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La crisi del centrosinistra, lo scrittore Malvaldi: "Il Pd non sa riconoscere le sconfitte, dibattito delirante"

Il giallista tradotto in undici paesi parte dalla "sua" Pisa diventata leghista: "Se me l'avessero detto anni fa, non ci avrei creduto"

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ROMA - "Pisa leghista: se me lo avessero detto anni fa non ci avrei creduto. Il cielo è ancora blu, e io ora provo un misto di smarrimento e di curiosità: per quel che succederà adesso, per quel che potranno fare".
Marco Malvaldi, 44 anni, uno dei nostri maggiori giallisti, l'ex Normalista tradotto in undici paesi, un milione di copie vendute grazie al ciclo dei vecchietti del BarLume, di cui il 6 luglio esce il nuovo romanzo, "A bocce ferme", analizza la metamorfosi della sua città: da piccola capitale rossa a nuovo feudo della Lega.

Com'è stato possibile?
"Al centro di tutto c'è stato il tema della sicurezza. Infatti questo ribaltamento viene lontano, dal non aver capito che già la percezione della insicurezza rappresenta un problema perché significa che comunque la gente è spaventata e meno disposta a investire nella società, ad aprire attività commerciali o a uscire la sera. Il Pd aveva proposto un assessorato alla Sicurezza, affidato a un magistrato, una proposta sensata, ma non è bastato".

Perché le ricette del centrosinistra non sono più credibili?
"Prendiamo il centro di Pisa. È degradato. E quando c'è degrado si avverte anche la mancanza di controlli. Oggi non è all'altezza di una città d'arte. Poi c'è il caso dei tanti negozi che aprono e chiudono senza alcun controllo, o dei bar che vendono alcolici ad orari assurdi. La sinistra ha avuto scarsa attenzione per questi temi".

Lei ha sostenuto pubblicamente il Pd?
"Io ho sostenuto una lista civica collegata al candidato sindaco Andrea Serfogli, ma devo dire che le elezioni non le ha vinte la Lega: le ha brutalmente perse il Pd. Anche perché si è affidato a un candidato percepito come un professionista della politica".

Come spiega il declino del centrosinistra anche nelle città rosse?
"Perché ha smesso di capire quali erano le priorità della gente normale. Per la sinistra il rispetto della legalità, anche nella piccole cose, non è mai stato troppo importante, è sempre prevalsa un'idea buonista; ricorda la levata di scudi sulle impronte da prendere ai migranti? Perché avrebbe dovuto essere una mossa razzista, quando lo Stato ha anche le mie impronte, prese quando ho fatto il militare; così com'è giusto pretendere che i bimbi dei rom vadano a scuola, perché così li aiuti ad integrarsi nella società, perché è di sinistra consentire che mio figlio e il figlio di un rom abbiano le stesse possibilità di laurearsi. La sinistra aveva proposto l'abolizione delle tasse universitarie: invece i ricchi le devono pagare tutte, i poveri secondo le loro possibilità di reddito".

L'identità della sinistra si è fatta troppo incerta?
"Durante la campagna elettorale ho sentito dire spesso: "Dobbiamo votare Pd perché sennò vince la Lega", agitando lo spauracchio; lo si diceva anche di Berlusconi; ma così è tutta una politica calibrata sull'avversario, invece devi essere forte tu. Guardi quel che è successo: un apparato concentrato su stesso, teso a difendere la propria sopravvivenza, che si è dimenticato di quel che c'era fuori".

L'immigrazione che ruolo ha svolto?
"Premesso che ha ragione Pif quando banalmente dice che quando sei ricco, e vivi in quartieri residenziali, è più facile essere di sinistra perché non hai il rom o il migrante come vicino di casa, in questi mesi molti dicevano "guarda quanti senegalesi ci sono in centro, qui non c'è sicurezza". Ora le due cose non sono affatto correlate, però resta un problema di gestione".

A cosa si riferisce?
"Mi colpisce vedere a Pisa molti uomini immigrati soli, a differenza di quel che ho visto in altre città, dove prevalgono le famiglie; ecco questo vuole dire che non ci si intende integrare. È come se quell'immigrato ci dicesse: "Qui si guadagna di più, ma non si vive meglio".

È finito un mondo?
"Pisa è stata una roccaforte, è quasi consolatorio pensare che non sia più così. Il termine roccaforte non mi è piaciuto, perché presupponeva che si votasse qualsiasi figura il partito proponesse; era così ai tempi del Pci, che non ho fatto in tempo a votare, e molti di questi nuovi leghisti assomigliano ai comunisti dell'epoca: gente con cui non puoi discutere, perché hanno sempre ragione loro".

E il Pd ha un futuro?
"Assisto a un dibattito delirante, il Pd non sa riconoscere le sconfitte; se un segretario perde le elezioni chiede scusa e toglie il disturbo; ma allo stesso tempo quel segretario ha diritto a lavorare senza che gli sparino addosso ogni giorno".

Come valuta il governo?
"Mi inquieta un ministro dell'Interno che parla di vaccini, dicendo un sacco di cavolate, tuttavia mi fa meno paura lui che Di Maio ministro del Lavoro. Le uscite più clamorose di Salvini, che agisce da vero premier, saranno spero rintuzzate, gli effetti più subdoli sulla legislazione del lavoro potranno produrre danni duraturi. Ho capito tempo fa che i meno esperti di qualcosa sono capaci di proporre le misure più draconiane".
 
 
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