi. Sul tasso di "esuberanza" della coalizione e della squadra ha ruotato a lungo il colloquio nel salone alla Vetrata del palazzo presidenziale. Mattarella, che lo conosce appena, ha ascoltato quale idea di Italia ha in testa il premier incaricato. E ne ha saggiato l'autonomia necessaria a tenere insieme due partiti anti-sistema dentro il sistema. La prova del fuoco è quella dei ministri. Il capo dello Stato non ha fatto nomi, ma ha sottolineato i criteri. "Anche lei avrà interesse ad avere una squadra all'altezza, immagino". Conte ha annuito. "Anche lei sa che su alcuni ministeri servono delle garanzie assolute e io avrò voce in capitolo". Il professore ha annuito di nuovo. "Se ci sono, diciamo, delle personalità pirotecniche rischia il Paese, lo sa". Conte ha risposto di sì. Il riferimento a Paolo Savona, indicato dalla Lega per il Tesoro e non gradito al Colle, era molto chiaro. Anche perché gira nei Palazzi un'indiscrezione allarmante. L'economista vicino a Salvini avrebbe incontrato Giulio Tremonti qualche giorno fa confidandogli il suo piano: "Portare lo spread italiano a quota 600 in modo che l'Europa capisca che si fa sul serio e si cambiano i vincoli".
Così è dinamite pura. Conte ha offerto una prima rassicurazione al presidente della Repubblica: "Sono il primo ad avere l'interesse nel costituire una squadra coesa". Vedremo, la lista dei ministri sarà un segnale. Oggi Conte consulta tutti i gruppi parlamentari. Se funziona, domani sera tornerà al Quirinale con i nomi dell'esecutivo. Sabato il giuramento e martedì la fiducia in Parlamento. "Non vedo l'ora di iniziare sul serio", dice l'avvocato.