Assalto al Tesoro per grillizzare l’economia. I tecnici nel mirino di Di Maio
Roberto Petrini , di ROBERTO PETRINILa partita di potere per conquistare la “stanza dei bottoni” della politica economica. Sotto attacco Daniele Franco, ragioniere generale dello Stato, e Roberto Garofoli, già capo di gabinetto dell'ex ministro Pier Carlo Padoan
Il grimaldello mediatico è quello della "lobby" e della "manina e manona", delle trame che girerebbero intorno al ministero del Tesoro. Invece è una pura partita di potere per conquistare la "stanza dei bottoni" della politica economica. Non sfuggirà che per la maggioranza gialloverde, con un programma da 100 miliardi da onorare, si tratta di uno snodo cruciale. La partita è ancora più vitale per i Cinque Stelle, perché i leghisti hanno piazzato il roccioso Massimo Garavaglia, come sottosegretario il quale, forte del buon rapporto con Giorgetti a Palazzo Chigi , assicura una buona tenuta della posizione in Via Venti Settembre. Invece ai grillini a non basta Laura Castelli, con il suo ruolo di sottosegretaria a Cinque Stelle, che ogni tanto paga l'inesperienza all'interno di un sistema comunicativo delicato come quello del Tesoro.
Così in Via Venti Settembre si combatte una battaglia cruciale: &egra…
Così in Via Venti Settembre si combatte una battaglia cruciale: &egra…
Il grimaldello mediatico è quello della "lobby" e della "manina e manona", delle trame che girerebbero intorno al ministero del Tesoro. Invece è una pura partita di potere per conquistare la "stanza dei bottoni" della politica economica. Non sfuggirà che per la maggioranza gialloverde, con un programma da 100 miliardi da onorare, si tratta di uno snodo cruciale. La partita è ancora più vitale per i Cinque Stelle, perché i leghisti hanno piazzato il roccioso Massimo Garavaglia, come sottosegretario il quale, forte del buon rapporto con Giorgetti a Palazzo Chigi , assicura una buona tenuta della posizione in Via Venti Settembre. Invece ai grillini a non basta Laura Castelli, con il suo ruolo di sottosegretaria a Cinque Stelle, che ogni tanto paga l'inesperienza all'interno di un sistema comunicativo delicato come quello del Tesoro.
Così in Via Venti Settembre si combatte una battaglia cruciale: è lì il "fortino" di Giovanni Tria, professore indipendente, che fa riferimento al Quirinale, dove c'è l'ultima difesa dei conti pubblici. La prova del nove della presunta "inaffidabilità" del nuovo ministro del resto, nella mentalità grillina, è l'appoggio continuo che l'ex titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan dà alle posizioni del suo successore.
Lo schema di attacco grillino ha così individuato tre caselle da conquistare. La prima è quella del Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, tecnico inflessibile (come ha dimostrato con la vicenda decreto dignità) di provenienza Bankitalia: sta sotto spoils system, ovvero deve essere rinnovato dal nuovo governo entro novanta giorni dal giuramento, entro fine agosto. L'altra casella, per ora è vuota: l'importante direzione generale del Tesoro, per intenderci il posto che fu di Draghi, Grilli e Siniscalco, è libera dopo l'abbandono di Vincenzo La Via. I gialloverdi avrebbero gradito Antonio Guglielmi di Mediobanca, oppure il tecnico Consob Marcello Minenna, con una presenza lampo nella giunta Raggi, o l'ex procuratore di Trani Michele Ruggiero che intentò il maxi processo alle agenzie di rating. Tria li ha bloccati tutti e tre e forse nominerà il vice di La Via, Alessandro Rivera, attualmente alla guida della direzione banche e finanza.
Ma la preda più grossa, anche se per ora non in palio perché il ministro ha già fatto il decreto per la conferma del capo di gabinetto, è Roberto Garofoli: ex magistrato, ottimi rapporti con il Quirinale, è stato segretario generale di Palazzo Chigi con Letta e soprattutto era il capo di gabinetto di Pier Carlo Padoan e gli dava man forte anche nei momenti di contrasto con Renzi. Tre prede difficili da conquistare anche perché in Europa li conoscono. Di qui l'attacco furibondo.
Così in Via Venti Settembre si combatte una battaglia cruciale: è lì il "fortino" di Giovanni Tria, professore indipendente, che fa riferimento al Quirinale, dove c'è l'ultima difesa dei conti pubblici. La prova del nove della presunta "inaffidabilità" del nuovo ministro del resto, nella mentalità grillina, è l'appoggio continuo che l'ex titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan dà alle posizioni del suo successore.
Lo schema di attacco grillino ha così individuato tre caselle da conquistare. La prima è quella del Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, tecnico inflessibile (come ha dimostrato con la vicenda decreto dignità) di provenienza Bankitalia: sta sotto spoils system, ovvero deve essere rinnovato dal nuovo governo entro novanta giorni dal giuramento, entro fine agosto. L'altra casella, per ora è vuota: l'importante direzione generale del Tesoro, per intenderci il posto che fu di Draghi, Grilli e Siniscalco, è libera dopo l'abbandono di Vincenzo La Via. I gialloverdi avrebbero gradito Antonio Guglielmi di Mediobanca, oppure il tecnico Consob Marcello Minenna, con una presenza lampo nella giunta Raggi, o l'ex procuratore di Trani Michele Ruggiero che intentò il maxi processo alle agenzie di rating. Tria li ha bloccati tutti e tre e forse nominerà il vice di La Via, Alessandro Rivera, attualmente alla guida della direzione banche e finanza.
Ma la preda più grossa, anche se per ora non in palio perché il ministro ha già fatto il decreto per la conferma del capo di gabinetto, è Roberto Garofoli: ex magistrato, ottimi rapporti con il Quirinale, è stato segretario generale di Palazzo Chigi con Letta e soprattutto era il capo di gabinetto di Pier Carlo Padoan e gli dava man forte anche nei momenti di contrasto con Renzi. Tre prede difficili da conquistare anche perché in Europa li conoscono. Di qui l'attacco furibondo.