Politica

Rai, il consigliere Laganà: "Il governo minaccia rastrellamenti, non siamo parassiti". Fnsi: "Con M5S-Lega liste di proscrizione"

Riccardo Laganà, consigliere Rai eletto dai dipendenti (ansa)
E intanto il Pd insiste: "Foa è il portavoce dei nazionalpopulisti. Forza Italia voti contro la sua candidatura a presidente". Per il momento i numeri, per la sua elezione in commissione di vigilanza, non ci sono. E si va verso lo scontro nel centrodestra
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ROMA. Tensione altissima in casa Rai, dopo le ultime nomine del governo per il cda e la scelta di Marcello Foa come presidente. Indicazione che però richiede, per essere valida, la ratifica da parte della commissione di vigilanza (dove al momento i voti non sembrano esserci). Oggi prende la parola Riccardo Laganà, il nuovo consigliere di amministrazione scelto dai lavoratori della Rai con 1916 voti. E parla a nome dei dipendenti. "Rispondo al governo che minaccia rastrellamenti per scovare chissà quale razza di delinquenti tra i dipendenti Rai. Noi non siamo né lottizzati né parassiti. La quasi totalità sono invece gli anticorpi di un sistema immunitario ben collaudato", sostiene in una nota. Una dichiarazione che sembra soprattutto una risposta a Luigi Di Maio che a proposito delle nuove nomine aveva detto: "È una rivoluzione culturale, fuori raccomandati e parassiti".


E una dura presa di posizione arriva anche dal sindacato dei giornalisti, la Fnsi. "Nella Rai legastellata è già tempo di liste di proscrizione", scrive il segretario Fnsi, Raffaele Lorusso, sul sito www.articolo21.org. "L'invettiva del vicepremier Luigi Di Maio contro 'raccomandati e parassiti' lascia presagire tempi difficili per chi lavora per assicurare agli utenti un'informazione di qualità, secondo i canoni del servizio pubblico. Il tentativo non è soltanto quello di imporre il pensiero unico, ma anche di intimidire i giornalisti Rai". Lorusso sottolinea che "parlare di "raccomandati e parassiti" significa alimentare l'odio della rete nei confronti di chi fa informazione pubblica. E aggiunge: "Una notizia falsa funzionale al tentativo di far passare in secondo piano l'occupazione della governance della Rai. Il vicepremier sa bene che da dieci anni, ormai, i giornalisti Rai vengono reclutati con selezioni pubbliche, nelle quali ai partecipanti viene richiesta la laurea. Non lo stesso, invece, avviene per i membri del cda, per i quali valgono le regole della spartizione partitocratica, alla faccia di chi, nel governo, predica la trasparenza e alimenta il falso mito della democrazia digitale".

Il Partito democratico, intanto, insiste sul no a Marcello Foa e rinnova l'appello alle altre forze di opposizione, Forza Italia e Fratelli d'Italia, a esprimere parere contrario alla nomina. "Foa non è l'allievo di Montanelli, né l'uomo rassicurante che parla dalla Grecia già da presidente della Rai, è solo il portavoce dei nazionalpopulisti", sostiene il senatore Davide Faraone, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza della Rai. "Le sue uscite sulla stampa di queste ore dimostrano una totale avversione alle prerogative del Parlamento, considerando il voto del primo agosto in commissione di vigilanza un passaggio inutile, una perdita di tempo. Dimostreremo che non è così e facciamo appello ai colleghi di Forza Italia e di tutte le opposizioni, affinchè si impedisca che il portavoce dei nazionalpopulisti che prova fastidio per la democrazia, che attacca il presidente Sergio Mattarella, che propende per i no vax, possa essere eletto presidente della più importante industria culturale del Paese".

La commissione Vigilanza dovrebbe esprimere il suo parere vincolante mercoledì. Per essere confermato Foa deve ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti della bicamerale, ovvero 27 voti, e per farlo deve aggiudicarsi almeno sei voti delle opposizioni, avendo M5s e Lega solo 21 componenti totali in commissione. Decisivi i voti di Forza Italia che per ora - anche attraverso Silvio Berlusconi - sottolinea che il metodo scelto per l'indicazione di Foa è stato sbagliato. E sembra intenzionata a votare contro. "Diremo no a ogni logica spartitoria e antidemocratica", conferma Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia. Insomma, si va verso il muro contro muro nel centrodestra.

Intanto il direttore di Rai Sport, Gabriele Romagnoli, annuncia il suo addio all'azienda: "Il primo agosto sono fuori dalla Rai", spiegando che la scelta di lasciare l'azienda in anticipo rispetto alla scadenza del contratto (febbraio 2019), è legata "al gentlemen's agreement con chi mi ha affidato il mandato. Sono stato scelto da Verdelli e Campo Dall'Orto, che sono andati via entrambi, per loro motivi. Con Orfeo ero d'accordo che sarei rimasto fino a quando sarebbe stato direttore generale". La politica, dice comunque, "non c'entra nulla".




 
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