Diciotti, il Colle sveglia Conte e ferma l’inutile show: “Non decide il Viminale”
Annalisa Cuzzocrea , Umberto Rosso , di ANNALISA CUZZOCREA e UMBERTO ROSSOLo sbarco della nave sbloccato da Mattarella. Sul caso l'imbarazzo di Palazzo Chigi. Pasticcio di Toninelli sulla presunta rivolta a bordo
Nel giorno in cui 67 persone sono tenute ferme su una nave per una presa di posizione del ministro dell'Interno, che chiede di vedere qualcuno in manette, e per l'atteggiamento pilatesco del ministro dei Trasporti, che sostiene: "Salvini avrà le sue ragioni", è Sergio Mattarella a dover intervenire. Quando alza il telefono per chiamare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sono le diciotto e le cose sono andate troppo oltre. "Decide la magistratura se qualcuno deve scendere o meno in manette dalla nave", spiega il capo dello Stato. Con parole inequivocabili.
L'arbitro del Colle stavolta sollecita il cartellino giallo. Per chiedere al presidente del Consiglio, che ha i poteri di coordinamento del governo, di fermare l'ultimo show di Salvini: una trovata che tiene in scacco, insieme al nostro Guardiacoste, un'intera catena di comando degli apparati dello Stato. "Interverrò, presidente", garantisce il premier. …
L'arbitro del Colle stavolta sollecita il cartellino giallo. Per chiedere al presidente del Consiglio, che ha i poteri di coordinamento del governo, di fermare l'ultimo show di Salvini: una trovata che tiene in scacco, insieme al nostro Guardiacoste, un'intera catena di comando degli apparati dello Stato. "Interverrò, presidente", garantisce il premier. …
Nel giorno in cui 67 persone sono tenute ferme su una nave per una presa di posizione del ministro dell'Interno, che chiede di vedere qualcuno in manette, e per l'atteggiamento pilatesco del ministro dei Trasporti, che sostiene: "Salvini avrà le sue ragioni", è Sergio Mattarella a dover intervenire. Quando alza il telefono per chiamare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sono le diciotto e le cose sono andate troppo oltre. "Decide la magistratura se qualcuno deve scendere o meno in manette dalla nave", spiega il capo dello Stato. Con parole inequivocabili.
L'arbitro del Colle stavolta sollecita il cartellino giallo. Per chiedere al presidente del Consiglio, che ha i poteri di coordinamento del governo, di fermare l'ultimo show di Salvini: una trovata che tiene in scacco, insieme al nostro Guardiacoste, un'intera catena di comando degli apparati dello Stato. "Interverrò, presidente", garantisce il premier. Conte chiama prima Toninelli, poi il segretario leghista. Comunica l'irritazione del Colle. E dà il via libera allo sbarco. Mentre il Viminale, consumando l'ennesimo strappo istituzionale, fa filtrare "stupore" per l'intervento del presidente e "rammarico" per la decisione della procura di Trapani di non emettere alcun provvedimento restrittivo nei confronti dei migranti.
Per il Quirinale sulla banchina del porto di Trapani si è giocato un surreale braccio di ferro fra la marina, i ministeri degli Interni e delle Infrastrutture, la prefettura, le forze di polizia. Troppo, e tutto appena pochi giorni dopo il faccia a faccia durante il quale il capo della Lega aveva garantito al capo dello Stato: "D'accordo, abbasserò i toni e le polemiche".
Visto dal Colle, lo stallo al porto di Trapani rasenta l'assurdo. Una nave della nostra marina, dentro un porto italiano, alla quale viene impedito di aprire le porte e far sbarcare i profughi da un ministro che non ne ha competenza. Sulla base di voci di presunte aggressioni e perfino di un tentativo di dirottamento del Vos Thalassa che le indagini della polizia e della magistratura non riscontrano. Solo due denunce, neanche un provvedimento di fermo.
L'imbarazzo dei 5 stelle è eloquente ed è frutto di un doppio pasticcio comunicativo. Il primo riguarda il tweet con cui Toninelli aveva comunicato che la situazione sul Vos Thalassa stava degenerando e che per questo la nave doveva dirigersi in un porto italiano. Quelle informazioni erano imprecise, se non esagerate. Il premier lo sa, la procura lo ha accertato, ma soprattutto, il governo sa che quei migranti non potevano essere riportati in Libia perché a vietarlo sono le convenzioni internazionali. Il presunto ammutinamento c'entra poco. In più, lo stallo - provocato dall'impuntatura di Salvini e dall'incapacità di Toninelli di contrastarlo - avviene nel giorno in cui i 5 stelle volevano solo festeggiare il taglio dei vitalizi. "Oggi parlo solo di questo. La prossima settimana presenterò la mia proposta sulle pensioni d'oro", diceva davanti a Montecitorio il vicepemier Luigi Di Maio eludendo le domande sulla Diciotti e sui migranti fermi in mare ad aspettare un ordine che non arrivava, mentre una voce dal fondo della piazza urlava: "Aprite i porti!".
Sono talmente grandi, l'imbarazzo e la paura di irritare ancora l'alleato leghista, che per tutto il pomeriggio Toninelli aveva continuato a dire che lui non c'entrava nulla. "Non c'è nessun braccio di ferro tra me e Salvini", spiegava. L'attrito stavolta è tra il titolare del Viminale e la procura, facevano sapere i 5 stelle. Il ministro dei Trasporti teorizzava di aver condotto la Diciotti in porto secondo le sue prerogative, ma di non avere potere sullo sbarco: "Una questione di ordine pubblico che compete al Viminale". Ma un problema di ordine pubblico semplicemente non c'era. Ed è toccato al capo dello Stato, ancora una volta, far prevalere sulla propaganda il principio di realtà.
L'arbitro del Colle stavolta sollecita il cartellino giallo. Per chiedere al presidente del Consiglio, che ha i poteri di coordinamento del governo, di fermare l'ultimo show di Salvini: una trovata che tiene in scacco, insieme al nostro Guardiacoste, un'intera catena di comando degli apparati dello Stato. "Interverrò, presidente", garantisce il premier. Conte chiama prima Toninelli, poi il segretario leghista. Comunica l'irritazione del Colle. E dà il via libera allo sbarco. Mentre il Viminale, consumando l'ennesimo strappo istituzionale, fa filtrare "stupore" per l'intervento del presidente e "rammarico" per la decisione della procura di Trapani di non emettere alcun provvedimento restrittivo nei confronti dei migranti.
Per il Quirinale sulla banchina del porto di Trapani si è giocato un surreale braccio di ferro fra la marina, i ministeri degli Interni e delle Infrastrutture, la prefettura, le forze di polizia. Troppo, e tutto appena pochi giorni dopo il faccia a faccia durante il quale il capo della Lega aveva garantito al capo dello Stato: "D'accordo, abbasserò i toni e le polemiche".
Visto dal Colle, lo stallo al porto di Trapani rasenta l'assurdo. Una nave della nostra marina, dentro un porto italiano, alla quale viene impedito di aprire le porte e far sbarcare i profughi da un ministro che non ne ha competenza. Sulla base di voci di presunte aggressioni e perfino di un tentativo di dirottamento del Vos Thalassa che le indagini della polizia e della magistratura non riscontrano. Solo due denunce, neanche un provvedimento di fermo.
L'imbarazzo dei 5 stelle è eloquente ed è frutto di un doppio pasticcio comunicativo. Il primo riguarda il tweet con cui Toninelli aveva comunicato che la situazione sul Vos Thalassa stava degenerando e che per questo la nave doveva dirigersi in un porto italiano. Quelle informazioni erano imprecise, se non esagerate. Il premier lo sa, la procura lo ha accertato, ma soprattutto, il governo sa che quei migranti non potevano essere riportati in Libia perché a vietarlo sono le convenzioni internazionali. Il presunto ammutinamento c'entra poco. In più, lo stallo - provocato dall'impuntatura di Salvini e dall'incapacità di Toninelli di contrastarlo - avviene nel giorno in cui i 5 stelle volevano solo festeggiare il taglio dei vitalizi. "Oggi parlo solo di questo. La prossima settimana presenterò la mia proposta sulle pensioni d'oro", diceva davanti a Montecitorio il vicepemier Luigi Di Maio eludendo le domande sulla Diciotti e sui migranti fermi in mare ad aspettare un ordine che non arrivava, mentre una voce dal fondo della piazza urlava: "Aprite i porti!".
Sono talmente grandi, l'imbarazzo e la paura di irritare ancora l'alleato leghista, che per tutto il pomeriggio Toninelli aveva continuato a dire che lui non c'entrava nulla. "Non c'è nessun braccio di ferro tra me e Salvini", spiegava. L'attrito stavolta è tra il titolare del Viminale e la procura, facevano sapere i 5 stelle. Il ministro dei Trasporti teorizzava di aver condotto la Diciotti in porto secondo le sue prerogative, ma di non avere potere sullo sbarco: "Una questione di ordine pubblico che compete al Viminale". Ma un problema di ordine pubblico semplicemente non c'era. Ed è toccato al capo dello Stato, ancora una volta, far prevalere sulla propaganda il principio di realtà.