Guido Caprino, protagonista del 'Miracolo' di Ammaniti: "Spiega bene cosa sia il potere"
Silvia Fumarola
La serie tv di Sky, debutto alla regia dello scrittore, mostra un sistema politico profeticamente simile a quello attuale. Parla l'attore, leghista di prima ora in '1992', adesso nei panni del premier Pietromarchi: "È capace di strumentalizzare sfruttando il momento di paura"
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Dal leghista della serie 1992 che cavalca la protesta popolare e arriva in Parlamento al premier alle prese con un referendum che potrebbe tagliare fuori l’Italia dall’Europa, Guido Caprino ha raccontato con i suoi personaggi un capitolo di storia recente. Con Il miracolo di Niccolò Ammaniti (stasera, martedì 29 maggio, su Sky Atlantic le due puntate finali; l’intera stagione è disponibile on demand su Sky Box Sets), serie premiata in Francia, la fiction supera la realtà. L’anticipa. Il premier Fabrizio Pietromarchi che discute in Bankitalia del possibile ritorno della lira, mentre al Quirinale il presidente Mattarella chiede di pensare all’Europa, fa fare un salto sulla sedia. "Mi ha fatto un certo effetto", spiega Caprino, "ma onestamente non sono in grado di fare un’analisi politica. Mi piace pensare che chi fa politica non finisca in quell’ambiente per caso".
'Il miracolo', la serie tv di Niccolò Ammaniti - clip in anteprima
Però a volte, lo dicono i fatti, non è proprio così. Il leghista diventa un politico di punta suo malgrado.
"Per 1992 ho lavorato su un ragazzone, Pietro Bosco, che trova difficilmente un collocazione nel mondo, è un disadattato. La serie l’abbiamo vista, lui fa un’escalation dai comizi in piazza al Palazzo. Si trova in una situazione più grande di lui, dice cose banali condivise, e trova una collocazione. Fino a diventare un politico, ma è molto diverso da Pietromarchi".
Pietromarchi è un politico in carriera, molto interessante. Giovane, ambizioso, ha un lato ambiguo e soffre d’insonnia. Si fa degli scrupoli. Governare il paese e farlo restare in Europa gli leva il sonno.
"Si fa molti scrupoli ma fino in fondo non lo conosciamo. Era importante restituire questa ambiguità, non far capire esattamente chi sia e cosa pensa. Gli altri dicono che 'ha qualcosa che non torna'. C’è la famosa scena in Bankitalia: 'Per guidare un paese devi spaventarlo'. La serie spiega bene cosa sia il potere, la scena con i banchieri in quella stanza scura, fa riflettere. Il potere aleggia come se fosse una demoniaca presenza".
Spiega come si governi con la paura.
"Certo. C’è chi viene strumentalizzato da chi ne sa di più, in un momento di paura e incertezza. Giocare sulla paura funziona sempre, crei un clima di terrore e dai una possibilità alla gente di essere protetta. E quindi Batman, quello che viene a salvarci, funziona".
Niccolò Ammaniti debutta alla regia con la serie 'Il miracolo'
Niccolò Ammaniti debutta alla regia (a sei mani insieme a Lucio Pellegrini e Francesco Munzi) con Il miracolo, da maggio su Sky Atlantic Hd. Lo scrittore firma e dirige un soggetto affascinante, noir e visionario, in cui offre più domande che risposte. Nel cast Sergio Albelli, Guido Caprino, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno, Lorenza Indovina, Elena Lietti - Leggi l'articolo
Ne Il miracolo si evoca il ritorno della lira: meglio mettere la Cristoforetti sulle banconote o un altro eroe?
"Quella scena è pazzesca, visto che tanti vogliono uscire dall’euro. Fabrizio ha paura, a tratti è terrorizzato. Ha una sua etica. Io lavoro sull’aspetto umano, lui ha principi di centro-sinistra, non vorrebbe scendere a compromessi. Continua la sua campagna sul referendum e non sapremo fino a che punto ci creda o no, quanto venga usato".
Anche la religione gioca il suo ruolo.
"Non dimentichiamo che stiamo parlando di un ateo che ha una crisi mistica. Ma in quel ruolo non puoi avere dubbi, il premier Pietromarchi è un uomo distrutto perché ha una coscienza. Sta male perché le cose non vanno come dovrebbero andare. La stanchezza dovuta all’insonnia diventa una maledizione. C’è una vena folle, che si acuisce e si accentua".
Il leghista Bosco invece non ha dubbi, è figlio del populismo e segue la pancia.
"Questo è raccontato molto bene in 1992, lui è simbolo del sano populismo, del popolo che vive un malessere profondo e prova a prendersi il potere. La rabbia sfocia e prende piede, questo continua a succedere, è sotto gli occhi di tutti. E si rischia sempre di venire strumentalizzati".
Che idea si è fatto?
"No, non giudico. Sono personaggi. Ma è più che comprensibile alzarsi la mattina e dire: basta. Se segui la pancia si può diventare Pietro Bosco in un attimo".
Lei per cosa combatterebbe?
"Per me si dovrebbe fare la rivoluzione contro la burocrazia".