Il pressing sul Colle che va avanti per due giorni, si fa asfissiante. Il sequestro dei fondi della Lega per 49 milioni di euro chiesto dalla Cassazione, che fa perdere il sonno a Matteo Salvini. Il vicepremier che parla dal Viminale e dà per imminente e comunque scontato l'incontro già sollecitato col presidente Sergio Mattarella, perché "è in ballo la democrazia". È a quel punto che da Vilnius - dove il capo dello Stato è impegnato nella missione che si chiuderà oggi nelle repubbliche del Baltico - fonti del Quirinale intervengono per scardinare la morsa. Per neutralizzare il tentativo di trascinare il presidente della Repubblica (e del Csm) al centro ring di uno scontro politico-giudiziario.
Così, quando la Lega lascia trapelare la notizia di presunti contatti in corso per fissare perfino una data dell'incontro, dalla delegazione quirinalizia fanno notare che Mattarella "è all'estero ed &egra…
Così, quando la Lega lascia trapelare la notizia di presunti contatti in corso per fissare perfino una data dell'incontro, dalla delegazione quirinalizia fanno notare che Mattarella "è all'estero ed &egra…
Il pressing sul Colle che va avanti per due giorni, si fa asfissiante. Il sequestro dei fondi della Lega per 49 milioni di euro chiesto dalla Cassazione, che fa perdere il sonno a Matteo Salvini. Il vicepremier che parla dal Viminale e dà per imminente e comunque scontato l'incontro già sollecitato col presidente Sergio Mattarella, perché "è in ballo la democrazia". È a quel punto che da Vilnius - dove il capo dello Stato è impegnato nella missione che si chiuderà oggi nelle repubbliche del Baltico - fonti del Quirinale intervengono per scardinare la morsa. Per neutralizzare il tentativo di trascinare il presidente della Repubblica (e del Csm) al centro ring di uno scontro politico-giudiziario.
Così, quando la Lega lascia trapelare la notizia di presunti contatti in corso per fissare perfino una data dell'incontro, dalla delegazione quirinalizia fanno notare che Mattarella "è all'estero ed è all'oscuro di qualsiasi contatto". L'irritazione è evidente. Il capo dello Stato valuterà al suo ritorno la richiesta, della quale finora non ha avuto alcun riscontro formale al di là delle dichiarazioni lette sui giornali. Le stesse fonti non confermano nemmeno che un incontro alla fine ci sarà. Anche alla luce dell'irritualità della richiesta del ministro degli Interni, che in qualche modo chiama in causa il presidente su una vicenda giudiziaria ancora aperta. Creerebbe un precedente quanto meno anomalo che al "giurista" Mattarella com'è ovvio non sfugge.
"Col Quirinale ha parlato Giorgetti", confida ai giornalisti Salvini partecipando a Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore Usa alle celebrazioni della festa del 4 luglio: "Sono sicuro che l'incontro con Mattarella ci sarà", ha aggiunto dopo una sequenza di centinaia di selfie e un hamburger consumato in fretta a un tavolo. "A Mattarella voglio chiedere un consiglio, lui è garante dei diritti costituzionali, non miei, ma degli italiani: ci sono milioni di italiani che hanno votato Lega e sono danneggiati da questa strana sentenza. Vado a chiedere un consiglio". Non è detto che gli sarà concesso, stando a quanto filtrerà poco dopo da Vilnius. In ogni caso, si apre la prima crepa tra governo e Colle, dopo lo scontro campale che ha preceduto la nascita dell'esecutivo Conte.
A Villa Taverna c'è anche Luigi Di Maio e in serata i due decidono di allontanarsi insieme, hanno bisogno di parlare e chiarirsi a quattr'occhi. L'incidente diplomatico col Quirinale si è appena consumato ma non è stato l'unico in giornata. Matteo Salvini è nervoso. A fargli perdere la pazienza nelle ore precedenti era stato non solo Bossi che aveva chiamato in causa i servizi segreti ("Quelli che conosco io mi danno una mano nell'antiterrorismo", lo ha fulminato il successore), ma soprattutto l'affondo inatteso del ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede. Tutti devono difendersi fino al terzo grado di giudizio, ha sottolineato il Guardasigilli a proposito del sequestro dei fondi leghisti, "ma le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica". Concetti che in forma più edulcorata aveva espresso in queste ore anche lo stesso Di Maio. "Onestamente con tutte le cose importanti a cui sto lavorando, questa è quella che mi interessa di meno", ha ribattuto stizzito Salvini all'indirizzo di Bonafede.
Serviva un chiarimento immediato col collega vicepremier. L'incontro è durato un'ora. La sentenza sul sequestro fondi riguarderà pure la Lega, sarà pure un problema dell'attuale segretario (che ha già scaricato ogni addebito sul predecessore Bossi), ma si sta pur sempre insieme al governo, gli ha fanno notare polemicamente il leghista. E dunque - è stata la sintesi del ragionamento di Salvini - se si procede insieme sarà meglio difendersi anche insieme da ogni "avversità", oppure si rischia di non andare lontano. Ma le questioni sul tavolo iniziano a sommarsi. C'è stato il decreto dignità targato 5stelle con la sua stretta al precariato che Salvini ha perfino evitato di approvare, assentandosi dal Consiglio dei ministri e preannunciando ritocchi in Parlamento. C'è la contesa già innescata sul presidente dell'Inps Boeri che la Lega vuole sostituire a fine mandato che Di Maio invece vorrebbe tenere al suo posto. L'intesa e il feeling tra i due però ha la meglio, come sempre. Si impegnano a portare avanti già nella manovra d'autunno le misure su sgravi fiscali e introduzione parziale del reddito di cittadinanza, promesse nel contratto di governo. Si rallegrano di quel 60 per cento che i sondaggi attribiscono alla somma dei due partiti. Si salutano col proposito di rivedersi più spesso, come ai tempi della formazione del governo. Per evitare che ognuno vada per la propria strada e che le strade divergano.
Così, quando la Lega lascia trapelare la notizia di presunti contatti in corso per fissare perfino una data dell'incontro, dalla delegazione quirinalizia fanno notare che Mattarella "è all'estero ed è all'oscuro di qualsiasi contatto". L'irritazione è evidente. Il capo dello Stato valuterà al suo ritorno la richiesta, della quale finora non ha avuto alcun riscontro formale al di là delle dichiarazioni lette sui giornali. Le stesse fonti non confermano nemmeno che un incontro alla fine ci sarà. Anche alla luce dell'irritualità della richiesta del ministro degli Interni, che in qualche modo chiama in causa il presidente su una vicenda giudiziaria ancora aperta. Creerebbe un precedente quanto meno anomalo che al "giurista" Mattarella com'è ovvio non sfugge.
"Col Quirinale ha parlato Giorgetti", confida ai giornalisti Salvini partecipando a Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore Usa alle celebrazioni della festa del 4 luglio: "Sono sicuro che l'incontro con Mattarella ci sarà", ha aggiunto dopo una sequenza di centinaia di selfie e un hamburger consumato in fretta a un tavolo. "A Mattarella voglio chiedere un consiglio, lui è garante dei diritti costituzionali, non miei, ma degli italiani: ci sono milioni di italiani che hanno votato Lega e sono danneggiati da questa strana sentenza. Vado a chiedere un consiglio". Non è detto che gli sarà concesso, stando a quanto filtrerà poco dopo da Vilnius. In ogni caso, si apre la prima crepa tra governo e Colle, dopo lo scontro campale che ha preceduto la nascita dell'esecutivo Conte.
A Villa Taverna c'è anche Luigi Di Maio e in serata i due decidono di allontanarsi insieme, hanno bisogno di parlare e chiarirsi a quattr'occhi. L'incidente diplomatico col Quirinale si è appena consumato ma non è stato l'unico in giornata. Matteo Salvini è nervoso. A fargli perdere la pazienza nelle ore precedenti era stato non solo Bossi che aveva chiamato in causa i servizi segreti ("Quelli che conosco io mi danno una mano nell'antiterrorismo", lo ha fulminato il successore), ma soprattutto l'affondo inatteso del ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede. Tutti devono difendersi fino al terzo grado di giudizio, ha sottolineato il Guardasigilli a proposito del sequestro dei fondi leghisti, "ma le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica". Concetti che in forma più edulcorata aveva espresso in queste ore anche lo stesso Di Maio. "Onestamente con tutte le cose importanti a cui sto lavorando, questa è quella che mi interessa di meno", ha ribattuto stizzito Salvini all'indirizzo di Bonafede.
Serviva un chiarimento immediato col collega vicepremier. L'incontro è durato un'ora. La sentenza sul sequestro fondi riguarderà pure la Lega, sarà pure un problema dell'attuale segretario (che ha già scaricato ogni addebito sul predecessore Bossi), ma si sta pur sempre insieme al governo, gli ha fanno notare polemicamente il leghista. E dunque - è stata la sintesi del ragionamento di Salvini - se si procede insieme sarà meglio difendersi anche insieme da ogni "avversità", oppure si rischia di non andare lontano. Ma le questioni sul tavolo iniziano a sommarsi. C'è stato il decreto dignità targato 5stelle con la sua stretta al precariato che Salvini ha perfino evitato di approvare, assentandosi dal Consiglio dei ministri e preannunciando ritocchi in Parlamento. C'è la contesa già innescata sul presidente dell'Inps Boeri che la Lega vuole sostituire a fine mandato che Di Maio invece vorrebbe tenere al suo posto. L'intesa e il feeling tra i due però ha la meglio, come sempre. Si impegnano a portare avanti già nella manovra d'autunno le misure su sgravi fiscali e introduzione parziale del reddito di cittadinanza, promesse nel contratto di governo. Si rallegrano di quel 60 per cento che i sondaggi attribiscono alla somma dei due partiti. Si salutano col proposito di rivedersi più spesso, come ai tempi della formazione del governo. Per evitare che ognuno vada per la propria strada e che le strade divergano.