Quella della ministra della Difesa Elisabetta Trenta non è una voce fuori dal coro. Le parole consegnate ad Avvenire, il Mediterraneo come "mare aperto", la strada giusta sull'immigrazione che è "regolamentare, non chiudere", fanno parte di una strategia precisa. Di cui Trenta (che nel governo immaginario presentato prima delle elezioni Luigi Di Maio aveva scelto come vicepremier) è la testa d'ariete. Ma alla cui base c'è un ragionamento condiviso dai vertici del Movimento 5 stelle.
Quelli di Salvini sull'immigrazione sono slogan, spesso irrealizzabili. "Non è immaginabile che chiudiamo i porti a una nave italiana", ha detto il vicepremier M5S ieri mattina a Omnibus. Per poi aggiungere quanto aveva già dichiarato nell'intervista a Repubblica: "I porti sono chiusi solo per le Ong che non rispettano le regole" (dichiarazione subito contestata dal ministro dell'Interno). La comunica…
Quelli di Salvini sull'immigrazione sono slogan, spesso irrealizzabili. "Non è immaginabile che chiudiamo i porti a una nave italiana", ha detto il vicepremier M5S ieri mattina a Omnibus. Per poi aggiungere quanto aveva già dichiarato nell'intervista a Repubblica: "I porti sono chiusi solo per le Ong che non rispettano le regole" (dichiarazione subito contestata dal ministro dell'Interno). La comunica…
Quella della ministra della Difesa Elisabetta Trenta non è una voce fuori dal coro. Le parole consegnate ad Avvenire, il Mediterraneo come "mare aperto", la strada giusta sull'immigrazione che è "regolamentare, non chiudere", fanno parte di una strategia precisa. Di cui Trenta (che nel governo immaginario presentato prima delle elezioni Luigi Di Maio aveva scelto come vicepremier) è la testa d'ariete. Ma alla cui base c'è un ragionamento condiviso dai vertici del Movimento 5 stelle.
Quelli di Salvini sull'immigrazione sono slogan, spesso irrealizzabili. "Non è immaginabile che chiudiamo i porti a una nave italiana", ha detto il vicepremier M5S ieri mattina a Omnibus. Per poi aggiungere quanto aveva già dichiarato nell'intervista a Repubblica: "I porti sono chiusi solo per le Ong che non rispettano le regole" (dichiarazione subito contestata dal ministro dell'Interno). La comunicazione ufficiale di Palazzo Chigi continua a dire che non ci sono differenze, se non nei toni. Che "gli obiettivi sono comuni". "Remiamo nella stessa direzione", ha dovuto precisare la ministra Trenta visti i malumori dell'alleato.
Le differenze però ci sono. E al Movimento - in questa fase - non conviene nasconderle. E non perché Di Maio o Conte abbiano improvvisamente sposato la linea più attenta ai diritti umani del presidente della Camera Roberto Fico (che ha visto Trenta solo una volta e non può quindi essere considerato l'"ispiratore" della sua linea). Ma perché Salvini, oltre a essere un alleato, è un competitor interno alla maggioranza. È il segretario del partito che sta raggiungendo i 5 stelle nel consenso elettorale, almeno stando ai sondaggi. È l'esponente di governo che più di tutti ha fatto passare messaggi forti, beneficiandone in termini di consenso. Smontare quei messaggi, mostrarne la fragilità, non è secondario per il Movimento.
"Bisogna che le persone capiscano - ha detto Di Maio nel vertice di due giorni fa, quello disertato dal leghista - che per i trattati vigenti nessuna imbarcazione internazionale può fare respingimenti. Li deve fare la guardia costiera libica". Insomma, non possono essere le navi italiane a riportare i migranti indietro in quello che non è considerato "un porto sicuro". E non può essere Matteo Salvini da solo a cambiare regole che vanno contrattate con tutta l'Unione. Di questo hanno parlato il premier Conte e il responsabile dell'Interno prima della sua partenza per Innsbruck. L'obiettivo del governo - secondo quanto filtra dall'incontro - è convincere l'Europa a trattare le coste italiane come una frontiera comune. Servono hotspot nei Paesi africani per il riconoscimento del diritto d'asilo, redistribuzione nei Paesi Ue per chi arriva in Italia. Poi fermare i movimenti secondari tanto cari alla Germania di Seehofer. E gli sbarchi, quello sì, ma con una politica coordinata che faccia agire in sinergia tutti i ministeri competenti (per prendersi una pausa e non essere considerato "il viceministro dell'immigrazione", Danilo Toninelli oggi sarà in Puglia per ricordare l'anniversario della strage ferroviaria sulla linea di Andria-Corato).
Tutto questo aiuta il capo politico M5S sul fronte interno. Risponde alle esigenze dell'area rappresentata dal presidente della Camera Roberto Fico, senza sposare gli "eccessi umanitari" - tali li considerano i vertici - delle uscite della senatrice Paola Nugnes o del deputato Luigi Gallo. Il "realismo" sull'immigrazione, così lo chiama il vicepremier M5S, è un'arma di distensione apprezzata dallo stesso Fico e dal presidente della commissione Affari Costituzionali alla Camera Giuseppe Brescia, che ieri apprezzava le parole di Trenta sull'"eccessiva demonizzazione delle Ong" e rilanciava la lettera scritta nella sua nuova veste al ministro dell'Interno: "Bisogna spingere per un sistema ordinato capace di assicurare sicurezza e rispetto dei diritti. Non possiamo fallire come ha fatto la vecchia politica". Del resto, che quel che voleva fare Salvini non si poteva proprio fare, lo ha scritto ieri su Facebook anche il senatore M5S Gregorio De Falco, il capitano che rimproverò Schettino per l'abbandono della Costa Concordia dopo il naufragio al Giglio: "Una nave della Marina Militare della Guardia Costiera è una nave istituzionale. Impedire che entri in un porto dello Stato, significa porre in contrapposizione lo Stato con se stesso e minarne l'unitarietà. È inaccettabile".
Quelli di Salvini sull'immigrazione sono slogan, spesso irrealizzabili. "Non è immaginabile che chiudiamo i porti a una nave italiana", ha detto il vicepremier M5S ieri mattina a Omnibus. Per poi aggiungere quanto aveva già dichiarato nell'intervista a Repubblica: "I porti sono chiusi solo per le Ong che non rispettano le regole" (dichiarazione subito contestata dal ministro dell'Interno). La comunicazione ufficiale di Palazzo Chigi continua a dire che non ci sono differenze, se non nei toni. Che "gli obiettivi sono comuni". "Remiamo nella stessa direzione", ha dovuto precisare la ministra Trenta visti i malumori dell'alleato.
Le differenze però ci sono. E al Movimento - in questa fase - non conviene nasconderle. E non perché Di Maio o Conte abbiano improvvisamente sposato la linea più attenta ai diritti umani del presidente della Camera Roberto Fico (che ha visto Trenta solo una volta e non può quindi essere considerato l'"ispiratore" della sua linea). Ma perché Salvini, oltre a essere un alleato, è un competitor interno alla maggioranza. È il segretario del partito che sta raggiungendo i 5 stelle nel consenso elettorale, almeno stando ai sondaggi. È l'esponente di governo che più di tutti ha fatto passare messaggi forti, beneficiandone in termini di consenso. Smontare quei messaggi, mostrarne la fragilità, non è secondario per il Movimento.
"Bisogna che le persone capiscano - ha detto Di Maio nel vertice di due giorni fa, quello disertato dal leghista - che per i trattati vigenti nessuna imbarcazione internazionale può fare respingimenti. Li deve fare la guardia costiera libica". Insomma, non possono essere le navi italiane a riportare i migranti indietro in quello che non è considerato "un porto sicuro". E non può essere Matteo Salvini da solo a cambiare regole che vanno contrattate con tutta l'Unione. Di questo hanno parlato il premier Conte e il responsabile dell'Interno prima della sua partenza per Innsbruck. L'obiettivo del governo - secondo quanto filtra dall'incontro - è convincere l'Europa a trattare le coste italiane come una frontiera comune. Servono hotspot nei Paesi africani per il riconoscimento del diritto d'asilo, redistribuzione nei Paesi Ue per chi arriva in Italia. Poi fermare i movimenti secondari tanto cari alla Germania di Seehofer. E gli sbarchi, quello sì, ma con una politica coordinata che faccia agire in sinergia tutti i ministeri competenti (per prendersi una pausa e non essere considerato "il viceministro dell'immigrazione", Danilo Toninelli oggi sarà in Puglia per ricordare l'anniversario della strage ferroviaria sulla linea di Andria-Corato).
Tutto questo aiuta il capo politico M5S sul fronte interno. Risponde alle esigenze dell'area rappresentata dal presidente della Camera Roberto Fico, senza sposare gli "eccessi umanitari" - tali li considerano i vertici - delle uscite della senatrice Paola Nugnes o del deputato Luigi Gallo. Il "realismo" sull'immigrazione, così lo chiama il vicepremier M5S, è un'arma di distensione apprezzata dallo stesso Fico e dal presidente della commissione Affari Costituzionali alla Camera Giuseppe Brescia, che ieri apprezzava le parole di Trenta sull'"eccessiva demonizzazione delle Ong" e rilanciava la lettera scritta nella sua nuova veste al ministro dell'Interno: "Bisogna spingere per un sistema ordinato capace di assicurare sicurezza e rispetto dei diritti. Non possiamo fallire come ha fatto la vecchia politica". Del resto, che quel che voleva fare Salvini non si poteva proprio fare, lo ha scritto ieri su Facebook anche il senatore M5S Gregorio De Falco, il capitano che rimproverò Schettino per l'abbandono della Costa Concordia dopo il naufragio al Giglio: "Una nave della Marina Militare della Guardia Costiera è una nave istituzionale. Impedire che entri in un porto dello Stato, significa porre in contrapposizione lo Stato con se stesso e minarne l'unitarietà. È inaccettabile".