Nomine, la tentazione di Lega e M5S: un blitz d'agosto per i Tg Rai
Carmelo Lopapa , di CARMELO LOPAPASalvini non cede su Foa. Lui: vado avanti. Il Pd si appella al Colle e ai presidenti delle Camere. Per la testata sportiva spunta il nome di Volpi
L'irresistibile tentazione del blitz di Ferragosto. Dell'occupazione dei fortini dei tg Rai, ora che la Lega blinda Marcello Foa alla guida del cda contro tutto e tutti, nonostante la bocciatura in Vigilanza e i dubbi del M5S. "Per me il presidente è lui", taglia corto Matteo Salvini prima di entrare nell'ultimo consiglio dei ministri prima della pausa estiva.
Le perplessità di Luigi Di Maio restano tutte, il capo del Movimento a margine della riunione di governo lo ha detto in faccia al collega vicepremier: la forzatura rischia di creare problemi anche sulle nomine, alla lunga. Il leghista non accetta tentennamenti, incaponito dopo il "voltafaccia" di Berlusconi. Sta di fatto che, nello stallo, il ministero dell'Economia lascia filtrare che non interverrà sul consigliere Foa (indicato appunto dal governo e destinato alla presidenza dai gialloverdi e dal Cda), senza procedere insomma alla sua rimozione forzata o a una sostituzi…
Le perplessità di Luigi Di Maio restano tutte, il capo del Movimento a margine della riunione di governo lo ha detto in faccia al collega vicepremier: la forzatura rischia di creare problemi anche sulle nomine, alla lunga. Il leghista non accetta tentennamenti, incaponito dopo il "voltafaccia" di Berlusconi. Sta di fatto che, nello stallo, il ministero dell'Economia lascia filtrare che non interverrà sul consigliere Foa (indicato appunto dal governo e destinato alla presidenza dai gialloverdi e dal Cda), senza procedere insomma alla sua rimozione forzata o a una sostituzi…
L'irresistibile tentazione del blitz di Ferragosto. Dell'occupazione dei fortini dei tg Rai, ora che la Lega blinda Marcello Foa alla guida del cda contro tutto e tutti, nonostante la bocciatura in Vigilanza e i dubbi del M5S. "Per me il presidente è lui", taglia corto Matteo Salvini prima di entrare nell'ultimo consiglio dei ministri prima della pausa estiva.
Le perplessità di Luigi Di Maio restano tutte, il capo del Movimento a margine della riunione di governo lo ha detto in faccia al collega vicepremier: la forzatura rischia di creare problemi anche sulle nomine, alla lunga. Il leghista non accetta tentennamenti, incaponito dopo il "voltafaccia" di Berlusconi. Sta di fatto che, nello stallo, il ministero dell'Economia lascia filtrare che non interverrà sul consigliere Foa (indicato appunto dal governo e destinato alla presidenza dai gialloverdi e dal Cda), senza procedere insomma alla sua rimozione forzata o a una sostituzione. E il giornalista, che nel frattempo si è dimesso dalla direzione generale del Corriere del Ticino, pubblica un tweet con cui sostiene di voler "servire la Rai nel rispetto delle regole e attendere le decisioni dell'azionista (cioè del governo, ndr): non cederò alle continue provocazioni". Con implicito riferimento alla vicenda del figlio nello staff di Salvini.
Cda operativo dunque, secondo la Lega. Con buona pace dei 5stelle vicini al presidente della Camera Roberto Fico che spingono invece per il ritiro di Foa e l'elezione alla presidenza del consigliere (in quota dipendenti, ma vicino al M5S) Riccardo Laganà. A Di Maio non dispiacerebbe ma ricorda ai suoi come nei patti la presidenza Rai sia ad appannaggio di Salvini e dei suoi. La vicenda del figlio di Foa ha fatto lievitare l'imbarazzo nel Movimento. Ma tant'è.
Salvini non sente ragioni. E vuole i direttori del "cambiamento" operativi in Rai già prima della piena ripresa di settembre. Ovvero prima della prova del fuoco per il governo della legge di stabilità e delle eventuali tempeste della speculazione finanziaria. La luna di miele potrebbe terminare e a Palazzo Chigi servirà uno scudo nella tv pubblica. Così, filtrano già i nomi dei due potenziali direttori che andranno a occupare le poltrone rimaste vacanti. Jacopo Volpi per Raisport, figura interna ma condivisa dai due partiti, e Mario Tarolli per Rai Pubblicità, più vicino alla Lega ma soprattutto agguerrito cacciatore di spot tv. Pedina selezionata ad hoc per impensierire gli avversari Mediaset dopo il no di Berlusconi a Foa. Per le direzioni di rete il duo Salvini-Di Maio non ha fretta, i palinsesti sono ormai disegnati fino a fine anno. Sui tg invece possono e vogliono incidere subito.
Al Tg1 la Lega vuole insediare l'attuale vice Gennaro Sangiuliano, che domani sera non a caso intervisterà il vicepremier alla festa del partito a Milano Marittima. Alberto Matano (gradito dal M5S) è in pole per il Tg2. Infine verso la conferma Luca Mazzà al Tg3. Sono le tre pedine che Palazzo Chigi ha fretta di piazzare quanto prima, nonostante i dubbi giurisprudenziali sul cda privo di un presidente legittimato dalla Vigilanza.
Opposizioni e sindacati sono sul piede di guerra. Fnsi e Usigrai si dicono pronte a "impugnare gli atti illegittimi: Foa può solo convocare il cda". Il capogruppo pd Delrio chiede un incontro urgente ai presidenti delle Camere Casellati e Fico, il suo collega Marcucci annuncia: "Pronti ad andare dal capo dello Stato se continuerà l'occupazione abusiva di Foa in Rai".
Le perplessità di Luigi Di Maio restano tutte, il capo del Movimento a margine della riunione di governo lo ha detto in faccia al collega vicepremier: la forzatura rischia di creare problemi anche sulle nomine, alla lunga. Il leghista non accetta tentennamenti, incaponito dopo il "voltafaccia" di Berlusconi. Sta di fatto che, nello stallo, il ministero dell'Economia lascia filtrare che non interverrà sul consigliere Foa (indicato appunto dal governo e destinato alla presidenza dai gialloverdi e dal Cda), senza procedere insomma alla sua rimozione forzata o a una sostituzione. E il giornalista, che nel frattempo si è dimesso dalla direzione generale del Corriere del Ticino, pubblica un tweet con cui sostiene di voler "servire la Rai nel rispetto delle regole e attendere le decisioni dell'azionista (cioè del governo, ndr): non cederò alle continue provocazioni". Con implicito riferimento alla vicenda del figlio nello staff di Salvini.
Cda operativo dunque, secondo la Lega. Con buona pace dei 5stelle vicini al presidente della Camera Roberto Fico che spingono invece per il ritiro di Foa e l'elezione alla presidenza del consigliere (in quota dipendenti, ma vicino al M5S) Riccardo Laganà. A Di Maio non dispiacerebbe ma ricorda ai suoi come nei patti la presidenza Rai sia ad appannaggio di Salvini e dei suoi. La vicenda del figlio di Foa ha fatto lievitare l'imbarazzo nel Movimento. Ma tant'è.
Salvini non sente ragioni. E vuole i direttori del "cambiamento" operativi in Rai già prima della piena ripresa di settembre. Ovvero prima della prova del fuoco per il governo della legge di stabilità e delle eventuali tempeste della speculazione finanziaria. La luna di miele potrebbe terminare e a Palazzo Chigi servirà uno scudo nella tv pubblica. Così, filtrano già i nomi dei due potenziali direttori che andranno a occupare le poltrone rimaste vacanti. Jacopo Volpi per Raisport, figura interna ma condivisa dai due partiti, e Mario Tarolli per Rai Pubblicità, più vicino alla Lega ma soprattutto agguerrito cacciatore di spot tv. Pedina selezionata ad hoc per impensierire gli avversari Mediaset dopo il no di Berlusconi a Foa. Per le direzioni di rete il duo Salvini-Di Maio non ha fretta, i palinsesti sono ormai disegnati fino a fine anno. Sui tg invece possono e vogliono incidere subito.
Al Tg1 la Lega vuole insediare l'attuale vice Gennaro Sangiuliano, che domani sera non a caso intervisterà il vicepremier alla festa del partito a Milano Marittima. Alberto Matano (gradito dal M5S) è in pole per il Tg2. Infine verso la conferma Luca Mazzà al Tg3. Sono le tre pedine che Palazzo Chigi ha fretta di piazzare quanto prima, nonostante i dubbi giurisprudenziali sul cda privo di un presidente legittimato dalla Vigilanza.
Opposizioni e sindacati sono sul piede di guerra. Fnsi e Usigrai si dicono pronte a "impugnare gli atti illegittimi: Foa può solo convocare il cda". Il capogruppo pd Delrio chiede un incontro urgente ai presidenti delle Camere Casellati e Fico, il suo collega Marcucci annuncia: "Pronti ad andare dal capo dello Stato se continuerà l'occupazione abusiva di Foa in Rai".