"Faremo il congresso e perderete di nuovo". La minaccia di Matteo Renzi pronunciata all'assemblea del Pd sabato però non ha trovato un nome e una faccia da contrapporre al candidato Nicola Zingaretti e agli altri che verranno. Ogni giorno il senatore e i renziani sfogliano una margherita che non li soddisfa mai del tutto. Graziano Delrio non vuole correre e non convince completamente. Il corteggiamento a Marco Minniti è reale. Ci sono mesi di incomprensioni da recuperare ma alla fine resta un dubbio: se sia, qualora accettasse la sfida delle primarie, la persona giusta per guidare una battaglia molto dura, viste le premesse di Renzi. Adesso c'è un nome nuovo: Stefano Bonaccini. Ed è un nome sul quale una parte dei renziani (corrente non più monolitica) è pronta a scommettere.
Ne sta ragionando anche Renzi ammettendo che "è una candidatura tutta da costruire". Nel senso che il governatore dell'Emilia Roma…
Ne sta ragionando anche Renzi ammettendo che "è una candidatura tutta da costruire". Nel senso che il governatore dell'Emilia Roma…
"Faremo il congresso e perderete di nuovo". La minaccia di Matteo Renzi pronunciata all'assemblea del Pd sabato però non ha trovato un nome e una faccia da contrapporre al candidato Nicola Zingaretti e agli altri che verranno. Ogni giorno il senatore e i renziani sfogliano una margherita che non li soddisfa mai del tutto. Graziano Delrio non vuole correre e non convince completamente. Il corteggiamento a Marco Minniti è reale. Ci sono mesi di incomprensioni da recuperare ma alla fine resta un dubbio: se sia, qualora accettasse la sfida delle primarie, la persona giusta per guidare una battaglia molto dura, viste le premesse di Renzi. Adesso c'è un nome nuovo: Stefano Bonaccini. Ed è un nome sul quale una parte dei renziani (corrente non più monolitica) è pronta a scommettere.
Ne sta ragionando anche Renzi ammettendo che "è una candidatura tutta da costruire". Nel senso che il governatore dell'Emilia Romagna è poco conosciuto fuori dalla sua regione. Ma ha alcune caratteristiche che lo rendono competitivo. Non è un renziano di stretta osservanza, anzi negli ultimi tempi ha preso le distanze da quella stagione. Ha la possibilità di allargare il raggio delle sue alleanze dentro al partito e tra i militanti, condizione necessaria per inverare il pronostico dell'ex premier. Viene dalla sinistra, con una storia simile a quella del presidente del Lazio. Ha voglia di fare il salto nazionale anche se non ha escluso una ricandidatura alla regione dove si vota il prossimo anno. Ed è stato un protagonista del momento più vincente della storia recente renziana. "Io e Stefano - ripete spesso Luca Lotti - abbiamo vinto sette elezioni su sette quando eravamo io all'Organizzazione e lui agli Enti locali".
Ieri la corrente che fa capo a Renzi ha cercato di indirizzare il futuro congresso su una scelta di campo precisa: alcuni dirigenti dem vogliono andare con i 5 stelle, altri vogliono combatterli, queste sono le opzioni sulle queli votare. Il riferimento è all'apertura di credito di Andrea Orlando e Delrio verso i grillini. "Con la Lega è impossibile, ma con il Movimento il dialogo può essere utile al Paese", ha detto ieri il capogruppo alla Camera. Niente di nuovo rispetto al dibattito su un confronto con Di Maio prima della nascita del governo Conte. Ma il terreno Grillo sì-Grillo è chiaramente il preferito dall'ex segretario. Perciò è da escluderre che i competitor asseconderanno una battaglia che gioca solo in favore di una parte.
In queste ore Renzi sta preparando un viaggio in Sudafrica, che non è ancora confermato. Il 18 luglio viene celebrato il centenario della nascita di Nelson Mandela. Allo stadio la lecture principale verrà tenuta da Barack Obama. È un evento planetario, con i grandi del mondo, organizzato all'americana. Cena dei big, partita a golf con donazioni alla Fondazione nella quale l'ex presidente americano sarà l'ospite d'onore. Dunque, è l'occasione per riaffermare il respiro internazionale dell'ex presidente del Consiglio, per stringere il legame con Obama e per ricordare il tempo in cui da sindaco di Firenze consegnò il Fiorino d'oro al leader africano.
Ma a Roma, negli stessi giorni, il segretario Maurizio Martina comporrà la sua squadra. "Lavoro per una segreteria unitaria e con tante donne", dice il capo del Pd. Per ora ha scelto solo il coordinatore: Matteo Mauri. Il nuovo organigramma però segnerà la vera fine del renzismo a Largo del Nazareno, quasi cinque anni dopo la presa del potere.
Ne sta ragionando anche Renzi ammettendo che "è una candidatura tutta da costruire". Nel senso che il governatore dell'Emilia Romagna è poco conosciuto fuori dalla sua regione. Ma ha alcune caratteristiche che lo rendono competitivo. Non è un renziano di stretta osservanza, anzi negli ultimi tempi ha preso le distanze da quella stagione. Ha la possibilità di allargare il raggio delle sue alleanze dentro al partito e tra i militanti, condizione necessaria per inverare il pronostico dell'ex premier. Viene dalla sinistra, con una storia simile a quella del presidente del Lazio. Ha voglia di fare il salto nazionale anche se non ha escluso una ricandidatura alla regione dove si vota il prossimo anno. Ed è stato un protagonista del momento più vincente della storia recente renziana. "Io e Stefano - ripete spesso Luca Lotti - abbiamo vinto sette elezioni su sette quando eravamo io all'Organizzazione e lui agli Enti locali".
Ieri la corrente che fa capo a Renzi ha cercato di indirizzare il futuro congresso su una scelta di campo precisa: alcuni dirigenti dem vogliono andare con i 5 stelle, altri vogliono combatterli, queste sono le opzioni sulle queli votare. Il riferimento è all'apertura di credito di Andrea Orlando e Delrio verso i grillini. "Con la Lega è impossibile, ma con il Movimento il dialogo può essere utile al Paese", ha detto ieri il capogruppo alla Camera. Niente di nuovo rispetto al dibattito su un confronto con Di Maio prima della nascita del governo Conte. Ma il terreno Grillo sì-Grillo è chiaramente il preferito dall'ex segretario. Perciò è da escluderre che i competitor asseconderanno una battaglia che gioca solo in favore di una parte.
In queste ore Renzi sta preparando un viaggio in Sudafrica, che non è ancora confermato. Il 18 luglio viene celebrato il centenario della nascita di Nelson Mandela. Allo stadio la lecture principale verrà tenuta da Barack Obama. È un evento planetario, con i grandi del mondo, organizzato all'americana. Cena dei big, partita a golf con donazioni alla Fondazione nella quale l'ex presidente americano sarà l'ospite d'onore. Dunque, è l'occasione per riaffermare il respiro internazionale dell'ex presidente del Consiglio, per stringere il legame con Obama e per ricordare il tempo in cui da sindaco di Firenze consegnò il Fiorino d'oro al leader africano.
Ma a Roma, negli stessi giorni, il segretario Maurizio Martina comporrà la sua squadra. "Lavoro per una segreteria unitaria e con tante donne", dice il capo del Pd. Per ora ha scelto solo il coordinatore: Matteo Mauri. Il nuovo organigramma però segnerà la vera fine del renzismo a Largo del Nazareno, quasi cinque anni dopo la presa del potere.