Concorso di golpe
Luca BotturaMARZIANI Oggi la rubrica pare una gara di opinabili ombelichi tra me e Scalfarotto
Per i renziani, tuttora azionisti di maggioranza del fu Partito Democratico, la causa dello schianto elettorale sono quelli che dicevano loro "Occhio ché andate a schiantarvi". Costoro vengono subito ascritti a un mega complotto pluto-giudo-bersaniano e zittiti con una serie di "Sì ma i Cinque Stelle invece?" e/o "Sì ma LeU ha preso il 3%".
Ieri, ad esempio, l'ottimo (senza ironia) Ivan Scalfarotto ha accusato il vostro povero scriba, con toni piuttosto tranchant, di aver dato di Renzi un'immagine macchiettistica che ne ha favorito il tracollo. Detto che conto come il due di coppe quando briscola è la Kamchatka, temo di non essere d'accordo: a mio marginalissimo parere l'intera poetica renziana aveva un che di folcloristico, personalistico, sgangherato, che scimmiottava (specie a livello social) le caratteristiche principali di chi si diceva di voler combattere. E cioè sindrome da accerchiamento, insegui…
Ieri, ad esempio, l'ottimo (senza ironia) Ivan Scalfarotto ha accusato il vostro povero scriba, con toni piuttosto tranchant, di aver dato di Renzi un'immagine macchiettistica che ne ha favorito il tracollo. Detto che conto come il due di coppe quando briscola è la Kamchatka, temo di non essere d'accordo: a mio marginalissimo parere l'intera poetica renziana aveva un che di folcloristico, personalistico, sgangherato, che scimmiottava (specie a livello social) le caratteristiche principali di chi si diceva di voler combattere. E cioè sindrome da accerchiamento, insegui…
Per i renziani, tuttora azionisti di maggioranza del fu Partito Democratico, la causa dello schianto elettorale sono quelli che dicevano loro "Occhio ché andate a schiantarvi". Costoro vengono subito ascritti a un mega complotto pluto-giudo-bersaniano e zittiti con una serie di "Sì ma i Cinque Stelle invece?" e/o "Sì ma LeU ha preso il 3%".
Ieri, ad esempio, l'ottimo (senza ironia) Ivan Scalfarotto ha accusato il vostro povero scriba, con toni piuttosto tranchant, di aver dato di Renzi un'immagine macchiettistica che ne ha favorito il tracollo. Detto che conto come il due di coppe quando briscola è la Kamchatka, temo di non essere d'accordo: a mio marginalissimo parere l'intera poetica renziana aveva un che di folcloristico, personalistico, sgangherato, che scimmiottava (specie a livello social) le caratteristiche principali di chi si diceva di voler combattere. E cioè sindrome da accerchiamento, inseguimento del senso comune a scapito del buonsenso, abdicazione a temi "di sinistra", prevalenza del contenitore sul contenuto. Una fricassea gentista che ha infine oscurato anche i provvedimenti efficaci (diritti civili in primis).
Mi rendo conto: oggi la rubrica pare una gara di opinabili ombelichi tra me e Scalfarotto, il cui interesse specifico è pari, o forse inferiore, a un documentario sui coleotteri uzbeki trasmesso da Rai Nettuno.
Ma siccome la politica, oltre che di sangue e merda, è fatta principalmente di uomini e donne, mi sono chiesto cosa può aver portato il pacato e competente Ivan a identificarsi in questa guerra di religione ormai persa.
Chiedo: quando vi renderete conto che lo schiaffone sarà salutare solo se vi avrà svegliato? Quando, invece di chiedere l'autocritica di chi vi ammoniva rispetto al muro che si avvicinava, prenderete atto che ciò è avvenuto non perché gli altri facessero intelligenza col nemico (nel mio caso l'intelligenza latita, e "il nemico" normalmente mi tributa una salva di pernacchie) ma perché avete dilapidato un patrimonio di credibilità? Ma soprattutto: siccome pare che marzo fosse quattro mesi fa, verrà mai il tempo di una reale rifondazione che vada oltre, di lato, sopra, ma da qualche altra parte rispetto a dove siete ora? Com'è noto ai miei dodici lettori, io di politica non capisco nulla. Forse meno. Ma mi è chiaro che se anche una persona notevole come Ivan Scalfarotto se ne scende in trincea a difendere la sconfitta, concentrandosi sui presunti collaborazionisti, questa "sinistra" non vincerà mai (cit.).
Ieri, ad esempio, l'ottimo (senza ironia) Ivan Scalfarotto ha accusato il vostro povero scriba, con toni piuttosto tranchant, di aver dato di Renzi un'immagine macchiettistica che ne ha favorito il tracollo. Detto che conto come il due di coppe quando briscola è la Kamchatka, temo di non essere d'accordo: a mio marginalissimo parere l'intera poetica renziana aveva un che di folcloristico, personalistico, sgangherato, che scimmiottava (specie a livello social) le caratteristiche principali di chi si diceva di voler combattere. E cioè sindrome da accerchiamento, inseguimento del senso comune a scapito del buonsenso, abdicazione a temi "di sinistra", prevalenza del contenitore sul contenuto. Una fricassea gentista che ha infine oscurato anche i provvedimenti efficaci (diritti civili in primis).
Mi rendo conto: oggi la rubrica pare una gara di opinabili ombelichi tra me e Scalfarotto, il cui interesse specifico è pari, o forse inferiore, a un documentario sui coleotteri uzbeki trasmesso da Rai Nettuno.
Ma siccome la politica, oltre che di sangue e merda, è fatta principalmente di uomini e donne, mi sono chiesto cosa può aver portato il pacato e competente Ivan a identificarsi in questa guerra di religione ormai persa.
Chiedo: quando vi renderete conto che lo schiaffone sarà salutare solo se vi avrà svegliato? Quando, invece di chiedere l'autocritica di chi vi ammoniva rispetto al muro che si avvicinava, prenderete atto che ciò è avvenuto non perché gli altri facessero intelligenza col nemico (nel mio caso l'intelligenza latita, e "il nemico" normalmente mi tributa una salva di pernacchie) ma perché avete dilapidato un patrimonio di credibilità? Ma soprattutto: siccome pare che marzo fosse quattro mesi fa, verrà mai il tempo di una reale rifondazione che vada oltre, di lato, sopra, ma da qualche altra parte rispetto a dove siete ora? Com'è noto ai miei dodici lettori, io di politica non capisco nulla. Forse meno. Ma mi è chiaro che se anche una persona notevole come Ivan Scalfarotto se ne scende in trincea a difendere la sconfitta, concentrandosi sui presunti collaborazionisti, questa "sinistra" non vincerà mai (cit.).