Sui migranti Conte si converte alla linea dura e incassa la fiducia di Salvini
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISCambio di passo dopo il caso Diciotti. Il premier si smarca, chiama la Ue e lancia il fronte mediterraneo
Lettere, messaggi, telefonate e alla fine Giuseppe Conte parla di "grande successo, un successo europeo". Il suo "Protocollo" per la gestione dei migranti dunque prevede il coinvolgimento dell'Unione, evita le liti planetarie o peggio le minacce e funziona, almeno in parte. Per tutto il giorno il premier chiede aiuto e il rispetto delle conclusioni dell'ultimo consiglio europeo. L'Italia cioè come frontiera del Continente, la redistribuzione equa dei 450 profughi imbarcati sulle navi della Guardia di Finanza e di Frontex, ferme davanti alla Sicilia. L'Europa della solidarietà. Crea un modello attraverso i "sì" degli altri Paesi ad accogliere gli stranieri presi in carico dal nostro Paese. Se il precedente va bene oggi, dovrà andare bene anche domani. Un risultato concreto in vista dei mesi più difficili per gli sbarchi: agosto e settembre.
Una volta ottenuta l'apertura di Malta e della Francia, l'…
Una volta ottenuta l'apertura di Malta e della Francia, l'…
Lettere, messaggi, telefonate e alla fine Giuseppe Conte parla di "grande successo, un successo europeo". Il suo "Protocollo" per la gestione dei migranti dunque prevede il coinvolgimento dell'Unione, evita le liti planetarie o peggio le minacce e funziona, almeno in parte. Per tutto il giorno il premier chiede aiuto e il rispetto delle conclusioni dell'ultimo consiglio europeo. L'Italia cioè come frontiera del Continente, la redistribuzione equa dei 450 profughi imbarcati sulle navi della Guardia di Finanza e di Frontex, ferme davanti alla Sicilia. L'Europa della solidarietà. Crea un modello attraverso i "sì" degli altri Paesi ad accogliere gli stranieri presi in carico dal nostro Paese. Se il precedente va bene oggi, dovrà andare bene anche domani. Un risultato concreto in vista dei mesi più difficili per gli sbarchi: agosto e settembre.
Una volta ottenuta l'apertura di Malta e della Francia, l'impegno (per ora solo verbale) di Spagna e Portogallo, il premier ha fatto anche la mossa rimandata fino all'ultimo. Contattare il vero capo della Ue. "La Germania - diceva ai suoi collaboratori nel pomeriggio - non li prenderà mai, ci dirà di no. Come noi abbiamo detto no al patto per riprenderci i migranti secondari". Invece, sull'onda delle risposte positive, in serata, attraverso i canali diplomatici, ci sono stati anche contatti con i collaboratori di Angela Merkel.
Stavolta Conte si è mosso da numero uno del governo. Senza tutele. La telefonata con Matteo Salvini c'è stata solo a tarda sera, quando la crisi aveva imboccato la strada della soluzione. Ed è stata una chiamata di complimenti, di felicitazioni per l'obiettivo raggiunto, rilanciata sui social dal capo del Viminale: "Un traguardo storico per coerenza, concretezza e velocità". Del resto, il ministro dell'Interno aveva già sparato la sua cartuccia con il vertice di Innsbruck e aveva mancato il bersaglio. Dunque, Conte ha avuto il suo autonomo margine di manovra, grazie anche alla sponda del Quirinale.
Il presidente del Consiglio ha fatto tutto da solo. O meglio, ha lavorato a stretto contatto con il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi, il più mattarelliano dei ministri. Anche quello con i contatti migliori nell'Unione. Fino a notte, Conte e Moavero hanno cercato l'adesione formale della Spagna all'accordo. Con una strategia chiara: formare un fronte dei Paesi mediterranei che rispondono collettivamente alla questione migratoria. Francia, Malta, Spagna, Italia (e Portogallo eventualmente) capaci di stringere un'alleanza valida anche per il futuro. Il grande confine europeo con il Nord Africa. Anche per questo la Germania ha potuto aspettare prima di essere coinvolta. Per non parlare dei Paesi di Visegrad, gli alleati di Salvini, nemmeno presi in considerazione.
Il lavoro adesso, per affermare davvero il Protocollo Conte, prevede il tentativo di affermare un altro principio: si decide la redistribuzione, poi i migranti vengono portati dalle navi di soccorso direttamente nei porti dei Paesi aderenti. Anche su questo punto si è lavorato fino a tardi. "Non possiamo fare da soli. Ma possiamo imporre la nostra linea", è il ragionamento di Conte.
È un cambio di strategia rispetto ai proclami, agli slogan e alla confusione delle ultime settimane in cui per ogni barca che viaggiava nel Mediterraneo si trovava una gestione diversa. Ne avevano parlato il giorno della vicenda Diciotti, la nave sbarcata a Trapani, Conte e Sergio Mattarella. "Così non possiamo andare avanti". Il premier era già consapevole che "era necessario cambiare strada" prima della telefonata con il capo dello Stato. "Dobbiamo trovare una risposta comune, uscire dal caos dell'emergenza affrontata giorno per giorno", era la sua convinzione espressa al presidente della Repubblica.
Come succede sempre, oltre i trattati e gli accordi, dietro i successi c'è la diplomazia e la pratica. Se è nato sul serio un immateriale fronte mediterraneo per la questione migratoria lo verificheremo presto.
Una volta ottenuta l'apertura di Malta e della Francia, l'impegno (per ora solo verbale) di Spagna e Portogallo, il premier ha fatto anche la mossa rimandata fino all'ultimo. Contattare il vero capo della Ue. "La Germania - diceva ai suoi collaboratori nel pomeriggio - non li prenderà mai, ci dirà di no. Come noi abbiamo detto no al patto per riprenderci i migranti secondari". Invece, sull'onda delle risposte positive, in serata, attraverso i canali diplomatici, ci sono stati anche contatti con i collaboratori di Angela Merkel.
Stavolta Conte si è mosso da numero uno del governo. Senza tutele. La telefonata con Matteo Salvini c'è stata solo a tarda sera, quando la crisi aveva imboccato la strada della soluzione. Ed è stata una chiamata di complimenti, di felicitazioni per l'obiettivo raggiunto, rilanciata sui social dal capo del Viminale: "Un traguardo storico per coerenza, concretezza e velocità". Del resto, il ministro dell'Interno aveva già sparato la sua cartuccia con il vertice di Innsbruck e aveva mancato il bersaglio. Dunque, Conte ha avuto il suo autonomo margine di manovra, grazie anche alla sponda del Quirinale.
Il presidente del Consiglio ha fatto tutto da solo. O meglio, ha lavorato a stretto contatto con il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi, il più mattarelliano dei ministri. Anche quello con i contatti migliori nell'Unione. Fino a notte, Conte e Moavero hanno cercato l'adesione formale della Spagna all'accordo. Con una strategia chiara: formare un fronte dei Paesi mediterranei che rispondono collettivamente alla questione migratoria. Francia, Malta, Spagna, Italia (e Portogallo eventualmente) capaci di stringere un'alleanza valida anche per il futuro. Il grande confine europeo con il Nord Africa. Anche per questo la Germania ha potuto aspettare prima di essere coinvolta. Per non parlare dei Paesi di Visegrad, gli alleati di Salvini, nemmeno presi in considerazione.
Il lavoro adesso, per affermare davvero il Protocollo Conte, prevede il tentativo di affermare un altro principio: si decide la redistribuzione, poi i migranti vengono portati dalle navi di soccorso direttamente nei porti dei Paesi aderenti. Anche su questo punto si è lavorato fino a tardi. "Non possiamo fare da soli. Ma possiamo imporre la nostra linea", è il ragionamento di Conte.
È un cambio di strategia rispetto ai proclami, agli slogan e alla confusione delle ultime settimane in cui per ogni barca che viaggiava nel Mediterraneo si trovava una gestione diversa. Ne avevano parlato il giorno della vicenda Diciotti, la nave sbarcata a Trapani, Conte e Sergio Mattarella. "Così non possiamo andare avanti". Il premier era già consapevole che "era necessario cambiare strada" prima della telefonata con il capo dello Stato. "Dobbiamo trovare una risposta comune, uscire dal caos dell'emergenza affrontata giorno per giorno", era la sua convinzione espressa al presidente della Repubblica.
Come succede sempre, oltre i trattati e gli accordi, dietro i successi c'è la diplomazia e la pratica. Se è nato sul serio un immateriale fronte mediterraneo per la questione migratoria lo verificheremo presto.