Il 2 luglio si riunisce il Consiglio dei ministri numero 8 del governo Conte per approvare il decreto dignità con la stretta sui contratti a termine. La seduta inizia alle 20.55 a Palazzo Chigi. La relazione tecnica allegata al provvedimento dice che "le modifiche proposte in materia di rapporti di lavoro a termine di cui all'articolo 1 non sono suscettibili di determinare effetti negativi per la finanza pubblica". Il decreto legge viene approvato. Passano poi dieci giorni per la firma del presidente della Repubblica, datata 12 luglio. E due giorni per l'entrata in vigore - da ieri - con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. E qui la sorpresa.
La nuova relazione tecnica, firmata dal Ragioniere generale dello Stato l'11 luglio, rivela a sorpresa che la stretta sui contratti a termine non sarà neutra. Ma avrà un impatto sui conti da 60,7 milioni nel 2019 perché brucerà 8 mila posti di lavoro, non più rinnovati né …
La nuova relazione tecnica, firmata dal Ragioniere generale dello Stato l'11 luglio, rivela a sorpresa che la stretta sui contratti a termine non sarà neutra. Ma avrà un impatto sui conti da 60,7 milioni nel 2019 perché brucerà 8 mila posti di lavoro, non più rinnovati né …
Il 2 luglio si riunisce il Consiglio dei ministri numero 8 del governo Conte per approvare il decreto dignità con la stretta sui contratti a termine. La seduta inizia alle 20.55 a Palazzo Chigi. La relazione tecnica allegata al provvedimento dice che "le modifiche proposte in materia di rapporti di lavoro a termine di cui all'articolo 1 non sono suscettibili di determinare effetti negativi per la finanza pubblica". Il decreto legge viene approvato. Passano poi dieci giorni per la firma del presidente della Repubblica, datata 12 luglio. E due giorni per l'entrata in vigore - da ieri - con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. E qui la sorpresa.
La nuova relazione tecnica, firmata dal Ragioniere generale dello Stato l'11 luglio, rivela a sorpresa che la stretta sui contratti a termine non sarà neutra. Ma avrà un impatto sui conti da 60,7 milioni nel 2019 perché brucerà 8 mila posti di lavoro, non più rinnovati né riassorbiti. Produrrà insomma più disoccupati e dunque più sussidi (Naspi). Non solo. L'emorragia di posti durerà 10 anni al ritmo di 8 mila all'anno. Per un totale di 80 mila disoccupati aggiuntivi nel decennio. Non un bel modo per ridare dignità ai lavoratori.
Ma cos'è successo tra il 2 luglio e l'11? Perché la relazione tecnica cambia? E com'è possibile che il ministero del Lavoro avalli un testo che sancisce di fatto la distruzione di lavoro per legge, un boomerang politico eclatante? Al centro della storia opera un classico triangolo: la Ragioneria, l'Inps e il ministero del Lavoro guidato da Luigi Di Maio. Secondo quanto ricostruiscono più fonti vicine al dossier, il dicastero - come sempre per provvedimenti su lavoro o pensioni - chiede all'Inps un'analisi di impatto della norma. La risposta ufficiale giunge il 5 luglio, tre giorni dopo il cdm che ha approvato un testo in realtà ancora in bozza. Si conferma il contenuto della prima relazione tecnica: nessun impatto né sull'occupazione né sui conti. Gli uffici di via Veneto girano l'analisi alla Ragioneria che nulla eccepisce.
Passa quasi una settimana e l'11 luglio alle 20.03 Luciano Busacca, capo della segreteria tecnica del presidente Inps Tito Boeri, invia una mail alla Ragioneria e all'ufficio legislativo del ministero del Lavoro. In oggetto: "Decreto dignità, RT tempo determinato". In allegato spunta la seconda relazione tecnica con la tabella incriminata: 80 mila disoccupati in 10 anni e oltre 60 milioni di nuovi costi nel 2019.
Lo staff di Di Maio è spiazzato. Capiscono - così sostengono - che la Ragioneria ha chiesto un supplemento di analisi all'Inps senza avvertire il ministro. Intuiscono il devastante impatto della tabella. Ma si convincono pure che nulla possono fare. Il decreto deve essere firmato da Mattarella il prima possibile. Non c'è tempo per pretendere una spiegazione dall'Inps sui numeri spuntati in zona Cesarini, se si vuole una conversione in legge prima della pausa estiva, a cui puntano. Così lasciano correre. Il pasticcio però deflagra sui giornali. Di Maio va su tutte le furie. Non capisce per quale motivo sia Inps che Ragioneria l'abbiano tenuto all'oscuro. Invoca complotti e minaccia punizioni esemplari alle "lobby". I suoi ricostruiscono date e orari. L'Inps manda la mail l'11 luglio alle 20. A stretto giro, quella sera stessa, il Ragioniere "bollina" la relazione tecnica, blindandola con i nuovi numeri Inps e nuove coperture per 60,7 milioni. Senza di fatto lasciare spazi per repliche o correzioni. Il giorno successivo Mattarella firma. In 24 ore il pasticcio è in vigore. Come pure la prospettiva di 80 mila disoccupati in 10 anni.
La nuova relazione tecnica, firmata dal Ragioniere generale dello Stato l'11 luglio, rivela a sorpresa che la stretta sui contratti a termine non sarà neutra. Ma avrà un impatto sui conti da 60,7 milioni nel 2019 perché brucerà 8 mila posti di lavoro, non più rinnovati né riassorbiti. Produrrà insomma più disoccupati e dunque più sussidi (Naspi). Non solo. L'emorragia di posti durerà 10 anni al ritmo di 8 mila all'anno. Per un totale di 80 mila disoccupati aggiuntivi nel decennio. Non un bel modo per ridare dignità ai lavoratori.
Ma cos'è successo tra il 2 luglio e l'11? Perché la relazione tecnica cambia? E com'è possibile che il ministero del Lavoro avalli un testo che sancisce di fatto la distruzione di lavoro per legge, un boomerang politico eclatante? Al centro della storia opera un classico triangolo: la Ragioneria, l'Inps e il ministero del Lavoro guidato da Luigi Di Maio. Secondo quanto ricostruiscono più fonti vicine al dossier, il dicastero - come sempre per provvedimenti su lavoro o pensioni - chiede all'Inps un'analisi di impatto della norma. La risposta ufficiale giunge il 5 luglio, tre giorni dopo il cdm che ha approvato un testo in realtà ancora in bozza. Si conferma il contenuto della prima relazione tecnica: nessun impatto né sull'occupazione né sui conti. Gli uffici di via Veneto girano l'analisi alla Ragioneria che nulla eccepisce.
Passa quasi una settimana e l'11 luglio alle 20.03 Luciano Busacca, capo della segreteria tecnica del presidente Inps Tito Boeri, invia una mail alla Ragioneria e all'ufficio legislativo del ministero del Lavoro. In oggetto: "Decreto dignità, RT tempo determinato". In allegato spunta la seconda relazione tecnica con la tabella incriminata: 80 mila disoccupati in 10 anni e oltre 60 milioni di nuovi costi nel 2019.
Lo staff di Di Maio è spiazzato. Capiscono - così sostengono - che la Ragioneria ha chiesto un supplemento di analisi all'Inps senza avvertire il ministro. Intuiscono il devastante impatto della tabella. Ma si convincono pure che nulla possono fare. Il decreto deve essere firmato da Mattarella il prima possibile. Non c'è tempo per pretendere una spiegazione dall'Inps sui numeri spuntati in zona Cesarini, se si vuole una conversione in legge prima della pausa estiva, a cui puntano. Così lasciano correre. Il pasticcio però deflagra sui giornali. Di Maio va su tutte le furie. Non capisce per quale motivo sia Inps che Ragioneria l'abbiano tenuto all'oscuro. Invoca complotti e minaccia punizioni esemplari alle "lobby". I suoi ricostruiscono date e orari. L'Inps manda la mail l'11 luglio alle 20. A stretto giro, quella sera stessa, il Ragioniere "bollina" la relazione tecnica, blindandola con i nuovi numeri Inps e nuove coperture per 60,7 milioni. Senza di fatto lasciare spazi per repliche o correzioni. Il giorno successivo Mattarella firma. In 24 ore il pasticcio è in vigore. Come pure la prospettiva di 80 mila disoccupati in 10 anni.