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(ansa)

Mattarella non starà a guardare se il governo “sconfina” di nuovo

 Il capo dello Stato lo ha spiegato al premier Conte: “La magistratura deve restare autonoma dal potere esecutivo”. Vigilanza alta su diritti umani, Europa e coperture finanziarie
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Succederà ancora. Ogni volta che ci saranno sconfinamenti su alcuni punti essenziali che il presidente Sergio Mattarella ha già definito. "La magistratura deve rimanere autonoma dal potere esecutivo", ha ricordato l'altro ieri a Giuseppe Conte quando ha sbloccato l'arrivo della nave Diciotti che Matteo Salvini voleva impedire fino all'arresto dei presunti rivoltosi a bordo.

Succederà quando ci saranno altri conflitti di potere. Succederà quando il progetto europeo verrà messo in discussione con atti concreti "perché l'Europa per me fa parte della Costituzione materiale e immateriale del Paese", ripete sempre il capo dello Stato. E succederà nel momento in cui entrerà nel vivo la partita dei conti pubblici incrociata con le promesse elettorali della maggioranza: flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero.

Mattarella non comincerà certo a occuparsi di tutte le navi che v…
Succederà ancora. Ogni volta che ci saranno sconfinamenti su alcuni punti essenziali che il presidente Sergio Mattarella ha già definito. "La magistratura deve rimanere autonoma dal potere esecutivo", ha ricordato l'altro ieri a Giuseppe Conte quando ha sbloccato l'arrivo della nave Diciotti che Matteo Salvini voleva impedire fino all'arresto dei presunti rivoltosi a bordo.

Succederà quando ci saranno altri conflitti di potere. Succederà quando il progetto europeo verrà messo in discussione con atti concreti "perché l'Europa per me fa parte della Costituzione materiale e immateriale del Paese", ripete sempre il capo dello Stato. E succederà nel momento in cui entrerà nel vivo la partita dei conti pubblici incrociata con le promesse elettorali della maggioranza: flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero.

Mattarella non comincerà certo a occuparsi di tutte le navi che viaggiano nel Mediterraneo. Non sarà lui a sconfinare, con un interventismo che non gli appartiene. In un certo senso spera che la vicenda Diciotti sia veramente un caso unico, come unico vuole che sia il suo richiamo. Ma al tema migratorio sono collegate altre competenze del Quirinale. La tutela delle convenzioni internazionali, soprattutto. La stracitata riforma di Dublino è solo un aspetto del problema. Esiste anche il trattato di Amsterdam che si occupa della protezione dei diritti umani. Se ci fosse un'escalation della linea dura, il Colle potrebbe essere costretto a richiamarsi anche a quel testo. Il Quirinale perciò ha messo in conto che gli interventi diretti potrebbero crescere di numero.

Lo ha fatto, in fondo, fin dall'inizio della nuova legislatura. Sono andati al potere partiti che non lo hanno votato e quelli che hanno favorito la sua elezione sono oggi perdenti e in grande difficoltà. Che qualcosa sarebbe cambiato era prevedibile. L'asse con i 5stelle aiuta sì, ma non del tutto. Con Renzi e Gentiloni le coperture dei provvedimenti venivano esaminate prima dagli uffici del Colle e di Palazzo Chigi. Oggi forse qualche strappo è possibile. Il Quirinale per esempio è già intervenuto, attraverso i suoi tecnici, sul decreto Dignità.

La compatibilità finanziaria delle leggi è un'altra materia sulla quale il presidente non può e non deve fare il notaio. "Einaudi rinviò due leggi approvate dal Parlamento, perché comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell'articolo 81 della Costituzione", ricordò Mattarrella nelle settimane delle crisi. Un precedente che diventerà un possibile monito nel momento in cui la partita su Def e manovra di bilancio entrerà nel vivo, alla fine di agosto. Per il momento, al Colle considerano il profilo tenuto dal ministro dell'Economia Giovanni Tria "giusto ed equilibrato". Così come l'azione del capo della Farnesina Enzo Moavero Milanesi. Ma le pressioni arriveranno anche sul titolare del Tesoro. Allora scatterà la moral suasion. Che è quella cosa, rispose Mattarella a un bambino, che si esercita "in silenzio".

La telefonata a Conte dell'altro ieri non è stata pubblicizzata dal Colle. È uscita da altre fonti. Il capo dello Stato non cercava visibilità sui social, tanto meno voleva fare l'eroe. Solo risolvere un pasticcio che doveva finire immediatamente: una nave militare italiana che deve aspettare l'arrivo della polizia per attraccare in un porto italiano; la polizia che, secondo il suo ministro Salvini, deve procedere ad arresti non ordinati da alcun magistrato. Un caos inaccettabile. Un conflitto di poteri imbarazzante. Il premier Giuseppe Conte ha agito con prontezza.

Il feeling tra il Colle e i 5 stelle viene confermato dai commenti di Luigi Di Maio: "Il presidente ha sbloccato la situazione". Lunedì anche i rapporti con Salvini sono sembrati distesi, molto più che in altre occasioni. Il leader della Lega era salito al Quirinale per difendere la sua forza politica dagli attacchi della magistratura per i 49 milioni spariti. Non ha avuto udienza su questo punto ma, sul resto, è apparso in versione buonista e collaborativa. Però i toni restano alti, il clima teso. E il "silenzio" difficile da mantenere.