Dell’Utri scarcerato “Malato, rischia la vita” Di Matteo: “Sa segreti”
Salvo Palazzolo , Maria Elena Vincenzi , di Maria Elena Vincenzi e Salvo PalazzoloL’ex senatore Fi andrà ai domiciliari. Maria Falcone: “Non dimenticare i rapporti tra mafia e politica”. Montinaro: ora non lo santifichiamo
Marcello Dell'Utri oggi lascerà il carcere di Rebibbia, per andare agli arresti domiciliari: il tribunale di sorveglianza di Roma ha deciso di differire la sua pena, "perché è a rischio di morte improvvisa". L'ex senatore di Forza Italia condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa resta comunque sottoposto a una serie di restrizioni, non può ad esempio comunicare con l'esterno. Obiettivo degli arresti domiciliari è solo quello di garantire migliori cure, considerata "l'incompatibilità" con il regime carcerario.
Un provvedimento che è stato accolto con parole di apprezzamento dal centrodestra, dai Radicali e anche dal capogruppo Pd in commissione Sanità a Palazzo Madama, Davide Faraone. Ma è già diventato un caso nell'antimafia. Tina Montinaro, la vedova di Antonio, il caposcorta di Giovanni Falcone, avverte: "Questo provvedimento non deve signi…
Un provvedimento che è stato accolto con parole di apprezzamento dal centrodestra, dai Radicali e anche dal capogruppo Pd in commissione Sanità a Palazzo Madama, Davide Faraone. Ma è già diventato un caso nell'antimafia. Tina Montinaro, la vedova di Antonio, il caposcorta di Giovanni Falcone, avverte: "Questo provvedimento non deve signi…
Marcello Dell'Utri oggi lascerà il carcere di Rebibbia, per andare agli arresti domiciliari: il tribunale di sorveglianza di Roma ha deciso di differire la sua pena, "perché è a rischio di morte improvvisa". L'ex senatore di Forza Italia condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa resta comunque sottoposto a una serie di restrizioni, non può ad esempio comunicare con l'esterno. Obiettivo degli arresti domiciliari è solo quello di garantire migliori cure, considerata "l'incompatibilità" con il regime carcerario.
Un provvedimento che è stato accolto con parole di apprezzamento dal centrodestra, dai Radicali e anche dal capogruppo Pd in commissione Sanità a Palazzo Madama, Davide Faraone. Ma è già diventato un caso nell'antimafia. Tina Montinaro, la vedova di Antonio, il caposcorta di Giovanni Falcone, avverte: "Questo provvedimento non deve significare la santificazione di Marcello Dell'Utri. Non dimentichiamo quello che ha fatto". La sorella del giudice Giovanni Falcone, Maria, lancia un appello: "Come cristiana, non porto alcun rancore, ma pratico il perdono. Però, nel dibattito pubblico, il provvedimento di clemenza verso Dell'Utri non diventi mai mancanza di attenzione verso i rapporti fra la mafia e il potere, come è già accaduto. Nell'ultima campagna elettorale, nessuno ha parlato di mafia".
Marcello Dell'Utri continua a conservare tanti segreti. Lo ricorda Nino Di Matteo, uno dei pubblici ministeri del processo "Trattativa Stato-mafia", oggi è sostituto procuratore alla direzione nazionale antimafia. Dice: "Prendo atto del provvedimento del tribunale di sorveglianza di Roma, ma ci sono alcuni dati che oggi più che mai devono essere sottolineati. Dell'Utri resta un condannato definitivo per concorso esterno in associazione mafiosa, per essere stato l'artefice e il garante per un ventennio dei rapporti fra i vertici della mafia palermitana e Silvio Berlusconi". Di Matteo ricorda anche l'ultima condanna per l'ex senatore, al processo "Stato-mafia", 12 anni. "Per aver svolto - spiega il magistrato - nel periodo immediatamente successivo alle stragi il ruolo di cinghia di trasmissione tra le richieste dei "corleonesi" allo Stato e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi". E restano anche altre accuse nei confronti di Dell'Utri: "Ci sono elementi già noti - spiega Di Matteo - su un possibile coinvolgimento pure nelle stragi del 1992-1993".
Di recente, dopo le intercettazioni in carcere del boss Giuseppe Graviano, che sta scontando l'ergastolo per la stagione delle bombe, Dell'Utri è stato indagato nuovamente dalla procura di Firenze per concorso in strage. "Dell'Utri - spiega ancora Di Matteo - resta uno degli elementi cardine dei più recenti rapporti fra la mafia e la politica, ed è potenziale conoscitore di retroscena importanti anche per completare il percorso di conoscenza sulle stragi".
Anche don Luigi Ciotti lancia un appello dopo la decisione dei giudici di Roma: "Ciò che è stato giustamente garantito a Dell'Utri, per le sue gravi condizioni di salute, sia assicurato a tutti i detenuti, penso ai migranti, sono davvero tanti quelli che stanno male nelle nostre carceri".
Per Dell'Utri, invece, la decisione del tribunale di sorveglianza di Roma mette la parola fine a una battaglia legale lunghissima, combattuta a suon di perizie. Iniziata, per la seconda volta, nell'aprile 2017, quando gli avvocati dell'ex senatore hanno chiesto la scarcerazione per l'incompatibilità del suo stato di salute con il regime detentivo. Inizialmente, per i magistrati il quadro clinico non era poi così grave: a dicembre scorso, hanno deciso che le condizioni del detenuto gli permettevano di stare ancora dietro alle sbarre. E che anche la necessaria radioterapia avrebbe potuto essere fatta in una struttura penitenziaria. Una decisione che aveva fatto gridare allo scandalo non solo ai familiari e ai colleghi di partito di Dell'Utri, ma pure ad alcuni avversari politici e agli attivisti per i diritti dei detenuti. Gli avvocati Simona Filippi e Alessandro De Federicis avevano impugnato l'ordinanza in Cassazione. Dopo un annullamento, la decisione è tornata al tribunale di sorveglianza. Nell'autunno del prossimo anno, Dell'Utri finirà di scontare la condanna per mafia.
Un provvedimento che è stato accolto con parole di apprezzamento dal centrodestra, dai Radicali e anche dal capogruppo Pd in commissione Sanità a Palazzo Madama, Davide Faraone. Ma è già diventato un caso nell'antimafia. Tina Montinaro, la vedova di Antonio, il caposcorta di Giovanni Falcone, avverte: "Questo provvedimento non deve significare la santificazione di Marcello Dell'Utri. Non dimentichiamo quello che ha fatto". La sorella del giudice Giovanni Falcone, Maria, lancia un appello: "Come cristiana, non porto alcun rancore, ma pratico il perdono. Però, nel dibattito pubblico, il provvedimento di clemenza verso Dell'Utri non diventi mai mancanza di attenzione verso i rapporti fra la mafia e il potere, come è già accaduto. Nell'ultima campagna elettorale, nessuno ha parlato di mafia".
Marcello Dell'Utri continua a conservare tanti segreti. Lo ricorda Nino Di Matteo, uno dei pubblici ministeri del processo "Trattativa Stato-mafia", oggi è sostituto procuratore alla direzione nazionale antimafia. Dice: "Prendo atto del provvedimento del tribunale di sorveglianza di Roma, ma ci sono alcuni dati che oggi più che mai devono essere sottolineati. Dell'Utri resta un condannato definitivo per concorso esterno in associazione mafiosa, per essere stato l'artefice e il garante per un ventennio dei rapporti fra i vertici della mafia palermitana e Silvio Berlusconi". Di Matteo ricorda anche l'ultima condanna per l'ex senatore, al processo "Stato-mafia", 12 anni. "Per aver svolto - spiega il magistrato - nel periodo immediatamente successivo alle stragi il ruolo di cinghia di trasmissione tra le richieste dei "corleonesi" allo Stato e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi". E restano anche altre accuse nei confronti di Dell'Utri: "Ci sono elementi già noti - spiega Di Matteo - su un possibile coinvolgimento pure nelle stragi del 1992-1993".
Di recente, dopo le intercettazioni in carcere del boss Giuseppe Graviano, che sta scontando l'ergastolo per la stagione delle bombe, Dell'Utri è stato indagato nuovamente dalla procura di Firenze per concorso in strage. "Dell'Utri - spiega ancora Di Matteo - resta uno degli elementi cardine dei più recenti rapporti fra la mafia e la politica, ed è potenziale conoscitore di retroscena importanti anche per completare il percorso di conoscenza sulle stragi".
Anche don Luigi Ciotti lancia un appello dopo la decisione dei giudici di Roma: "Ciò che è stato giustamente garantito a Dell'Utri, per le sue gravi condizioni di salute, sia assicurato a tutti i detenuti, penso ai migranti, sono davvero tanti quelli che stanno male nelle nostre carceri".
Per Dell'Utri, invece, la decisione del tribunale di sorveglianza di Roma mette la parola fine a una battaglia legale lunghissima, combattuta a suon di perizie. Iniziata, per la seconda volta, nell'aprile 2017, quando gli avvocati dell'ex senatore hanno chiesto la scarcerazione per l'incompatibilità del suo stato di salute con il regime detentivo. Inizialmente, per i magistrati il quadro clinico non era poi così grave: a dicembre scorso, hanno deciso che le condizioni del detenuto gli permettevano di stare ancora dietro alle sbarre. E che anche la necessaria radioterapia avrebbe potuto essere fatta in una struttura penitenziaria. Una decisione che aveva fatto gridare allo scandalo non solo ai familiari e ai colleghi di partito di Dell'Utri, ma pure ad alcuni avversari politici e agli attivisti per i diritti dei detenuti. Gli avvocati Simona Filippi e Alessandro De Federicis avevano impugnato l'ordinanza in Cassazione. Dopo un annullamento, la decisione è tornata al tribunale di sorveglianza. Nell'autunno del prossimo anno, Dell'Utri finirà di scontare la condanna per mafia.