ROMA - È il paradosso del centrodestra unito. Coeso a parole, a pezzi nei fatti: tre per l'esattezza. Tante quante sono, all'alba del nuovo governo, le strade imboccate dalla coalizione arrivata prima alle politiche. Direzioni uguali sulla carta: obbligate dalla tradizione e da vecchi matrimoni locali; eppure contrarie nella realtà aumentata dell'asse gialloverde.
Il Carroccio dentro Palazzo Chigi, alla cloche dell'esecutivo pentaleghista. Forza Italia fuori, decisamente all'opposizione. Fratelli d'Italia un po' di qua e un po' di là, sul filo di un'astensione che, a seconda dell'umore, oscilla tra benevolenza e rancore. Con l'erede di Alberto da Giussano - il "Capitano" Matteo Salvini - che da 89 giorni tenta di tenere insieme tutto quanto: Luigi Di Maio e il Cavaliere, Giorgia Meloni e i luogotenenti padani in ansia per le giunte del Nord, giurando a ciascuno amore eterno come neanche Don Giovanni alle sue molte amanti. Tre mesi di fiction destinata a durare chissà ancora quanto. Almeno finché l'anziano leader un tempo alleato, cedendo al pressing di amici semper fidelis come Gianni Letta, non stabilirà di staccare la spina. E addio per sempre.
Sino ad allora, tuttavia, il copione resta lo stesso. Il governo coi grillini era stato appena annunciato al Quirinale che Matteo Salvini, volato in serata a Sondrio, già dichiarava: "Ci tengo a dire che oggi Silvio Berlusconi l'ho sentito, non una, ma tre volte perché quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto mantenendo fede a una coalizione a cui teniamo". Un po' come il marito che dice alla moglie: ti ho tradito ma non buttarmi fuori di casa, a te ci tengo ancora. "Sono partito a lavorare su questo contratto coi 5Stelle solo nel momento in cui gli alleati mi hanno detto 'Vai e prova' - si è giustificato il neo-ministro dell'Interno - E cercherò di trasformare in azione di governo non solo i progetti della Lega ma anche quelli di tutto il centrodestra cui continuo ovviamente a far riferimento".
Ma l'ex premier non si fida più - "Lo sapevo che sarebbe finita così, Matteo non ha resistito alla voglia matta di governare" il commento che trapela da Arcore - e prepara la rivincita all'insegna del "vedremo cosa saranno in grado di fare, se la Lega riuscirà a imporre i temi del centrodestra o saranno i grillini a prevalere". Una linea attendista che però parte dal voto contrario sulla fiducia, proseguirà dai banchi dell'opposizione e fissa sin d'ora una serie di paletti da cui far discendere l'atteggiamento di Forza Italia nel day by day.
"Abbiamo forti preoccupazioni per la visione statalista della politica economica di questo governo" va a dire in tv Alessandro Cattaneo, deputato azzurro e membro del Comitato di presidenza forzista, "ci preoccupano la proposta di nazionalizzazione delle banche, la chiusura dell'Ilva, lo stop alla Tav, la sanità, in quanto per noi l'obbligo vaccinale è sacrosanto. Tutte le idee agli antipodi del programma del centrodestra. Per questo saremo guardiani attenti".
Un ritornello analogo a quello intonato da Maria Stella Gelmini: "Vogliamo essere in Parlamento la sentinella dei cittadini", ha dichiarato la capogruppo alla Camera, annunciando grosse novità nel partito: "Il rinnovamento è già in atto. Il presidente Berlusconi sta già lavorando a un profondo cambiamento coinvolgendo gli amministratori, la classe dirigente nata in questi anni nei territori". In vista l'azzeramento di tutte le cariche, a partire dai coordinatori regionali, per poi puntare alle alte gerarchie azzurre.
Più altalenante l'orientamento di Giorgia Meloni. Che si è sentita presa in giro da Salvini. Il quale fino all'ultimo istante le ha promesso "ti porterò al governo con me", salvo liquidarla poche ore dopo con un perentorio: "Mi spiace, Di Maio non vuole, non so che farci, ci riproverò più avanti". Subendo, per la seconda volta in una settimana, il veto del capo dei 5S e il tradimento dell'alleato. Da qui la decisione di astenersi sulla fiducia. Un'ulteriore apertura di credito, ma condizionata. "Io non ho mai chiesto ministeri per noi" continua a ripetere la leader di Fdi. "La nostra disponibilità non aveva nulla a che fare con le poltrone ma con la possibilità di rafforzare il fronte del centrodestra all'interno dell'esecutivo. Ho paura, però, che se Salvini deve rinunciare a Savona e poi anche a Meloni, certe idee soffriranno nel nuovo governo".
È l'effetto collaterale della bomba gialloverde appena sganciata sull'Italia. Che Francesco Storace, vecchio azionista della coalizione ormai in disarmo, riassume lapidario in un post su Facebook: "Sarà un altro mondo. Bisognerà smettere di parlare di centrodestra unito. Si chiude un'era. Si apre l'ignoto. Inutile indossare la toga per sentenziare su chi ha ragione e chi ha torto. Spero solo che l'Italia rinasca".
Il Carroccio dentro Palazzo Chigi, alla cloche dell'esecutivo pentaleghista. Forza Italia fuori, decisamente all'opposizione. Fratelli d'Italia un po' di qua e un po' di là, sul filo di un'astensione che, a seconda dell'umore, oscilla tra benevolenza e rancore. Con l'erede di Alberto da Giussano - il "Capitano" Matteo Salvini - che da 89 giorni tenta di tenere insieme tutto quanto: Luigi Di Maio e il Cavaliere, Giorgia Meloni e i luogotenenti padani in ansia per le giunte del Nord, giurando a ciascuno amore eterno come neanche Don Giovanni alle sue molte amanti. Tre mesi di fiction destinata a durare chissà ancora quanto. Almeno finché l'anziano leader un tempo alleato, cedendo al pressing di amici semper fidelis come Gianni Letta, non stabilirà di staccare la spina. E addio per sempre.
Sino ad allora, tuttavia, il copione resta lo stesso. Il governo coi grillini era stato appena annunciato al Quirinale che Matteo Salvini, volato in serata a Sondrio, già dichiarava: "Ci tengo a dire che oggi Silvio Berlusconi l'ho sentito, non una, ma tre volte perché quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto mantenendo fede a una coalizione a cui teniamo". Un po' come il marito che dice alla moglie: ti ho tradito ma non buttarmi fuori di casa, a te ci tengo ancora. "Sono partito a lavorare su questo contratto coi 5Stelle solo nel momento in cui gli alleati mi hanno detto 'Vai e prova' - si è giustificato il neo-ministro dell'Interno - E cercherò di trasformare in azione di governo non solo i progetti della Lega ma anche quelli di tutto il centrodestra cui continuo ovviamente a far riferimento".
Ma l'ex premier non si fida più - "Lo sapevo che sarebbe finita così, Matteo non ha resistito alla voglia matta di governare" il commento che trapela da Arcore - e prepara la rivincita all'insegna del "vedremo cosa saranno in grado di fare, se la Lega riuscirà a imporre i temi del centrodestra o saranno i grillini a prevalere". Una linea attendista che però parte dal voto contrario sulla fiducia, proseguirà dai banchi dell'opposizione e fissa sin d'ora una serie di paletti da cui far discendere l'atteggiamento di Forza Italia nel day by day.
"Abbiamo forti preoccupazioni per la visione statalista della politica economica di questo governo" va a dire in tv Alessandro Cattaneo, deputato azzurro e membro del Comitato di presidenza forzista, "ci preoccupano la proposta di nazionalizzazione delle banche, la chiusura dell'Ilva, lo stop alla Tav, la sanità, in quanto per noi l'obbligo vaccinale è sacrosanto. Tutte le idee agli antipodi del programma del centrodestra. Per questo saremo guardiani attenti".
Un ritornello analogo a quello intonato da Maria Stella Gelmini: "Vogliamo essere in Parlamento la sentinella dei cittadini", ha dichiarato la capogruppo alla Camera, annunciando grosse novità nel partito: "Il rinnovamento è già in atto. Il presidente Berlusconi sta già lavorando a un profondo cambiamento coinvolgendo gli amministratori, la classe dirigente nata in questi anni nei territori". In vista l'azzeramento di tutte le cariche, a partire dai coordinatori regionali, per poi puntare alle alte gerarchie azzurre.
Più altalenante l'orientamento di Giorgia Meloni. Che si è sentita presa in giro da Salvini. Il quale fino all'ultimo istante le ha promesso "ti porterò al governo con me", salvo liquidarla poche ore dopo con un perentorio: "Mi spiace, Di Maio non vuole, non so che farci, ci riproverò più avanti". Subendo, per la seconda volta in una settimana, il veto del capo dei 5S e il tradimento dell'alleato. Da qui la decisione di astenersi sulla fiducia. Un'ulteriore apertura di credito, ma condizionata. "Io non ho mai chiesto ministeri per noi" continua a ripetere la leader di Fdi. "La nostra disponibilità non aveva nulla a che fare con le poltrone ma con la possibilità di rafforzare il fronte del centrodestra all'interno dell'esecutivo. Ho paura, però, che se Salvini deve rinunciare a Savona e poi anche a Meloni, certe idee soffriranno nel nuovo governo".
È l'effetto collaterale della bomba gialloverde appena sganciata sull'Italia. Che Francesco Storace, vecchio azionista della coalizione ormai in disarmo, riassume lapidario in un post su Facebook: "Sarà un altro mondo. Bisognerà smettere di parlare di centrodestra unito. Si chiude un'era. Si apre l'ignoto. Inutile indossare la toga per sentenziare su chi ha ragione e chi ha torto. Spero solo che l'Italia rinasca".