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Cdp, il fortino del risparmio nazionale nel mirino del governo gialloverde

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Alcuni curricula per il cda targati Lega e 5Stelle hanno sorpreso il ministro Tria. In gioco una corazzata con 500 miliardi di partecipazioni
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Un promotore finanziario, il direttore di una Asl, un dirigente di una delle quattrocento e passa banche di credito cooperativo che costellano l'Italia. Tutte degnissime persone, ma quando nei giorni scorsi il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha visto planare sul suo tavolo i curricula - diciamo - un po' eterei dei consiglieri proposti dalla maggioranza e che lui stesso dovrà indicare nel consiglio d'amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti raccontano che non l'abbia presa bene.

Nei posti occupati oggi e in passato da alti funzionari del Tesoro con esperienze pluriennali e perfino - orrore! - dall'ex rettore della Bocconi, nei desiderata di Lega e 5 Stelle dovrebbero arrivare invece esponenti della società civile vicini a loro e che a prima vista non paiono avere le competenze necessarie per manovrare una corazzata della finanza come la Cdp. Una corazzata che viaggia, per di più, anche grazie ai 250 miliardi di euro di risparmio…
Un promotore finanziario, il direttore di una Asl, un dirigente di una delle quattrocento e passa banche di credito cooperativo che costellano l'Italia. Tutte degnissime persone, ma quando nei giorni scorsi il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha visto planare sul suo tavolo i curricula - diciamo - un po' eterei dei consiglieri proposti dalla maggioranza e che lui stesso dovrà indicare nel consiglio d'amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti raccontano che non l'abbia presa bene.

Nei posti occupati oggi e in passato da alti funzionari del Tesoro con esperienze pluriennali e perfino - orrore! - dall'ex rettore della Bocconi, nei desiderata di Lega e 5 Stelle dovrebbero arrivare invece esponenti della società civile vicini a loro e che a prima vista non paiono avere le competenze necessarie per manovrare una corazzata della finanza come la Cdp. Una corazzata che viaggia, per di più, anche grazie ai 250 miliardi di euro di risparmio postale, ossia i libretti dei pensionati e i conti di tanti risparmiatori, nonché elettori, italiani. Così, oltre alla partita delle nomine, Tria deve fronteggiare l'assalto al Palazzo in nome della Grande Incompetenza, quasi rivendicata contro i vecchi assetti di potere. Lo fa cosciente di quanto sia importante il colosso Cdp e della delicatezza del suo stesso ruolo, visto che è il Tesoro con l'82% del capitale (un altro 16% lo hanno le Fondazioni bancarie) a presentare la lista per il rinnovo del consiglio e a dare il voto decisivo per la sua elezione in assemblea.

Ma che farà poi mai questa Cassa, seduta su un tesoro da 500 miliardi e passa, composto anche da quote importanti nelle aziende pubbliche o ex-pubbliche e che eccita tante fantasie di spesa? Dà soldi alle amministrazioni locali per i loro progetti, finanzia lo sviluppo delle imprese e le aiuta ad andare all'estero, ma interviene anche per operazioni straordinarie e dunque può essere davvero utile e dilettevole quando si è al governo. Rapidissimo e non esaustivo esempio di alcuni interventi dell'ultimo biennio: 650 milioni per il fondo Atlante - quello che ha comprato i primi crediti deteriorati delle banche, un bagno di sangue per chi ci ha messo i soldi, forse un salvagente per il sistema bancario - più di 900 milioni per l'edilizia scolastica, 800 milioni malcontati per comprare il 4,2% di Telecom Italia contro i francesi. Insomma, è comprensibile che chi è al potere voglia dire la sua su come amministrare la Cassa, anche se - ricordano puntigliose le voci di dentro - lo statuto sembra fatto apposta per scoraggiare certe velleità da Iri 4.0 o da banca pubblica per lo sviluppo che coltiva, per fare un nome, Davide Casaleggio. Ad esempio per decidere operazioni straordinarie serve una formazione altrettanto straordinaria che affianca al cda il Ragioniere generale dello Stato, il presidente della Corte dei Conti e il direttore generale del ministero dell'Economia. E per chi cerca scorciatoie tipo un intervento della Cassa in Alitalia, che nel migliore dei casi puzzerebbe di aiuto di Stato, la replica secca è che così si rischia che anche il debito della Cdp - oggi fuori dal perimetro pubblico - finisca in quel capitolo e aggravi ancora di più la situazione dell'Italia.

Intanto le settimane passano, Lega e 5 Stelle litigano e si ritrovano solidali solo contro Tria, e la situazione in casa Cdp diventa sempre più surreale. Nella sede di via Goito, 300 metri dal ministero dell'Economia, lo splendido ufficio d'angolo al quarto piano oggi occupato dall'ad Fabio Gallia - legni pregiati, soffitti alti, doppia esposizione, un civettuolo soppalco, la bandiera italiana accanto a quella europea - attende il nuovo inquilino. Arriverà da fuori o dovrà spostarsi solo dalla stanza accanto, come potrebbe fare il candidato dei grillini Fabrizio Palermo, già saldamente inserito nella struttura della Cassa dove oggi è a capo della finanza?

Da tre mesi Gallia e il presidente Claudio Costamagna possono occuparsi di ordinaria amministrazione, ma è ovvio che da quando su Palazzo Chigi sventola il gonfalone gialloverde non toccano più palla. Dunque aspettano come immobili bonzi il loro destino, concedendosi talvolta uno scatto d'impazienza: raccontano ad esempio che Costamagna mercoledì si volesse dimettere per dare una scossa al gioco impazzito delle nomine e dei veti. Ma l'intenzione non si è tramutata in gesto.

C'è un'altra partita, poi, che si sta giocando sottotraccia e che però è fondamentale nei rapporti di potere italiani: quella tra le Fondazioni bancarie e la politica. Finora la Cassa è stata anche la camera di compensazione tra gli interessi dei grandi azionisti delle banche italiane, soprattutto di Intesa-Sanpaolo, e il governo di turno. Letta, Renzi, Gentiloni... gli ultimi esecutivi cambiavano ma dall'altra parte si trovavano sempre la figura di Giuseppe Guzzetti, gran visir delle Fondazioni. Ora Lega e 5 Stelle paiono intenzionati a dare uno scrollone a questo assetto, anche se il mondo delle Fondazioni nella Cdp conta e vuol contare. Pare, ad esempio, che il trasversalissimo Fabrizio Palenzona, anch'egli non esattamente un novizio nelle partite di potere, sia in predicato per la presidenza dell'oscuro ma non irrilevante Comitato di supporto agli azionisti di minoranza della Cassa. Come conviveranno gli alfieri della Grande Incompetenza con i mandarini dell'Eterno Potere?