Politica

Renzi, le uova di Salvini, e una Waterloo culturale

L'ex leader Pd deride il ministro dell'Interno dandogli, indirettamente, del cretino. La battuta è efficace sui social, ma rivela una deriva dalla quale il Pd dovrebbe fuggire, piuttosto che alimentarla
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Utilizzando con una certa contezza il sillogismo aristotelico, Matteo Renzi ha dato del cretino a Matteo Salvini. In particolare, con un tweet, ne ha ricordato dapprima un'affermazione apodittica ("Chi lancia uova è un cretino") collegandola poi a un atto salviniano del passato: il Capitano fu condannato per lancio del noto alimento contundente.
In sé la battuta funziona, e molto. Gliela invidio. Ma incarna un problema. Anzi, più di uno: autore, linguaggio, mezzo. Che realizzano un combinato disposto dal quale emerge una Waterloo culturale. Spiego: affidare la propria comunicazione alle slide, ai tweet, alle boutade, alla denigrazione o messa in burletta dell'avversario, ha azzerato il divario espresso tra il partito democratico e i populisti. Il linguaggio pedestre, lungi dall'entusiasmare il proprio popolo in rotta, ormai disorientato e ridotto al lumicino, non raccoglie nemmeno un nuovo adepto sul fronte avversario. Infine: il segretario di un partito, o presunto senatore semplice, dovrebbe lasciare certo armamentario espressivo a noi guitti che della parola, più o meno brillante, facciamo professione. Altrimenti annulla il distacco tra satira, o presunta tale, e politica. Esattamente come ha fatto Grillo. E come continuano a fare i suoi adepti, utilizzando anche al governo la zappa lessicale con cui vergavano il proprio arsenale di aggressioni virtuali.

Anticipo la controdeduzione: ma perché i guitti di cui sopra possono cianciare sui doveri dei politici e non viceversa? Per una questione di ruoli. Perché da una parte siamo nel campo del diritto/dovere di critica, dall'altro in quello delle responsabilità di governo. Vere, o inseguite. Se è concesso l'uso di un aggettivo desueto, tutto ciò è diseducativo. E per dedurlo basta dare un'occhiata ai troll del Pd che viaggiano in rete, si spera spontanei, spesso aggregati e ritwittati da dirigenti di prima e seconda fila: nomi d'arte, bastonatura degli avversari o presunti tali, meccaniche espressive identiche a quelle dei Cinque Stelle, solo con bersagli (non sempre) diversi. Dal "Sì ma il Pd" dei pentastellati siamo già al "Sì ma Leu" dei Nazareno Boys. Se gli altri scrivono "E allora tenetevi i pidioti", i cavalieri del #bastaunsì rispondono con "E allora tenetevi Salvini". Per tacere delle varie pagine Facebook piene di meme che non sfigurerebbero sul blog di Peppe. Succubi degli stilemi di chi dicono di voler combattere.

Quando il Pd si renderà conto del principio di distruzione identitaria nella quale quale è pervicacemente impegnato, a mezzo social, e di quanto tutto ciò stia spargendo calce viva sulle macerie attuali, sarà sempre troppo tardi.
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