Per diverse e complesse ragioni, al vecchio e caro trasformismo non si fa più caso. Ma un giorno, anche con calma, Matteo Salvini potrà finalmente raccontare ai nipotini, almeno, come sia stato possibile che nel giro di un paio d'anni, da verde altare della secessione padana Pontida sia divenuta, come accadrà domani, il palcoscenico blu del governo sovranista "prima gli italiani".
Il fatto che da quasi trent'anni quel luogo sia legato niente meno che a un giuramento rende insieme la faccenda più buffa e problematica. Sennonché la Lega è la Lega, soggetto politico tra i più ondivaghi e giocolieri, per cui l'impegno rituale, officiato per la prima volta nel 1990 da 5 mila eccentrici indipendentisti sotto una tettoia di ondulit, si deve alla fantasia di Bossi che prese in prestito la formula dei Tre moschettieri - "Tutti per uno, uno per tutti!" - e poi le cose andarono un po' per conto loro.
Cos&igrav…
Il fatto che da quasi trent'anni quel luogo sia legato niente meno che a un giuramento rende insieme la faccenda più buffa e problematica. Sennonché la Lega è la Lega, soggetto politico tra i più ondivaghi e giocolieri, per cui l'impegno rituale, officiato per la prima volta nel 1990 da 5 mila eccentrici indipendentisti sotto una tettoia di ondulit, si deve alla fantasia di Bossi che prese in prestito la formula dei Tre moschettieri - "Tutti per uno, uno per tutti!" - e poi le cose andarono un po' per conto loro.
Cos&igrav…
Per diverse e complesse ragioni, al vecchio e caro trasformismo non si fa più caso. Ma un giorno, anche con calma, Matteo Salvini potrà finalmente raccontare ai nipotini, almeno, come sia stato possibile che nel giro di un paio d'anni, da verde altare della secessione padana Pontida sia divenuta, come accadrà domani, il palcoscenico blu del governo sovranista "prima gli italiani".
Il fatto che da quasi trent'anni quel luogo sia legato niente meno che a un giuramento rende insieme la faccenda più buffa e problematica. Sennonché la Lega è la Lega, soggetto politico tra i più ondivaghi e giocolieri, per cui l'impegno rituale, officiato per la prima volta nel 1990 da 5 mila eccentrici indipendentisti sotto una tettoia di ondulit, si deve alla fantasia di Bossi che prese in prestito la formula dei Tre moschettieri - "Tutti per uno, uno per tutti!" - e poi le cose andarono un po' per conto loro.
Così nel 1992, epoca Tangentopoli, tra fumi di braciole e polenta, gli iniziali guerrieri barbuti con gli elmi dalle lunghe corna s'intrattennero negli stand del "Tiro al ladrone" e di "Ottura il gabinetto", quest'ultimo un grazioso gioco in cui si trattava di abbattere pupazzi di potenti della Prima Repubblica coi pantaloni calati. Nel 1993 qui venne proclamata la Costituzione federale che all'art.1, su indicazione del professor Miglio, definiva l'Italia una "libera associazione" delle Repubbliche Padana, Etruria e del Sud; mentre nel 1994 venne a Pontida Irene Pivetti con scorta, ma in camicia verde graziosamente annodata sopra l'ombelico come Brigitte Bardot a Saint-Tropez. Poco dopo Bossi cacciò via sia lei che Miglio, anche detto "Nosferatu" per le orecchie a punta.
Ma molto ancora doveva vedere il "sacro" pratone, negli anni seguenti minacciato da un erigendo iper-mercato. Per cui il Senatùr, che non aveva esattamente il bozzo degli affari, volle comprarselo. Nel 1998 fu lanciata una sottoscrizione in Btp (Buoni terreno di Pontida), in tre pezzature. Dal palco, come un imbonitore da fiera, Bossi incoraggiava i militanti: "Ohè, mentre io sto qui a parlare, mi si comprano tutte le quote, tenetemene 6, una per mia moglie e per ognuno dei miei figli!". E così fu: the Family ebbe i lotti da 496 a 501, ma al dunque la Lega, che s'era impegnata per 2 miliardi e 500 milioni, superò di poco i 500 e nonostante la vendita brevi manu di zolle, anch'esse debitamente consacrate, lo scoperto confluì nel disastro Eurocredinord cui cercò di far fronte la Popolare di Lodi del banchiere Fiorani, con i peggiori risultati.
Era prevista anche una stele di marmo con i nomi dei sottoscrittori, presto sostituita da un cumulo di pietre, di intonazione celtica. L'anno seguente, 1999, sempre a Pontida, previa esibizione di un coupon diverse coppie di fidanzati padani celebrarono un "giuramento di fedeltà", anch'esso secondo la formula del matrimonio celtico e quindi con opportuno accompagnamento di arpe e sventolìo di sole delle Alpi. Bossi e i leghisti, Salvini incluso, furono sempre molto severi con il tricolore. Un enorme drappo di 18 mila metri quadrati fu esibito con tanto di certificazione notarile.
Dalle parti della Lega il folklore, nel senso anche nobile del termine, resta un fatto di importanza certamente superiore alla coerenza. Del resto, quando nel 2002 la nazionale italiana fu esclusa dai mondiali, sullo stesso pratone a suo tempo ebbe gran successo la t-shirt con su scritto: "Grazie Corea".
Tutto infatti cambia, magari un po' troppo rapidamente e senza troppe spiegazioni. Così, dopo il bagno finanziario, all'ombra del bandierone-monstre, anch'esso depezzato e venduto per fare soldi, vennero in ordine sparso, ma con ovvia ricaduta eroicomica: la canzone "Oh Pontida oh Pontida" del maestro Garavaglia, la visione del promo del prezioso cine-polpettone identitario "Barbarossa", la richiesta di un francobollo commemorativo del IX centenario dell'abbazia, l'invocazione della diretta televisiva su Rai2, il ritorno di Bossi malato, la distribuzione di banconote con il suo volto, il rogo della gigantografia di una cartella Ici, l'ostensione delle targhe di bronzo dei presunti ministeri spostati al Nord.
A quel punto Salvini non era più il capo degli assai immaginari comunisti padani, ma non ancora il dubbioso numero due dei "barbari sognanti" e presto dotati di scopa, comunque d'osservanza maroniana. Nel 2009, con un bicchierozzo di birra in mano, proprio a Pontida fu pizzicato mentre con altri suoi compagni di bevute intonava una strofetta da tifosi sui napoletani che puzzano perché non si lavano (17 anni prima Montanelli aveva attribuito proprio a Bossi e ai leghisti una scarsa dimestichezza con il sapone).
L'anno precedente, triste omaggio alla precoce secolarizzazione padana, era venuto fuori che la Lega aveva affittato dei figuranti vestiti da guerrieri da un'agenzia. Non che la cosa sia da mettere in relazione, ma sono gli anni del cerchio magico, dei diamanti in Tanzania e della laurea albanese del Trota. Nel 2011, sul sacro suolo, al posto di "Padroni in casa propria" si potè leggere amaramente: "Ladroni a casa propria". Ancora tre o quattro anni, un piccolo sforzo, e a Pontida comparvero ruspe decorative e un immenso caterpillar. Inebriati dal recente sovranismo, quasi nessuno ricordava più le parole di una delle canzoni del giovane Bossi: "Noi siam venuti dall'Italy, /abbiamo un piano per far la lira:/ entriamo in banca col caterpillar,/ e ci prendiamo il grano".
Il fatto che da quasi trent'anni quel luogo sia legato niente meno che a un giuramento rende insieme la faccenda più buffa e problematica. Sennonché la Lega è la Lega, soggetto politico tra i più ondivaghi e giocolieri, per cui l'impegno rituale, officiato per la prima volta nel 1990 da 5 mila eccentrici indipendentisti sotto una tettoia di ondulit, si deve alla fantasia di Bossi che prese in prestito la formula dei Tre moschettieri - "Tutti per uno, uno per tutti!" - e poi le cose andarono un po' per conto loro.
Così nel 1992, epoca Tangentopoli, tra fumi di braciole e polenta, gli iniziali guerrieri barbuti con gli elmi dalle lunghe corna s'intrattennero negli stand del "Tiro al ladrone" e di "Ottura il gabinetto", quest'ultimo un grazioso gioco in cui si trattava di abbattere pupazzi di potenti della Prima Repubblica coi pantaloni calati. Nel 1993 qui venne proclamata la Costituzione federale che all'art.1, su indicazione del professor Miglio, definiva l'Italia una "libera associazione" delle Repubbliche Padana, Etruria e del Sud; mentre nel 1994 venne a Pontida Irene Pivetti con scorta, ma in camicia verde graziosamente annodata sopra l'ombelico come Brigitte Bardot a Saint-Tropez. Poco dopo Bossi cacciò via sia lei che Miglio, anche detto "Nosferatu" per le orecchie a punta.
Ma molto ancora doveva vedere il "sacro" pratone, negli anni seguenti minacciato da un erigendo iper-mercato. Per cui il Senatùr, che non aveva esattamente il bozzo degli affari, volle comprarselo. Nel 1998 fu lanciata una sottoscrizione in Btp (Buoni terreno di Pontida), in tre pezzature. Dal palco, come un imbonitore da fiera, Bossi incoraggiava i militanti: "Ohè, mentre io sto qui a parlare, mi si comprano tutte le quote, tenetemene 6, una per mia moglie e per ognuno dei miei figli!". E così fu: the Family ebbe i lotti da 496 a 501, ma al dunque la Lega, che s'era impegnata per 2 miliardi e 500 milioni, superò di poco i 500 e nonostante la vendita brevi manu di zolle, anch'esse debitamente consacrate, lo scoperto confluì nel disastro Eurocredinord cui cercò di far fronte la Popolare di Lodi del banchiere Fiorani, con i peggiori risultati.
Era prevista anche una stele di marmo con i nomi dei sottoscrittori, presto sostituita da un cumulo di pietre, di intonazione celtica. L'anno seguente, 1999, sempre a Pontida, previa esibizione di un coupon diverse coppie di fidanzati padani celebrarono un "giuramento di fedeltà", anch'esso secondo la formula del matrimonio celtico e quindi con opportuno accompagnamento di arpe e sventolìo di sole delle Alpi. Bossi e i leghisti, Salvini incluso, furono sempre molto severi con il tricolore. Un enorme drappo di 18 mila metri quadrati fu esibito con tanto di certificazione notarile.
Dalle parti della Lega il folklore, nel senso anche nobile del termine, resta un fatto di importanza certamente superiore alla coerenza. Del resto, quando nel 2002 la nazionale italiana fu esclusa dai mondiali, sullo stesso pratone a suo tempo ebbe gran successo la t-shirt con su scritto: "Grazie Corea".
Tutto infatti cambia, magari un po' troppo rapidamente e senza troppe spiegazioni. Così, dopo il bagno finanziario, all'ombra del bandierone-monstre, anch'esso depezzato e venduto per fare soldi, vennero in ordine sparso, ma con ovvia ricaduta eroicomica: la canzone "Oh Pontida oh Pontida" del maestro Garavaglia, la visione del promo del prezioso cine-polpettone identitario "Barbarossa", la richiesta di un francobollo commemorativo del IX centenario dell'abbazia, l'invocazione della diretta televisiva su Rai2, il ritorno di Bossi malato, la distribuzione di banconote con il suo volto, il rogo della gigantografia di una cartella Ici, l'ostensione delle targhe di bronzo dei presunti ministeri spostati al Nord.
A quel punto Salvini non era più il capo degli assai immaginari comunisti padani, ma non ancora il dubbioso numero due dei "barbari sognanti" e presto dotati di scopa, comunque d'osservanza maroniana. Nel 2009, con un bicchierozzo di birra in mano, proprio a Pontida fu pizzicato mentre con altri suoi compagni di bevute intonava una strofetta da tifosi sui napoletani che puzzano perché non si lavano (17 anni prima Montanelli aveva attribuito proprio a Bossi e ai leghisti una scarsa dimestichezza con il sapone).
L'anno precedente, triste omaggio alla precoce secolarizzazione padana, era venuto fuori che la Lega aveva affittato dei figuranti vestiti da guerrieri da un'agenzia. Non che la cosa sia da mettere in relazione, ma sono gli anni del cerchio magico, dei diamanti in Tanzania e della laurea albanese del Trota. Nel 2011, sul sacro suolo, al posto di "Padroni in casa propria" si potè leggere amaramente: "Ladroni a casa propria". Ancora tre o quattro anni, un piccolo sforzo, e a Pontida comparvero ruspe decorative e un immenso caterpillar. Inebriati dal recente sovranismo, quasi nessuno ricordava più le parole di una delle canzoni del giovane Bossi: "Noi siam venuti dall'Italy, /abbiamo un piano per far la lira:/ entriamo in banca col caterpillar,/ e ci prendiamo il grano".