Sui migranti Salvini mira alla rottura della Ue, Conte prova a mediare
Tommaso Ciriaco , Carmelo Lopapa , di TOMMASO CIRIACO E CARMELO LOPAPAIl ministro dell'Interno chiama il corrispettivo tedesco Seehofer. L’angoscia del premier italiano: “Non ci lasciano alternative”
ROMA. Il Brennero sigillato, le merci strozzate in un imbuto, l'export verso la Germania soffocato. La minaccia austriaca di bloccare Schengen manda in tilt Palazzo Chigi. E preoccupa non poco Giuseppe Conte. "Lo so, senza un accordo con la Merkel si rallenta la libera circolazione e rischiamo di pagare un prezzo altissimo, ma cosa possiamo fare se non ci lasciano alternative?", confida ai suoi ministri il premier, demoralizzato ma realista. La conferenza stampa tenuta con Di Maio e Giorgetti sul decreto dignità è appena terminata. Spenti i riflettori, i visi si fanno cupi.
Le notizie da Vienna mettono Roma spalle al muro. Il premier può fare poco, dopo aver accettato il compromesso al ribasso del Consiglio Ue di Bruxelles e consentito a Matteo Salvini di alzare i toni oltre ogni barriera. E d'altra parte, è proprio il capo del Viminale a non lasciargli margini di manovra se, appresa la notizia, scrolla le spalle: "Chiudono il Brenne…
Le notizie da Vienna mettono Roma spalle al muro. Il premier può fare poco, dopo aver accettato il compromesso al ribasso del Consiglio Ue di Bruxelles e consentito a Matteo Salvini di alzare i toni oltre ogni barriera. E d'altra parte, è proprio il capo del Viminale a non lasciargli margini di manovra se, appresa la notizia, scrolla le spalle: "Chiudono il Brenne…
ROMA. Il Brennero sigillato, le merci strozzate in un imbuto, l'export verso la Germania soffocato. La minaccia austriaca di bloccare Schengen manda in tilt Palazzo Chigi. E preoccupa non poco Giuseppe Conte. "Lo so, senza un accordo con la Merkel si rallenta la libera circolazione e rischiamo di pagare un prezzo altissimo, ma cosa possiamo fare se non ci lasciano alternative?", confida ai suoi ministri il premier, demoralizzato ma realista. La conferenza stampa tenuta con Di Maio e Giorgetti sul decreto dignità è appena terminata. Spenti i riflettori, i visi si fanno cupi.
Le notizie da Vienna mettono Roma spalle al muro. Il premier può fare poco, dopo aver accettato il compromesso al ribasso del Consiglio Ue di Bruxelles e consentito a Matteo Salvini di alzare i toni oltre ogni barriera. E d'altra parte, è proprio il capo del Viminale a non lasciargli margini di manovra se, appresa la notizia, scrolla le spalle: "Chiudono il Brennero? Chi se ne frega, non è un'emergenza e possiamo bloccare anche noi le frontiere". Tradotto: alto tasso di sovranismo, paralisi di Schengen. "Rischiamo un disastro colossale per le nostre imprese - ragiona nelle stesse ore l'ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio - Sarebbe il preludio alla demolizione dell'Europa".
La strategia del ministro dell'Interno, d'altra parte, è ormai chiara. Gioca di sponda con il club di Visegrad e appare sempre più condizionato dal vento filoputiniano che soffia da Est. Non a caso, mentre al Brennero si preparano le barriere, proprio Salvini sente al telefono il collega tedesco Horst Seehofer reduce dal faticoso accordo con la Cancelliera Merkel. Il capo leghista concorda un bilaterale per il prossimo 11 luglio, alla vigilia del vertice Ue dei ministri degli Interni. I due si promettono "soluzioni condivise per il contrasto dell'immigrazione clandestina anche tra un paese e l'altro dell'Ue". Confermano la linea dell'intransigenza: chiusura delle frontiere esterne in Nord Africa - per altro già sancita a Bruxelles - insediamento degli hot spot nei paesi di provenienza. Peccato che giusto ieri l'Unione africana abbia già bocciato il progetto. Infine, delegare il soccorso dei naufraghi del Mediterraneo all'esclusiva azione libica che però negli ultimi giorni si è rivelata insufficiente ad evitare naufragi e centinaia di vittime.
Sul resto, tuttavia, con Seehofer le posizioni restano difformi. Per il ministro tedesco, l'Italia dovrebbe riaccogliere i migranti approdati sulle sue coste e poi transitati verso la Germania. Una stima ufficiosa parla di circa 40 mila persone. Per Roma invece bisognerebbe prima distribuire i migranti economici tra i paesi Ue, poi pensare al resto. Sono distanze già cristallizzate al Consiglio europeo della scorsa settimana. Sembra contare poco per i due falchi, la loro strategia è un'altra. Su un punto le loro politiche concordano e su quello si gioca il futuro dell'Unione: indebolire Angela Merkel, fino a piegarla.
Prima però, per l'Italia, c'è l'emergenza Brennero da affrontare: da qui a qualche giorno l'amico di Salvini, Sebastian Kurz, potrebbe davvero ordinare la chiusura della frontiera austriaca. Uno scenario talmente serio che fin dal mattino a Palazzo Chigi non si discute d'altro. "La nostra posizione su movimenti primari e secondari non cambia - premette il premier - Se qualcuno pensa di invertire l'ordine dei problemi, sappia che è un atteggiamento che non porta da nessuna parte". Il capo del governo è in contatto costante con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, autentico interprete delle preoccupazioni del Colle e in missione con Sergio Mattarella in Lettonia. Il responsabile della Farnesina sostiene da tempo che chiudere le frontiere significa distruggere l'Unione. Eppure, anche lui non riesce per il momento a frenare il valzer dei sovranisti: "La decisione austriaca sarebbe contro lo spirito di cooperazione e chi la mettesse in atto se ne dovrebbe assumere le responsabilità".
Non tutto è ancora perduto. La diplomazia prova comunque a muoversi sottotraccia. Conte sa bene che l'unità europea resta in cima alle preoccupazioni del Quirinale. Moavero è in costante contatto con le Cancellerie continentali per evitare quella dinamica dirompente a cui lavora invece Salvini e buona parte dei ministri dell'adunata di Innsbruck. Se salta la libera circolazione, addio Europa. E a quel punto, è la previsione di Marco Minniti, per l'Italia "ci saranno serissimi problemi".
Le notizie da Vienna mettono Roma spalle al muro. Il premier può fare poco, dopo aver accettato il compromesso al ribasso del Consiglio Ue di Bruxelles e consentito a Matteo Salvini di alzare i toni oltre ogni barriera. E d'altra parte, è proprio il capo del Viminale a non lasciargli margini di manovra se, appresa la notizia, scrolla le spalle: "Chiudono il Brennero? Chi se ne frega, non è un'emergenza e possiamo bloccare anche noi le frontiere". Tradotto: alto tasso di sovranismo, paralisi di Schengen. "Rischiamo un disastro colossale per le nostre imprese - ragiona nelle stesse ore l'ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio - Sarebbe il preludio alla demolizione dell'Europa".
La strategia del ministro dell'Interno, d'altra parte, è ormai chiara. Gioca di sponda con il club di Visegrad e appare sempre più condizionato dal vento filoputiniano che soffia da Est. Non a caso, mentre al Brennero si preparano le barriere, proprio Salvini sente al telefono il collega tedesco Horst Seehofer reduce dal faticoso accordo con la Cancelliera Merkel. Il capo leghista concorda un bilaterale per il prossimo 11 luglio, alla vigilia del vertice Ue dei ministri degli Interni. I due si promettono "soluzioni condivise per il contrasto dell'immigrazione clandestina anche tra un paese e l'altro dell'Ue". Confermano la linea dell'intransigenza: chiusura delle frontiere esterne in Nord Africa - per altro già sancita a Bruxelles - insediamento degli hot spot nei paesi di provenienza. Peccato che giusto ieri l'Unione africana abbia già bocciato il progetto. Infine, delegare il soccorso dei naufraghi del Mediterraneo all'esclusiva azione libica che però negli ultimi giorni si è rivelata insufficiente ad evitare naufragi e centinaia di vittime.
Sul resto, tuttavia, con Seehofer le posizioni restano difformi. Per il ministro tedesco, l'Italia dovrebbe riaccogliere i migranti approdati sulle sue coste e poi transitati verso la Germania. Una stima ufficiosa parla di circa 40 mila persone. Per Roma invece bisognerebbe prima distribuire i migranti economici tra i paesi Ue, poi pensare al resto. Sono distanze già cristallizzate al Consiglio europeo della scorsa settimana. Sembra contare poco per i due falchi, la loro strategia è un'altra. Su un punto le loro politiche concordano e su quello si gioca il futuro dell'Unione: indebolire Angela Merkel, fino a piegarla.
Prima però, per l'Italia, c'è l'emergenza Brennero da affrontare: da qui a qualche giorno l'amico di Salvini, Sebastian Kurz, potrebbe davvero ordinare la chiusura della frontiera austriaca. Uno scenario talmente serio che fin dal mattino a Palazzo Chigi non si discute d'altro. "La nostra posizione su movimenti primari e secondari non cambia - premette il premier - Se qualcuno pensa di invertire l'ordine dei problemi, sappia che è un atteggiamento che non porta da nessuna parte". Il capo del governo è in contatto costante con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, autentico interprete delle preoccupazioni del Colle e in missione con Sergio Mattarella in Lettonia. Il responsabile della Farnesina sostiene da tempo che chiudere le frontiere significa distruggere l'Unione. Eppure, anche lui non riesce per il momento a frenare il valzer dei sovranisti: "La decisione austriaca sarebbe contro lo spirito di cooperazione e chi la mettesse in atto se ne dovrebbe assumere le responsabilità".
Non tutto è ancora perduto. La diplomazia prova comunque a muoversi sottotraccia. Conte sa bene che l'unità europea resta in cima alle preoccupazioni del Quirinale. Moavero è in costante contatto con le Cancellerie continentali per evitare quella dinamica dirompente a cui lavora invece Salvini e buona parte dei ministri dell'adunata di Innsbruck. Se salta la libera circolazione, addio Europa. E a quel punto, è la previsione di Marco Minniti, per l'Italia "ci saranno serissimi problemi".