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Presi in parola

MARZIANI / Salvini ministro della Mala Vita è in senso letterario un caldo invito a modificare in meglio la propria esistenza

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Il Ministro della Paura, su carta intestata del suo dicastero, ha querelato Roberto Saviano. L’accusa più pesante è quella di averlo definito ministro della Mala Vita. Se posso osare una mediazione, forte degli ottimi rapporti che ho con Salvini sin da quando faceva il comunista e si occupava della pagina delle lettere sulla Padania (non tutte, solo quelle conosciute dal Trota: fino alla C) vorrei ragionare etimologicamente sul presunto epiteto.

Salvini ha cominciato la carriera televisiva rispondendo alle domande di Corrado Tedeschi a Doppio Slalom. Allora, come da documento reperibile online, sapeva chi fosse il leader georgiano Shevardnadze. Oggi sa solo cosa desidera Putin, e deve fingere che l’invasione della Crimea sia una roba legittima. Solo che quando lo dichiara al Washington Post, com’è accaduto ieri, quelli gli danno del cacciaballe su scala mondiale.

Successivamente si esibì al Pranzo è servito con Mengacci. Aveva le basette lunghe e cercava spazio nel mondo dello spettacolo. Oggi per avere un po’ di evidenza nello showbiz deve molestare Asia Argento su Twitter, come ha fatto ieri. Uscendone malconcio. O barattare qualche foto posata con la di lui fidanzata, su Chi, simulandone la casualità con mezzi che neanche Barbara Bouchet in Sono fotogenico, il film di Dino Risi in cui peraltro Renato Pozzetto gli somigliava come una goccia d’acqua. A Salvini, non alla Bouchet.

Seguì la lunga gavetta in Lega: consigliere comunale, regionale, parlamentare europeo. Tutto promettendo uscite dall’euro, bus separati per gli extracomunitari, legittima difesa estesa anche all’uso di bombe a mano e missili terra aria. Oggi, Salvini viaggia alla media di dodici/tweet minuto per sparigliare memoria e consapevolezza comune ma, sempre parlando agli americani, sempre ieri, giura che l’euro no, il razzismo neppure, la legittima difesa non pervenuta.

Ieri, chiedeva l’ergastolo per i consiglieri di Quartiere Pd accusati di divieto di sosta e lamentava l’occupazione altrui della Rai. Oggi giura lombrosianamente sulla faccia di Savona (e fa benissimo, fino a prova contraria) e piazza i suoi sulle poltrone di viale Mazzini come tutti gli altri. Persino gli amici di Di Maio.

Ieri… vabbé, ci siamo capiti: per il potere e la gloria, Salvini sta facendo davvero una Mala Vita. Di qui la definizione del tutto letteraria di Saviano: un caldo invito a modificare in meglio la propria esistenza.
Che tutti dovremmo fare nostro.
 
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