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(ansa)

Foa, Da Marcello a Leonardo: nel nome del padre

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Settimana complessa per il giornalista indicato da Salvini per la presidenza di viale Mazzini. Asserragliato al settimo piano al grido di "Fatemi nominare i direttori". E ora si scopre che il figlio lavora, remunerato, nello staff del leader leghista
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Totale e incondizionata solidarietà a Marcello Foa, che solo una settimana fa svernava in Ticino tra un piatto di rösti e un retweet temerario, e d’improvviso s’è ritrovato presidente della Rai in pectore, trombato eccellente in pectore, squatter in pectore, sempre e comunque appuntato sul pectore di Matteo Salvini. Quei bolscevichi de L’Espresso hanno scoperto che il figlio di Foa, Leonardo, 24 anni, lavora, remunerato, nello staff della comunicazione del leader leghista. E giù polemiche. Del tutto immotivate. In primo luogo, si tratta di un clamoroso conflitto d’interessi. Dunque Forza Italia dovrebbe fare la ola, invece di mettersi di traverso. In secundis, le colpe dei figli non possono ricadere sui padri. Ma i meriti sì. Dunque onore e gloria a Foa junior che in così tenera età è già aiutante sul campo dell’uomo, Luca Morisi, che ha inventato il Capitano così come lo conosciamo oggi:…
Totale e incondizionata solidarietà a Marcello Foa, che solo una settimana fa svernava in Ticino tra un piatto di rösti e un retweet temerario, e d’improvviso s’è ritrovato presidente della Rai in pectore, trombato eccellente in pectore, squatter in pectore, sempre e comunque appuntato sul pectore di Matteo Salvini. Quei bolscevichi de L’Espresso hanno scoperto che il figlio di Foa, Leonardo, 24 anni, lavora, remunerato, nello staff della comunicazione del leader leghista. E giù polemiche. Del tutto immotivate. In primo luogo, si tratta di un clamoroso conflitto d’interessi. Dunque Forza Italia dovrebbe fare la ola, invece di mettersi di traverso. In secundis, le colpe dei figli non possono ricadere sui padri. Ma i meriti sì. Dunque onore e gloria a Foa junior che in così tenera età è già aiutante sul campo dell’uomo, Luca Morisi, che ha inventato il Capitano così come lo conosciamo oggi: una riuscita crasi tra Benito Mussolini e Chiara Ferragni, con qualche riuscita concessione a Barbara D’Urso.

La balistica mirabile dei tweet salviniani, il dosaggio perfetto di olio di ricino e olio abbronzante, la viralità dei post (è per quello che non vogliono i vaccini) collocano il Ministro della Paura in un piccolo empireo della comunicazione che in giro per il mondo vanta solo un paio di epigoni: uno pallido (Putin) e uno arancione (Trump). Non è dato sapere se esista davvero una regia social del Cremlino che ha pilotato la Brexit, affossato Hillary Clinton, incubato le truppe populiste di casa nostra. Certo è che nel 30 per cento leghista c’è tanto dei 4+4 di Morisi, gli 8 ragazzotti che stanno tirando scemi su Internet tutti i boccaloni di sinistra come me. Ogni citazione del duce, ogni post da macho man alla cassöla, ogni pernacchia alle istituzioni, compatta le truppe salviniane e aumenta la frustrazione negli oppositori. In una regia che ormai va oltre Salvini, come dimostra il caso dell’albergatore di Ischia che su Twitter, in un italiano da Cinico Tv, aveva offerto sconti ai sostenitori della Lega: prima ha incassato pernacchie, ora sta facendo il pienone. Sarebbe davvero strano se anche lì non ci fosse dietro Morisi. E Leonardo Foa. A questo punto, azzardo, tanto varrebbe nominare presidente della Rai la presunta pietruzza dello scandalo. Tre settimane di fake news, e la raccolta pubblicitaria supererebbe quella di Mediaset e Cairo messa insieme. In fondo, pensateci: perché prendere il padre, quando si può avere direttamente un figlio di troll?