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(ansa)

Di Maio fa la guerra al Ceta: “Chi lo difende sarà rimosso”

“Diremo no al trattato col Canada”. E il ministro dello Sviluppo Economico minaccia i funzionari. Ma Tria non è d’accordo
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No al Ceta, ha detto Luigi Di Maio davanti alla plaudente assemblea di Coldiretti. No al trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada, che secondo il vicepremier metterebbe in pericolo il nostro Made in Italy. "Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà", ha assicurato il ministro dello Sviluppo economico. Poi ha minacciato: "Se anche solo uno dei funzionari italiani che rappresentano l'Italia all'estero continuerà a difendere trattati scellerati come questo, sarà rimosso".

Dietro tanta irritazione, c'è la difesa del trattato da parte delle ambasciate e dell'Istituto del commercio estero. Ma i funzionari non hanno fatto altro che incarnare la linea dei governi che si sono succeduti fino a ora, com'è sempre accaduto. E la volontà di Di Maio di chiarire che le cose devono cambiare, e che al riguardo non ha intenzione di avere ripensamenti, ha preoccu…
No al Ceta, ha detto Luigi Di Maio davanti alla plaudente assemblea di Coldiretti. No al trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada, che secondo il vicepremier metterebbe in pericolo il nostro Made in Italy. "Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà", ha assicurato il ministro dello Sviluppo economico. Poi ha minacciato: "Se anche solo uno dei funzionari italiani che rappresentano l'Italia all'estero continuerà a difendere trattati scellerati come questo, sarà rimosso".

Dietro tanta irritazione, c'è la difesa del trattato da parte delle ambasciate e dell'Istituto del commercio estero. Ma i funzionari non hanno fatto altro che incarnare la linea dei governi che si sono succeduti fino a ora, com'è sempre accaduto. E la volontà di Di Maio di chiarire che le cose devono cambiare, e che al riguardo non ha intenzione di avere ripensamenti, ha preoccupato la Farnesina. Che si è subito mossa per capire le ragioni di un messaggio così duro.

Per il Movimento 5 stelle - e per la Lega - questa linea sui trattati non è una novità. In questo le posizioni dei due partiti di governo coincidono da sempre. Confliggono, però, con la politica commerciale impostata fino a oggi. E ancora una volta, con le convinzioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria. E con quelle dei governi di cui ha fatto parte il titolare degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Entrambi ministri considerati più vicini al Quirinale che alla maggioranza gialloverde.

In realtà, solo una settimana fa il vicepremier aveva dato il via libera a un trattato di libero scambio col Giappone apponendo la firma dell'Italia, seppure accompagnata da una lettera di "condizioni" da rispettare. Era sembrato quindi che le sue posizioni al riguardo potessero essere ammorbidite dal ruolo di governo. A dire che il Ceta, da quando è provvisoriamente in vigore, ha aiutato, e non danneggiato, l'export italiano con il Canada (che è aumentato dell'8 per cento) sono state ieri sia la Commissione europea, con la commissaria al commercio Cecilia Malmstroem, che il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Ma questo non è servito in alcun modo a scalfire la posizione del capo politico M5S.

Le opposizioni tuonano per parole che definiscono illiberali. Il pd Emanuele Fiano evoca il fascismo per la minaccia di rimuovere i funzionari non fedeli alla linea. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, ora vicepresidente di Forza Italia, dice: "Mi preoccupa questo clima perché comincia così il passaggio dalla democrazia a un sistema non democratico".

A preoccupare il vicepremier, però, non sono tanto le accuse delle opposizioni quanto le resistenze interne al suo governo. Proprio ieri, al riguardo, il ministro Tria da Bruxelles ha detto: "Non ho seguito il dossier, ma è sempre bene avere degli accordi commerciali. Bisogna vedere come si fanno e il contenuto, il diavolo in genere sta nei dettagli, non so se ci sia qualcosa che non va". Con i toni felpati che lo distinguono, il ministro ha quindi detto che l'opposizione a priori ai trattati (contenuta anche nel programma stipulato tra Lega e M5S) non lo trovano d'accordo.

E non è l'unico motivo di scontro. Proprio ieri, le scelte del governo su Cassa depositi e prestiti sono state rinviate di una settimana. La ragione, secondo quanto trapela a Palazzo Chigi, è la volontà del titolare dell'Economia di scegliere lui chi sarà il nuovo amministratore delegato. Una prova di autonomia che ha fatto infuriare sia Salvini che Di Maio. Tanto da far dire a un esponente del governo: "Non so quanto questa situazione possa durare".